SEBASTE, MOMENTI DI VITA IN SOLITUDINE

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SALVATORE SEBASTE

In questi giorni d’isolamento, per difendermi dall’invisibile, misterioso e malefico coronavirus, è cambiata la mia vita. Io mi ritengo molto fortunato perché mi trovo, insieme a mia moglie Jolanda, a Metaponto, in una zona molto isolata, ove ho lo studio e lavoro. Mi manca, però, tanto il contatto con gli altri: io sono molto socievole e mi piace condividere e dialogare con gli altri.

I primi giorni le emozioni si alternavano: paura, solitudine, speranza, triste consapevolezza di ciò che stava accadendo. La televisione, unico mezzo di comunicazione e di contatto umano, finiva per avvilirmi sempre di più (ogni giorno tanti malati e morti specialmente anziani), considerato che io ho tante primavere alle mie spalle. L’isolamento m’intrappolava e, sollecitato da mia moglie, pensai di immergermi completamente nell’arte e nella contemplazione della bellezza della natura: la luce, la primavera, il canto degli uccelli, la mia gattina…

Così, preso atto della nuova condizione esistenziale, mi sono messo a dipingere, a scolpire, a disegnare e a sognare. Mi sono sentito incapsulato in un mondo globalizzato (da me tanto amato), dove un mostro si alimenta dell’uomo, si diverte a sterminarlo e molto probabilmente in futuro potrebbe distruggere anche la natura, l’universo che ci circonda.

Dopo lunghe giornate e notti insonni le mie forme creative, nutrite di nuove tragiche esperienze e proiettate fuori di me dal mio inconscio, mescolate e frullate si evolvono e si trasformano in perturbazioni e combinazioni imprevedibili.

       La pandemia mi fa tornare alla mente ricordi della mia infanzia, nel dopoguerra, quando abitavo in una casa con un camino molto grande. Parenti e amici, d’inverno, la sera sedevano intorno al fuoco per scaldarsi e raccontavano storie di diavoli e di streghe. Appeso sul fuoco, c’era un pentolone nero dal quale la mia immaginazione vedeva uscire diavoletti rossi, capitati lì, chissà per quale sortilegio. Ricordo i tizzoni spenti a mo’ di carbonella che io, di nascosto, prendevo e con i quali tracciavo segni sulle pareti bianche di calce, mentre mia madre protestava a quei gesti inconsulti. Continuai a tracciare quei segni a scuola, provocando le reazioni della maestra, perché quegli scarabocchi, per lei, servivano solo a rovinare un quaderno, magari di bella copia.

I genitori ricostruivano l’Italia, mentre noi bambini eravamo felici, ci accontentavamo di poco, sognando il futuro.

L’uomo, oggi, è diventato egoista; ha scoperto la tecnologia e la usa non solo per il progresso, ma spesso violentando la natura che s’inquina, si ribella e ci dona virus sconosciuti alla scienza.

Spesso la notte sogno esseri mostruosi e feroci che si trasformano prima in esseri viventi, poi in piante, fiori, insetti. L’altra notte ho sognato di trovarmi, vicino al tempio di Hera (VI sec. a.C.) ove sorgeva la “Casa delle Muse” di Pitagora. Un grande cespuglio di more selvatiche, di colore nero e rosè, è illuminato da una luce abbagliante. Al centro dei rovi pungenti e spinosi domina, altero, un enorme asparago selvatico. Cerco di raccoglierlo ma, appena mi avvicino, sparisce tra le spine del rovo. Dopo vari e inutili tentativi, inaspettatamente, il cespuglio è oscurato da una nuvola nera a forma di un grande insetto (il covid-19?) che tenta di aggredire le piante, le quali si difendono con le spine che si allungano e s’intrecciano (per proteggere l’asparago e le more?). Cerco allora di colpire col mio bastone l’essere mostruoso ma, terrorizzato, mi sveglio.

In questo periodo, nella solitudine più assoluta, sto conducendo una ricerca sulla frutta e verdura che si mangiava, a Metaponto, ai tempi di Pitagora, inserendola nell’evoluzione tecnologica che l’agricoltura, metapontina ha acquisito da 2000 anni a oggi.  

Osservando “Il grano”, la pittoscultura in cui sono inseriti armonicamente vari elementi ed energie equilibrate, si nota che l’artista ha utilizzato un cerchio, come forma di protezione e un triangolo come elemento di razionalità. Emergono, su in alto, una figura in terracotta di Demetra (la dea protettrice delle messi), poi le spighe di grano giallo oro (simbolo di speranza) e sotto una scheda elettronica che regola ormai ogni conoscenza tecnologica. Nel cerchio, due numeri primi vogliono indicare che in natura tutto è razionalità e non improvvisazione. I vari elementi poggiano sulla materia rugosa, di colore giallo spento: forse si sarà poggiato anche su quest’opera il corona virus che, però, non è riuscito a rovinare la creatività dell’artista.

Metaponto, aprile 2020

 

 

 

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Sull' Autore

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.

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