
pietro simonetti
La crisi occupazionale in Basilicata non riguarda solo le attività manifatturiere, l’edilizia ed i servizi.
Nel comparto agroalimentare la situazione è notevolmente peggiorata al punto che ha superato il crollo del periodo pandemico..
Nel 2023 sono stati assunti,secondo i dati. comunicati dal servizio informatico Basil ,circa 58.924 braccianti e qualche tecnico, quasi tutti a tempo determinato.
Nel 2024, a sessanta giorni dal termine dell’annualità monitorata, risultano assunti solo 36.139 lavoratrici e lavoratori.
Si tratta di 22.785 avviamenti in meno rispetto all’anno scorso.
Un vero crollo.
I dati ufficiali raccolti in tempo reale non tengono conto del lavoro nero che è aumentato rispetto al 2023.
Le ragioni sono collegate alla crisi idrica, alla resa produttiva e contestualmente, in termini minori, agli esiti della mancata accoglienza dei lavoratori stagionali nel Bradano e nel Metapontino.
Non accadeva dal 2014.
Nessuna struttura di accccoglienza e’ stata organizzata dalla Regione a seguito del fallimentare avviso andato deserto due volte.
Almeno 400 migranti nel Bradano sono stati “consegnati” ai caporali e ammassati nei ruderi.
Circa mille stagionali nell’area metapontina sono stati costretti a vivere nei ruderi e sotto i ponti.
Nel 2023 furono 18540 i migranti extracomunitari assunti, solo 12012 in questo anno.
Per quanto riguarda la componente femminile: 20587 le donne avviate nel 2023 e solo 13261 nel 2024. Un dato allarmante.
Al momento nessuna iniziativa è stata presa dalla Regione e dalle Prefetture per organizzare l’accoglienza tenuto conto che che in alcune aree la stagionalità è lunga anche 9 mesi.
Allo stato ci sono i seguenti organismi preposti alla lotta al caporalato, alla lotta al lavoro nero e per gestire l’accoglienza: due Comitati territoriali nelle Prefetture, un Comitato Regionale per il lavoro di Qualità’,un tavolo Regionale Anticaporalato presso la Prefettura di Potenza.
Il Tavolo Regionale Migranti previsto dalla legge 13 del 2016 non viene convocato da anni.
Lo stesso vale per l’organismo Regionale dei Progetti Su.Pr.Eme. che ha ricevuto dalla UE oltre 7 milioni negli ultimi 4 anni.
Nel silenzio quasi generale, a parte la componente sindacale che più’ volte ha chiesto interventi, regna la gestione a cura dell’Ufficio Autonomia e sicurezza della Regione che iene le risorse ,programma interventi o chiude Il Centro di Palazzo, il tutto in violazione della Legge Regionale e del Piano Nazionale Anticaporalato.
Attualmente sono inutilizzati i due milioni dei fondi Fami che sostenevano l’avviso, andato deserto, per 300 posti.o.
A queste risorse occorre sommare un altro milione del nuovo fondo Su.Pr.Eme 3. La Giunta Regionale il 1 agosto ha approvato una delibera senza pubblicare l’allegato con i contenuti progettuali verosimilmente predisposti dal Comitato di Pilotaggio e dal Consorzio Nova per i soliti interventi di integrazione, tirocini formativi, assunzione di esperti, sportelli telefonici e web ma nessuna accoglienza nei centro o abitazioni.
Non solo. Restano bloccati da anni gli interventi finanziati dal PON Legalità per i nuovi centri di Boreano,Gaudiano,Scanzano per 450 posti e servizi.
Il finanziamento complessivo, dopo la rifasatura effettuata dai Rup, è’ passato da 10 ad oltre 15 milioni.
Nel contempo il Centro antiviolenza donne e contro la tratta di Palazzo ,finanziato nel 2018 con un milione dal Pon Legalità, ed ultimato da tempo, resta inutilizzato.
La riunione prevista nella Prefettura di Potenza per lo scorso settembre per verificare lo stato avanzamento degli interventi non è stata convocata.
La legge approvata dal Consiglio Regionale per fronteggiare la mancata apertura del Centro di Palazzo risulta non applicata.