RAFFAELE AMBROSIO

È appena calato il sipario sull’evento tanto atteso dalla popolazione potentina.
Negli ultimi anni ho sempre posto un quesito:”Cosa lega l’ultima generazione al Santo Patrono di Potenza?”
Sembrerebbe tutto, meno che la devozione.
Percorrendo i vicoli e le piazze del centro storico sono emerse delle situazioni, a volte spiacevoli, altre volte scioccanti che evincono e delineano, in maniera netta, un decadentismo strisciante che attanaglia l’urbe.
Per carità! Giocare al gioco della “morra” e brindare con del buon vino non è un male. Qualsiasi festività patronale andrebbe vissuta con spirito dionisiaco, riesumando gli aspetti rustici e tradizionali. Bisognerebbe ricordare che il tutto dovrebbe essere limitato da i nostri confini etici.
Nell’ottica di questo bipolarismo, che pone agli antipodi i devoti e la mera ignoranza di chi valica i lidi della rettitudine morale, la comunità sgretolata recita il ruolo della Svizzera.
Quanti, tra coloro che si ergono a paladini della “potentinità”, bevitori abituali praticanti la teologia dell’eccesso, si accodano alla processione di San Gerardo?
Rispondo subito: neanche un decimo della popolazione.
Da questa catastrofe delle coscienze si evince come la devozione sia divenuta esaltazione. Non del Santo, bensì dell’evento fine a se stesso. Basta ascoltare il silenzio ed osservare il vuoto che incombe sulla città durante tutto l’anno.
Potenza non ha bisogno di insuperbire questi atti, bensì di ergere a veri rappresentanti della tradizione coloro i quali contribuiscono ogni giorno alla divulgazione culturale ed all’osservanza della stessa; coloro i quali fanno della propria città l’effige di un riscatto che viene a mancare da anni. Gli stessi che hanno opposto il loro virtuosismo all’omologazione di una generazione marcia nelle sue fondamenta.
Potenza è tradizione, civiltà, storia ed identità. Bisogna restituire alla cittadinanza un senso di appartenenza che, oggi, è propria solo dei pochissimi. Il riconoscimento del singolo nella propria tradizione è la dichiarazione di guerra a chi, con l’ausilio dell’ignoranza, deteriora la nostra comunità.
Potenza sente il bisogno di rinascere dalle sue fondamenta, radicate nei cuori di chi innalza lo stendardo trasportato dai suoi avi.
IL CIRCOLO DI Q