ROYALTIES: CHE FARE?

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RICCARDO ACHILLI

 

Nello scorso articolo, è stata illustrata la proposta della UIL regionale su un Fondo Sovrano Regionale che capitalizzi gli introiti da royalties, destinandole ad investimenti di lungo periodo e di basso livello di rischio e rendimento, al fine di lasciare alle giovani generazioni un “gruzzolo” da redistribuire, sulla base di destinazioni di sviluppo stabilite con legge regionale, a fine vita del Fondo. Una quota, da stabilire con legge regionale, potrà essere spesa anche prima della chiusura del Fondo, ed andrà invece allocata a politiche di spesa pubblica a finalità anticiclica, nelle fasi di profonda recessione economica, definite mediante l’utilizzo di specifici indicatori macroeconomici e relative soglie. Evidentemente, tale aspetto è influenzato da un approccio keynesiano basato sulla spesa pubblica a finalità anticicliche in fasi di recessione.

L’ENI presenta una proposta molto simile a quella della UIL, anche se meno dettagliata in termini di assetti di governance e meno “ricca” (la proposta della UIL si allarga, infatti, anche ai proventi dell’acqua e della forestazione pubblica). Con una differenza sostanziale di approccio teorico: la quota di Fondo non destinata alla capitalizzazione futura per le giovani generazioni, anziché essere distribuibile per finalità anticicliche, è utilizzata per stabilizzare la spesa pubblica regionale sul livello ottimale. In altri termini, essendo il gettito da royalties una delle voci di entrata del bilancio regionale, una voce molto oscillante perché dipendente dalle oscillazioni del prezzo internazionale del greggio, la proposta dell’ENI è quella di predeterminare un livello “ottimale” di spesa regionale, necessario per finanziare le funzioni ed i servizi di competenza, sovra-finanziandolo con le royalties nelle fasi in cui esse sono in espansione per via dell’aumento del prezzo del greggio, in modo da creare un cuscinetto di “risparmio” da utilizzare quando, a causa della riduzione del valore del barile, l’introito da royalties tenda a decrescere. Questo al fine di stabilizzare la politica fiscale regionale, evitando, cioè, l’aumento della pressione fiscale su cittadini ed imprese, oppure la richiesta di maggiori trasferimenti fiscali, nelle fasi in cui gli introiti da royalties diminuiscano.

E’ evidente la grande diversità di intenti assegnati alla quota “spendibile”, cioè non capitalizzabile, del Fondo: nel caso UIL, un intento anticiclico, in quello dell’ENI, invece, un intento di stabilizzazione del bilancio regionale, che scongiuri un inasprimento della pressione fiscale, oppure un incremento dei trasferimenti, a carico dell’intera collettività nazionale, nelle fasi di basso gettito delle royalties. Con l’ovvia conseguenza che, poiché in genere il prezzo del greggio tende a calare nelle fasi di recessione economica (in cui la produzione, quindi la domanda di petrolio, diminuisce) la proposta dell’ENI, nelle fasi recessive, tenderebbe ad essere prociclica, perché impedirebbe al Fondo di intervenire a supporto dell’economia locale.

E’ quindi evidente l’impostazione teorica della proposta di ENI, di tipo neoclassico, mirata a neutralizzare qualsiasi intervento pubblico, nel nome di una ideologia del mercato e della concorrenza perfetta: attraverso tale proposta, il Fondo contribuirebbe ad irrigidire ulteriormente il bilancio regionale, congelando l’unica risorsa liberamente spendibile senza vincoli di destinazione predeterminati, ovvero le royalties, con il fine ultimo di congelare ed irretire in misura totale ogni possibilità di effettuare manovre di spesa, anche in fasi di grave crisi economica ed occupazionale. Poiché l’azionista di maggioranza di ENI è il Governo, nella fattispecie un Governo di destra, non desta alcuna sorpresa tale impostazione.

Peccato che l’impostazione del “bilancio neutrale” abbia già ripetutamente dimostrato il suo fallimento in tutte le fasi di crisi economica, inclusa quella attuale. Ma soprattutto, nel caso di specie, la proposta di ENI sconta una contraddizione ancor più grave per il futuro della Regione. Come è noto, la capacità di manovra fiscale di una Regione è estremamente limitata, poiché il grosso del suo introito fiscale deriva dalla compartecipazione ad imposte nazionali, entro margini di manovra delle aliquote molto ridotti, se non addirittura inesistenti. Di fronte ad una fase storica di riduzione dei trasferimenti statali alle Regioni, e con una capacità di manovra fiscale quasi inesistente, la Basilicata è stata costretta ad incorporare sempre più quote di royalties nel finanziamento della sua spesa ordinaria, in parte in modo patologico e parassitario, ma in parte anche al fine di garantire la tenuta dei servizi fondamentali. Considerare le royalties come un elemento di un bilancio da irrigidire attraverso la fissazione di un livello strutturale (ed invariante) delle entrate (e di conseguenza delle spese, essendo il bilancio regionale da chiudere in equilibrio per imposizione normativa) significa consolidare e, per così dire perpetuare per sempre, un utilizzo distorto delle stesse, a copertura della spesa ordinaria anziché in conto capitale. In altri termini, se si deve fissare un livello strutturale ed invariante di copertura delle spese, e le royalties partecipano alla fissazione di tale livello come una delle tante entrate di bilancio regionale, si fissa per sempre l’idea che esse debbano coprire la spesa per acquisto di penne a sfere, per pagare stipendi o per garantire i livelli essenziali di servizio nei trasporti o nel socio-assistenziale.

Per questa via, si introduce l’idea di una Regione che debba limitare la sua azione alla mera erogazione di servizi essenziali, rinunciando all’idea di poter promuovere lo sviluppo del suo territorio, perché anche le poche risorse libere disponibili, come le royalties, debbono essere incluse nel calderone di un livello strutturale di entrate legato irrimediabilmente alla copertura delle spese essenziali, e non possono quindi essere utilizzate per fare investimenti pubblici aggiuntivi sul territorio. Si santifica una patologia, come quella di usare risorse per investimenti a copertura di spesa ordinaria, ed al tempo stesso si introduce surrettiziamente una regola di bilancio, inizialmente da usare per le sole royalties ma poi inevitabilmente da estendere all’intero bilancio regionale, di neutralizzazione di ogni tipo di utilizzo delle risorse per finalità anticicliche o di sviluppo territoriale, persino con riferimento alle poche fonti libere disponibili.

All’ENI, storicamente, si chiedeva di investire nello sviluppo del territorio, come in altri casi altre compagnie petrolifere, sotto il controllo di ben altri governi, e sotto la spinta di ben altre opinioni pubbliche, hanno fatto. ENI ha ragionato da azienda allo stato puro e non ha mai operato a favore del territorio. E questo può anche essere accettato. Ora che ENI proponga addirittura la dissoluzione del ruolo programmatico e di sviluppo che costituzionalmente la Regione possiede, mi sembra eccessivo.

Quindi, che fare? A giudizio di chi scrive, la proposta di ENI, nella parte di utilizzo delle royalties a supporto di una regola di stabilizzazione del bilancio è irricevibile e pericolosa. Se si vuole andare verso il modello di Fondo Sovrano sarebbe più equilibrato utilizzare la proposta della UIL, che contempla la possibilità di fare spesa, seppur in condizioni eccezionali di recessione grave. A giudizio di chi scrive, però, una Regione che ricorre alla finanziarizzazione delle sue risorse per incapacità di spenderle bene è già perdente. Anziché fare Fondi, si razionalizzino i costi per i servizi essenziali, andando verso il modello dei costi standard, e si liberino risorse da royalties per un piano straordinario di sviluppo del territorio, coordinato con i programmi operativi, su pochi Assi strategici di sviluppo (agroalimentare, economia green, automotive, turismo, lavoro e sociale) e soprattutto si finisca con l’idea della sussidarietà verticale. Gli enti locali non hanno progettualità da dare. Non hanno niente da dare. La Regione si assuma in pieno l’onere di fare programmazione, attuazione, monitoraggio e di farsi valutare da un soggetto indipendente. 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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