
ANNA MARIA SCARNATO
L’acqua scarseggia, i bacini sono asciutti, i fiumi prosciugati, le riserve sono quasi esaurite, le colture muiono, tutta la natura vegetale e animale sta soffrendo per questo caldo anomalo. I popoli poveri soffrono la fame nella contingenza della guerra che li priva di grano e cereali. Le volpi escono dal bosco e si fanno vedere mentre attraversano le strade percorse dall’uomo sulla Provinciale per l’Ospedale di Tinchi (Pisticci) e le vedi uscire dal loro habitat e guardarti frettolosamente mentre scappano ad evitare il pericolo. Così sulla strada che da Bernalda porta a Matera mentre sbucano dalle macchie mediterranee della salita di S.Vito. L’uomo guarda distrattamente, proferendo solo un’esclamazione: “ecco un volpino”, senza chiedersi il perché esca dal bosco in questa estate caldissima e si avventuri sulle strade battute, rischiando la vita. Si ha fretta e non si ha tempo di pensare, altrimenti si arriverebbe a capire che la ricerca di acqua e di cibo in un periodo di siccità è vitale per l’uomo ed anche per gli animali e le piante. Che è necessario che la volpe esca allo scoperto poiché rimanere “dentro”, dove ci si sente al sicuro, è altrettanto rischioso per la vita senza acqua. E la volpe anela a trovare una temporanea soluzione nelle terre che ancora riescono ad essere innaffiate dagli impianti idrici o dai pozzi di proprietà. Ecco come un piccolo animale non si arrende alla crisi idrica che sta affliggendo i territori, costretti tra poco a programmare le erogazioni di acqua. Lo fa per la vita, per la sua vita. Proprio come gli uomini che reggono il destino dei popoli a capo delle Istituzioni dell’Europa quando si rivolgono agli Stati Asiatici per le forniture di gas a far fronte ai bisogni energetici del proprio territorio. E si esce fuori dai propri confini per garantire la vita delle popolazioni.
L’uomo che viaggia in questa estate di distrazione continua la sua strada verso i suoi impegni, verso il mare o la città, per le vacanze o per le spese. E’ estate e non vuole pensare. Se i ghiacciai si sciolgono importa poco se il freezer di casa propria funziona; se si parla di risparmio energetico per le restrizioni provocate dalla guerra in atto all’Est, non riesce a immaginare una vita diversa dalle sue abitudini. La guerra è lontana e non si vuole pensare al peggio. Tra l’altro non si è abituati al risparmio poiché non si conosce la vera povertà; la luce di candela è accesa solo in Chiesa e non è nella conoscenza degli uomini del nostro tempo, di quelli che non hanno abitato il buio delle case di sera e aspirato l’odore della cera che si voleva durasse a lungo quando la corrente elettrica non c’era. L’uomo continua a vivere l’oggi, stordito dalla voglia di recuperare il tempo perso in questi due anni e passa, anni di limitazione delle libertà, dimentichi che esse venivano decise e applicate a tutela della vita.
E se corre voce che alcuni prodotti alimentari scarseggiano, corre ad accaparrarsene una grande quantità,indifferente ai bisogni degli altri. Indifferente spesso anche ai rincari illegittimi, dando modo ai “gerarchi o funzionari delle presenti dittature di mettere in piedi le sue mura deliranti. L’uomo è consumista perfetto che ha bisogno di bruciare più di quanto serva per scaldarsi, di mangiare più di quanto abbisogna per nutrirsi, illuminare più di quanto può vedere, fumare più di quanto può fumare, comprare più di quanto lo soddisfa”.(Michele Serra, scrittore e giornalista).
“E le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano” (Martin Luther King).
L’indifferenza per un vicino di casa che soffre, o per l’aumento dei contagi covid registrati, per il cittadino che “deturpa l’ambiente” abbandonando i rifiuti o costruendo laddove non è consentito, che inquina e avvelena frutta e verdura, rosicchia le terre boschive o marine, riducendo le riserve protette, tenta di progettare non per valorizzare la terra ma per offenderla e riportare guadagno, la noia e l’abitudine di fronte alle tragiche notizie della guerra in Ucraina, è silenzio che parla di comodità personale, di voglia di socialità dopo l’isolamento covid ma dalla quale non traspare amore nè per sé nè per gli altri se le mascherine sono dimenticate ormai nelle borsette o nelle tasche quando, se va bene, non ci si sbarazza di loro buttandole dove capita; se si frequentano luoghi affollati senza rispetto del distanziamento. Non perdere il vero contatto umano risiede nell’interessarsi dell’uomo, dell’altro, di ciò che sta affrontando, del perché, di cosa ognuno potrebbe fare per risollevare l’uomo e l’ambiente. Non rassegnarsi di fronte alle sofferenze e ai guasti che l’uomo o le circostanze arrecano, informarsi e non disinteressarsi. Reagire all’apatia nonostante ci si senta provati dalla stanchezza, spesso vittime di sogni evaporati, ritornare ad essere curiosi di incontri inaspettati, vitali per dare coraggio alla vita, essere dentro agli argomenti per offrire il contributo personale.
Mary Shelley, dal lontano 800, disse: “Quante cose saremmo sul punto di conoscere se il timore o la negligenza non frenassero le nostre ricerche”, riprendendo quanto Marco Aurelio, molto tempo prima di lei a stimolo dell’inerzia umana, aveva considerato: “Se ti accade al mattino, di svegliarti pigro e indolente, tieni presente questo pensiero: mi alzo per riprendere la mia opera di uomo”. “Anche se sapessi che domani il mondo andrà a pezzi, vorrei comunque piantare il mio albero di mele”(Martin Luther King).
Perché allora non vivere sì alla giornata come buoni discepoli del lucano Orazio, prendersi lo svago poiché è necessario riposare la mente ma disinteressarsi dei problemi o non porsi interrogativi come cittadino e come uomo di questo pianeta che tanto ha dato e a cui tanto è stato tolto non è da considerarsi un modello di buon costume e di un civile saper vivere. Dario Fò diceva di non aver mai scritto niente per divertire e basta, ma di aver cercato di mettere dentro i suoi testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire le teste.
Allora le vacanze, il giusto riposo non siano certo vissute nel timore del futuro e nemmeno nell’indolenza verso il presente che ci blocca nel “bosco” del nostro essere, nei nostri confini rassicuranti, impedendoci di essere consapevoli che anche quel posto non è poi così sicuro come può sembrare. Se “non si esce alla luce” anche rischiando come la volpe fuori dalla macchia bassa mediterranea, si resta scollegati dal mondo circostante che non si può ignorare. Di solo presente non si può vivere nel mondo, occorre sognare un futuro per sé includendo gli altri ed essere vigili affinchè nessuno lo possa ipotecare. Un futuro da non farsi
rubare, da pensare di costruire solo se non ci si ubriachi di un presente che crede di essere libero ma spesso è servo del piacere assoluto, della distrazione a tutti i costi, del godimento immediato e cieco nella coscienza delle cose.
Quando si incontra una “volpe” che esce da un cespuglio e attraversa la strada sfuggendo abilmente alle ruote dell’auto, si pensi all’uomo, a se stesso che, conscio delle difficoltà, spinto dagli eventi ad un’allerta temporanea, ad una restrizione delle abitudini, deve adattarsi ad altri costumi, allargare gli orizzonti, obbligati anche per natura a guardarsi intorno. Smettere di far finta che il virus sia sparito per ritornare alle consuetudini è irrazionale , è rischioso , è leggerezza che non è coraggio ma spavalderia dannosa, pericolosa ignoranza .
Imparare dalla volpe non sarà la prima volta ma sarebbe utile a comprendere che l’animale esce dall’habitat di sicurezza per procurarsi cibo e acqua, l’uomo sovente dimostra di muoversi maldestro mettendo a rischio la sua salute, e non solo, per sfida, indifferenza e trasgressione.
“In fin dei conti in tutte le fiabe della nostra infanzia, quelle che ci hanno insegnato a crescere e a comprendere l’animo umano, ritroviamo proprio la volpe”. Sì, quell’animale accorto dei suoi bisogni essenziali per vivere ed intelligente a ricercare il modo per assicurarsi la continuità.
Allora come essa ed ancora meglio di essa poiché siamo genere umano, si sia pronti a difendere il proprioterritorio dove ci si sente più sicuri, la propria esistenza e pronti a tutelare la vivibilità dell’ambiente , uscendo allo scoperto quando potrebbe essere minacciato da rischi e pericoli possibili.