ROSSANO DI VAGLIO (3) I Culti

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ANGELA MARIA GUMA

                                                                                                               

Il santuario di Rossano doveva comprendere un pantheon molto vario nel quale, accanto alla Mefitis, in posizione preminente, entravano altre divinità in posizione subalterna.Sono infatti proprio le numerose iscrizioni rinvenute ad offrirci menzione di pratiche cultuali a Giove, Giunone, Venus, quest’ultima con l’attributo di custode delle capre, e Mamert che si presenta come divinità antitetica a Mefitis.

          Ma la divinità centrale nel santuario di Rossano è senza dubbio la Mefitische, in questo contesto, assume diversi attributi. Tra essi l’appellativo più ricorrente è quello di Utiana o Outiana, divinità legata ad una tribù ben distinta. La Mefitis di Rossano, come dimostrano le iscrizioni recanti il formulario delle dediche pubbliche, è la divinità di un’intera comunità e precisamente quella degli Utiani, ethnosdella touta di Rossano.

Altra connotazione preminente nel culto della Mefitis è il forte legame con le virtù terapeutiche dell’acqua, caratteristica che accomuna i culti di Rossano a quelli di altri santuari indigeni della Basilicata dove costante appare la relazione tra aree sacre e sorgenti.

L’acqua, per le sue molteplici valenze cultuali, da quella di effetto purificatorio a quella di elemento fondamentale atta a favorire processi di rinascita ad una nuova vita, ha suggestionato da sempre il mondo antico tanto che la sua presenza era sufficiente a qualificare la sacralità di un luogo. Infatti, l’acqua sostanzia la vita, accompagna la nascita dell’uomoed  è elemento indispensabile, causa di guarigioni e di purificazioni. Pertanto, il legame tra acqua e sacro si mostra come elemento imprescindibile se relazionato alle proprietà purificatrici e terapeutiche dell’acqua, sinonimo di una sua insita sacralità. Non a caso il luogo di origine del culto è posto nel cuore dell’Irpinia, dove, nel suggestivo lago solforoso della Valle d’Ansanto, si è ritrovato lo stesso epiteto che caratterizza la dea di Rossano, quello di aravina. Quest’ultimo contribuisce a rafforzare la originaria valenza agraria di Mefite già riscontrata nell’antitetico legame con Marte. A tale proposito è il caso di precisare come dagli ex-voto ritenuti a Rossano è possibile evidenziare due aspetti del culto a tale divinità: quello di Artemis-Diana e quello di Afrodite-Venus.

Fig. 2 Mefite nella Valla d’Ansanto-  Museo Irpino

L’aspetto afrodisiaco del culto, al quale si accompagnano i riti di iniziazione è testimoniato dalle statuette fittili attraverso le quali è possibile seguire le fasi della vita femminilee riconoscere i ruoli ricoperti dalla donna all’interno della società. Si sono infatti ritrovate statuette che rappresentano bambine, fanciulle dopo il bagno rituale, giovinette con la corona nuziale e donne gravide. Queste ultime possono riferirsi al culto per la fecondità, impetrata anche attraverso i kourotrophoi, come al culto per la salute, anche se le acque sorgive non dovevano possedere qualità terapeutiche dal momento che non sono stati ritrovati oggetti di votivi di guarigioni.

Fig. 3     KaìlaMatreis- Attestazioni del culto alla dea Mefite nel Sannio

Altra attribuzione a Mefitis doveva essere quella della mediazione. Questa connotazione è implicita nel nome della dea Mefitis. Pertanto, se si ipotizza una connessione del teonimo con la radice del latino medius, se ne deduce che il culto di Mefitis, in quanto “dea che sta nel mezzo” ben si rapporta a quelle funzioni del santuario come luogo di incontro e di mediazione presenti nel santuario lucano. E’ opportuno precisare come tale caratteristica si ritrovi in tutti i santuari legati al culto delle sorgenti che, sviluppandosi in prossimità di strade di collegamento e di tratturi usati per la transumanza.  spesso diventano luoghi di incontro, di scambio e di mercato. Non a caso l’associazione sorgente-mercato-fiera-santuario risulta connotarsi come un tratto caratteristico del paesaggio religioso dell’Italia antica.

Degli altri aspetti legati alla sfera cultuale della Venere latina sembrerebbe assente il collegamento con il ciclo del vino. Non è assente, invece, il collegamento tra thumos, l’aestus e il desiderio erotico altre connotazioni proprie a  Venere.

Un ulteriore epiteto della dea Mefitisè quella di Kaporoinna che rimanda alle NonaeCaproitine, o rituali di fecondità nel quale le donne brandendo rami di caprificio facevano sacrifici. Infatti, se nella MefiteCaporoinna l’accento è posto sulla capra, animale sacro a Giunone, si potrebbe nel contempo non escludere nello stesso teonimo un implicito legame alla sfera di Afrodite tramite l’assimilazione di Mefitis alla romana Iuno Caprotina e alle NonaeCaprotinae. Tale festa, detta feriaeancillarum, si presenta come un rituale di fecondità, una specie di Saturnalia delle donne schiavi che potrebbe adattarsi ad una struttura sociale di tipo laconico caratterizzata da una forte opposizione tra servi e padroni quale fu quella del mondo lucano.

Nel mondo lucano, dunque, un ruolo fondamentale nella diffusione del “sacro” è svolto dal santuario cantonale di Rossano di Vaglio che assume un importante ruolo di raccordo nell’ambito del proprio territorio sul piano sociale, economico e politico. Il sistema presenta indubbi punti di contatto con luoghi di culti dedicati alla Dea presenti nell’area del Sannio.

in copertina Fig. 1 Mefitis – il culto di Mefite

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