luca braia

La Regione Basilicata arriva totalmente impreparata senza aver prodotto analisi, valutazioni dettagliate e scientifiche, di contesto, sui punti di forza e debolezza della nostra terra. Si parta dell’elenco di criticità, vocazioni e opportunità ma si metta tutto in relazione a modelli amministrativo-gestionali nuovi e agli scenari geo-economici attuali. Invece, abbiamo schede elaborate senza l’apporto di esperti in grado di sistematizzare dati complessi che potessero essere forniti al decisore politico per definire le traiettorie di sviluppo regionale.
Se solo il Presidente Bardi, il centro destra Lega dipendente e il “nuovo” governo regionale avessero colto in questi mesi le nostre innumerevoli sollecitazioni nel redigere il famoso piano strategico regionale previsto dallo Statuto, avremmo potuto già averlo nei primi 12 mesi di legislatura ante-pandemia. Oggi sarebbe stato di fondamentale importanza per una programmazione e realizzazione che vede obblighi e tempi strettissimi richiesti dall’Europa e dal Governo Italiano e la Basilicata non sarebbe stata costretta a raccattare e assemblare in fretta le 1200 pagine di documento racchiuse in 230 schede, che appaiono come il “libro dei sogni” che è stato tenuto a noi nascosto, sino a pochi giorni fa.
Sogni che non vivono, però, dentro nessuna visione di futuro e che non alimentano alcuna ambizione di protagonismo nel Mediterraneo e in Europa, allo scopo di dare una prospettiva concreta alle nuove generazioni, quelle a cui il Next Generation EU o Recovery fund si vogliono rivolgere prioritariamente. Ci sono proposte e progetti che rappresentano alcune esigenze storiche e criticità irrisolte per mancanza cronica di risorse economiche. Altre, però, appaiono essere molto più estemporanee, non certo frutto di analisi e valutazioni di efficacia e fattibilità, ma di intuizioni o desiderata e mancanze gravi e assolute che danno la misura della precarietà e della improvvisazione.
Desumeremo, per forza di cose, il Piano Strategico regionale dal Recovery Fund ma chiediamo con forza che la discussione con tutte le parti sociali si realizzi almeno ora, dal momento che in 20 mesi non è stata mai avviata. Una discussione che potrebbe trovare luogo adeguato magari dentro quella commissione speciale che chiediamo di istituire come Italia Viva, a cui affidare compiti di revisione e monitoraggio attuazione delle progettualità. La riteniamo doverosa ma soprattutto necessaria, consapevoli che sarà condizionata da tale ritardo e che, ancora una volta, la speranza di progettare insieme un visione di Basilicata è pressoché compromessa.
E’ solo facendo partire un’operazione partecipativa che potremo migliorare quanto fatto, condividendo le priorità, definendo e gli emendamenti alle schede, decidendo le integrazioni, apportando le opportune modifiche che ci consentano di recuperare il più possibile. Sperando non si determinino altri conflitti territoriali, rischio molto alto dato il percorso intrapreso, se poi le risorse disponibili si riveleranno molto inferiori alle “illusioni” che abbiamo oggi alimentato sul Recovery Fund, così come ampiamente ammesso dallo stesso presidente Bardi nell’ultimo consiglio regionale, affermazione che non giustifica la scelta effettuata.
Appare quindi evidente che la cifra di 13,1 miliardi di euro, pari al 7% dei 209 miliardi del Fondo Nazionale sia una pia illusione più che un sogno, che ovviamente auspichiamo si realizzi. E’ un potenziale riparto che, se avvenisse secondo criteri standard da sempre adottati per altri fondi dal Governo verso le regioni, potrebbe vedere la Basilicata (che vale poco più del 1% a livello nazionale) destinataria, in via ottimale, avere circa 3 miliardi di euro (in tal caso i tre quarti del “Piano dei sogni” sarebbe da azzerare o da finanziare almeno in parte con altri fondi). A meno che non si vinca la battaglia che intendiamo anche fare al fianco del Governatore Bardi e dei governatori delle regioni meridionali, cioè quella di lottare per far riconoscere al sud molto più di quel 34% del fondo annunciato.
Certo è evidente, nelle schede attuali, non posso non segnalare perché emblematica, l’umiliazione e l’esclusione della provincia di Matera e della città, in particolare, che ci ha fatto conoscere al mondo mentre fino a qualche anno fa eravamo perfetti sconosciuti per tutti. Anche nei 13 miliardi delle schede non si è riusciti a inserire il raddoppio della Strada Matera-Ferrandina e neanche la tratta Ferroviaria statale Matera-Gioia del Colle, che darebbero un senso ai 365 milioni di euro disponibili per il completamento della Ferrovia Ferrandina Matera. Manca la difesa della Costa Ionica, altro grande attrattore naturale e motore economico regionale per il turismo, così come manca il recupero e rilancio dei Sassi di Matera (che ricordiamo essere dal 1993 Patrimonio mondiale dell’Unesco e uscente Capitale della Cultura 2019). Ancora, non c’è il rilancio della Pista Mattei dal centrodestra osannata in campagna elettorale e oggi dimenticata, non ci sono prospettive per Matera 2019-2029 oppure il raddoppio della strada Matera-Metaponto, le risorse per la riqualificazione dei 131 centri storici a cui dare una destinazione turistica sostenibile, la messa in sicurezza delle zone soggette a grandi frane mettendo a rischio luoghi come Stigliano, Montescaglioso, Miglionico, Pisticci. Non c’è il rilancio dei paesi della montagna materana e potentina. Sui Sassi, il patrimonio che il mondo ci invidia, neanche un euro, eppure servono interventi di manutenzione, abbattimento delle barriere, eliminazione delle antenne, rifacimento del piano luci, recupero ulteriore del patrimonio pubblico demaniale ancora inutilizzato, per continuare a dare forza all’unico diamante che fa brillare la Basilicata nel mondo.
Sulla sanità e sui giovani la delusione più grande, tutti parlano di riorganizzare e potenziare la medicina territoriale e contestualmente ci sono le denunce della mancanza di strutture, di personale, di tecnologie. Anche negli ospedali maggiori si destinano solo 130 milioni di euro, pari al 2%, meno della ridicola quota riservata a livello nazionale che come Italia Viva chiediamo di rafforzare attingendo ai fondi europei del MES.
Nessuna misura dedicata al ritorno in una Basilicata che anche quest’anno registra la percentuale record nazionale per calo demografico della popolazione perdendo oltre 5000 unità, delle nostre giovani eccellenze e nessun progetto concreto capace di coinvolgere i player internazionali, le università e i centri di ricerca per costruire, magari seguendo il modello Luiss Lab, degli incubatori di start up innovative capaci di stimolare auto-imprenditorialitá e facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro dei laureandi della nostra università, totalmente dimenticata e mai coinvolta nella ideazione degli indirizzi delle strategie da adottare.
E’ arrivato il momento di passare dalla teoria alla pratica per il piano di sviluppo della Regione Basilicata, Presidente Bardi, questa è l’ultima chiamata. Lasci ad altri le bandiere politiche, accetti la disponibilità a collaborare e ci metta in condizione di poter dare il contributo che la Basilicata chiede e merita: noi sino ad ora ci siamo resi sempre pronti a collaborare, con esperienze e competenze, per poter migliorare, insieme, l’azione del governo regionale a beneficio della comunità lucana tutta. Se non sarà così sceglieremo una strada differente perché di immobilismo, precarietà e superficialità la Basilicata non può continuare a vivere, rischiando di perdere la più grande delle occasioni mai capitate.
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