Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Mattarella ha sbloccato lo stallo. E lo ha fatto con un’eleganza istituzionale inaspettata. Tutti sapevano che il costituzionalista avrebbe lasciato poco spazio a soluzioni extra ordinem: ma la gestione dei mandati esplorativi merita un approfondimento.

Riavvolgiamo il nastro: la scorsa settimana il Presidente si era permesso di chiedere qualche giorno di riflessione per capire cosa fare. Dopo due giri di consultazioni andati a vuoto, si rendeva necessaria una sua azione per sbloccare una situazione congelata. Veti incrociati e maggioranza improbabili rendevano impossibile elargire un qualsiasi incarico.

La matematica non è un’opinione: con tre forze in campo, le coalizioni possibili per sfondare il tetto del 50% più uno sono tre. Perché ciascuna delle tre forze in campo può scegliere con quale delle altre due allearsi. Ne è una dimostrazione la doppia offerta dei 5Stelle a Lega e PD. Peccato che al momento nessuno dei tre poli sembra intenzionato a formalizzare un’intesa con uno degli altri.

Come s’era detto, le carte in mano al Presidente della Repubblica erano diverse. La più tradizionale di tutte era quella che usato: il mandato esplorativo. La Presidente Casellati ha raggiunto il Quirinale ricevendo l’incarico di «sondare il terreno». Ma, per la sua delusione, a Mattarella è venuto un colpo di genio. Ovvero limitare il compito della Casellati all’alleanza tra 5Stelle e centrodestra.

La mossa di Mattarella è importante perché fa parte di una strategia precisa. Ovvero costruire quegli scossoni che servono al sistema politico per rimettersi in marcia. Il primo dei quali è formalizzare la crisi interna al centrodestra.

Salvini è ormai ostaggio di Berlusconi, che sa benissimo di essere la chiave per la premiership del leghista. E per questo zio Silvio non perde occasione per chiedere e ottenere delegazioni congiunte a qualsiasi tipo di incontro, comprese le consultazioni bis della Casellati. Riuscendo a strappare al «nostro leader» condizioni molto vantaggiose per Forza Italia da porre ai 5Stelle. Ovvero un tavolo di trattative a quattro (con dentro i tre del centrodestra), ministri azzurri e un premier leghista.

Tutto rema ormai in una direzione: spingere il Movimento tra le braccia del PD. Argomento che meriterebbe un’analisi molto più rigorosa, e che per ora tralasciamo. Infatti Di Maio non ha modo di accettare una coalizione del genere. Al di là che avesse o non avesse accordi diversi con Salvini, il buco nell’acqua appare alquanto evidente. Il discorso di giovedì a Palazzo Madama sembra una sbandata disperata: il M5s non chiude, ma è chiaro che res sic stantibus o il centrodestra fa un passo indietro o uno dei due forni crolla su sé stesso.

Adesso Mattarella ha dalla sua un’arma ancora più potente: il secondo mandato esplorativo, questa volta al Presidente della Camera Roberto Fico. La Casellati riferirà oggi al Quirinale, e col suo rapporto si esaurirà il suo ruolo. Ormai la settimana è finita: Mattarella si prenderà qualche altro giorno per riflettere (in realtà, per far definitivamente naufragare l’alleanza tra pentastellati e verdazzurri) e col precedente Casellati potrà dare luce verde a Fico. Forse non esplicitamente per coinvolgere il PD, ma perlomeno per esplorare “altre strade”.

E se divenisse impossibile anche un’asse tra centrosinistra e Di Maio, il Governo del Presidente sarebbe davvero ineludibile. Anche perché, a quel punto, le si sarebbe davvero provate tutte.