Le speranze che si erano aperte con la decisione europea di contribuire finanziariamente al progetto di coesione del nostro Paese, sempre promesso ma mai realizzato, rischiano di affievolirsi, se non di vanificarsi nell’attuale congiuntura economica e con l’attuale Governo. Non che altri abbiano fatto qualcosa per il Sud in questi anni, se si eccettua il periodo del Governo Prodi, ma oggi come oggi la bussola decisionale del Paese è stabilmente orientata a Nord. Segnali ce ne sono, a saperli leggere: dalla composizione in gran parte nordista del Governo e delle figure apicali del Parlamento, alla proposta di autonomia differenziata che ha preso un iter velocissimo e abbastanza sbrigativo, al tentativo di modificare lo stesso PNRR con la riserva mentale, espressa da più di qualche esponente, di spostare al Nord quello che il Sud non riesce a spendere. Non parliamo poi del reddito di cittadinanza la cui vera funzione è stata volutamente equivocata dalla nuova maggioranza facendo passare il messaggio che la sua eliminazione sia un boccone tolto ai fannulloni e non un aiuto ad una gran parte della popolazione meridionale che si è veramente impoverita. E in tutto questo non un gesto, non una reazione, non una protesta, non una proposta da parte dei Governanti del Sud, tutti intenti a coltivare il proprio orticello ed incapaci di fare squadra per sventare questa ennesima manovra di spostare le risorse da Sud a Nord. Anche quello che si muove nel Pd fa parte dello stesso scenario di impotenza e di mancanza di iniziativa dei dirigenti del Sud. De Luca aveva cercato di candidarsi alla segreteria nazionale ,ma la sua iniziativa si è dissolta sugli scogli di una freddezza degli altri leaders meridionali del partito ad iniziare da Emiliano ,cui non mancano i difetti di tanta gente del Sud, il primo dei quali è l’antsgonismo di vicinato, il carrierismo politico rispetto a scopi più nobili quali la richiesta legittima di una eguaglianza reale tra territori. Così che c’è il pericolo che , passo dopo passo,si ritorni alla grande operazione berluconiana di vent’anni fa , quando, con la scusa che il Sud non spendeva i soldi , dal rilancio industriale del Mezzogiorno si è passati alla riconversione industriale del Paese, con quale risultato è facile immaginare, e cioè che le imprese del Nord , più organizzate, meglio finanziate dalle banche, più dotate di centri di consulenza, più inserite nella ricerca e nella innovazione, si sono pappate l’80 per cento dei fondi così modificati. Adesso c’è il PNRR e con esso la sensazione che qualcuno ci voglia riprovare , con il ridimensionamento dei finanziamenti al Sud e l’eventuale soppressione di alcune opere. Qui il buon senso dice che per contrastare questo disegno, le Regioni debbono fare squadra, organizzarsi, seguire gli sviluppi, mettersi d’accordo sulle mosse da fare, fare sinergia con i propri parlamentari, aumentare il livello della comunicazione, dire da oggi quello che non si può toccare a nessun costo e cioè le infrastrutture viarie e ferroviarie che finalmente dopo decenni e decenni di trascuratezza governativa, sono state messi nel calendario delle cose da fare entro il 2026. E per quanto riguarda la Basilicata, la cui maggioranza politica regionale sembra del tutto assentita alle decisioni romane, accontentandosi, sembra, del solo risultato raggiunto di un bonus gas che oggettivamente è una vittoria di Rosa , Cupparo e Bardi, c’è da aprire un confronto duro, serrato, che veda i partiti dell’opposizione assumere la bandiera di una vera difesa della regione, non andando ognuno per vie proprie ma mettendo sul tavolo una posizione comune sui grandi problemi e soprattutto privilegiando persone che , nei partiti o nelle Istituzioni,a Roma sanno farsi valere, hanno contezza dei meccanismi decisionali e sanno smuovere le montagne di carta con cui Roma ci imbriglia. Apriamo gli occhi e diamoci un comportamento adeguato al pericolo che si sta paventando. Ad oggi sono nuvole che sembrano poco significative, ma il vento del Nord è forte e annuncia bufera. Rocco Rosa