ROCCO MAZZOLA, UNO SPORTIVO VERO

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Nella Potenza degli anni ‘70, al rione Francioso, il gas metano non era ancora arrivato. La cucina funzionava a bombole, che ogni tre mesi circa si esaurivano e andavano sostituite. Mia mamma aveva all’uopo un numero magico nella sua agenda di casa, e qualche tempo dopo una magica telefonata, bussavano alla porta.

Entrava un omone che a me bambina sembrava gigantesco, di carnagione scura, in tuta da lavoro, il naso storto dei pugili, la bombola portata a spalla con noncuranza come se fosse di cartone. Entrava in cucina, scaricava, armeggiava con chiavi e valvole e dopo pochi minuti usciva, la bombola vecchia sempre in spalla, piú leggera che mai. Io, curiosa come sempre, assistevo all’armeggiamento piú da vicino che potevo, e il mago delle bombole metteva nei suoi gesti ancora piú cura, attento a non urtarmi, e ogni tanto illuminava il suo faccione scuro con un gran sorriso.

L’omone si chiamava Rocco Mazzola e da giovane – ma io lo seppi anni dopo – era stato un pugile di livello internazionale. Mio padre mi raccontava di una intera cittá riunita davanti alla radio, ad ascoltare la cronaca di una ingiusta sconfitta per un titolo europeo perso per un punto,un verdetto fischiatissimo perfino dai tedeschi. Ho imparato di lui molte cose leggendo i post del mio amico Leo Pisani, grandissimo appassionato di pugilato e capace come pochi di raccontarlo: il suo gran talento, le sue mani problematiche, lo stoicismo e la sofferenza di anni nei quali l’Italia provava faticosamente a ricostruirsi. E a Potenza, il pugilato si faceva in sale parrocchiali, stanze prestate alla bisogna, luoghi spogli e inadatti alla pratica sportiva. In quegli anni, il pugilato a Potenza era aggregazione e voglia di ricostruire qualcosa, di ricominciare, di uscire allo scoperto.

Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino due dei suoi tre figli, con Tiziana abbiamo condiviso un pezzo di liceo e molte belle chicchierate, Raffaele, cosí simile al padre nella prestanza fisica e nella carnagione, é stato a lungo parte delle nostre compagnie  e scorribande di quartiere.

Quando morì, nel 2012, andai ad omaggiarlo con mio padre, nella palestra del pugilato che nel frattempo era stata aperta nel complesso di Montereale, e dove, sul ring, era stata allestita la camera ardente.

Oggi il Comune di Potenza, grazie alla iniziativa di capaci consiglieri comunali, gli ha intitolato il complesso sportivo di Via Roma. Una sua gigantorafia campeggia sul muro esterno dell’edificio. Forse in un momento storico cosí duro, di egoismi e chiusure, la storia dell’omone di Potenza che sfidò un tedesco in Germania per un titolo europeo, con le sue mani incrinate, il suo sorriso buono, convinceranno qualche adolescente  ad alzare lo sguardo da un cellulare, e sognare piú in grande.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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