Sono stata chiamata a partecipare ad un blog tour. L’evento si chiama “Settimana del Buon Vivere” e si svolge a Forlí. Una settimana intera di incontri, esperienze, immersioni in quanto di bello e buono ha da offrire il territorio della Romagna. Il mio compito é guardare, ascoltare, emozionarmi – se possibile – e raccontarlo.
Incontriamo Gabriele Zelli, giá assessore a Forlí ed ora sindaco di un paesino della cinta urbana, ma soprattutto uno dei massimi esperti della storia della cittá. Ci racconta la storia dell’acqua a Forlí, in particolare la storia del canale di Ravadino, che una volta scorreva libero e ora é stato quasi completamente “intombinato”, ovvero interrato, per fare posto a coltivazioni prima, a case poi. Il suo tracciato peró é ripercorribile “in superficie”, per ricostruirne il ruolo e la funzione, per scoprire i segni che ancora il canale lascia dietro, anzi sopra di sé. É un tracciato che si dipana in pieno centro, e quindi dá a noi l’opportunitá di girarcelo tutto, e di scoprire anche vie, piazze, palazzi, indimenticabili storie di cittadini.
Gabriele Zelli é un maestro dell’affabulazione: dopo pochi minuti siamo giá rapite dalla storia di Caterina Riario Sforza, signora di Imola e Forlí, del suo castello fortificato sulla rocca, sotto il quale il canale
L’acqua era vita: sull’acqua funzionavano le mille attivitá economiche rinascimentali, mulini, gualchiere, tintorie, tanto che quando per disastri naturali l’acqua del canale ridusse la portata e poi si seccò quasi del tutto, la cittá fu mesa in ginocchio dalla impossibilitá di lavorare, produrre, guadagnare il pane; e ci pare di vederle, le lavandaie chine sulla fontana, che lavavano anche conto terzi spezzandosi la schiena. L’acqua, bene prezioso, a Forlí é stata delizia ma anche croce, se é vero quanto si rileva dalle cronache storiche, che ci raccontano di aree paludose e malariche bonificate piú volte nel corso dei secoli, e di relazioni mediche che rilevavano preoccupanti tassi di morbilitá e morte della popolazione forlivese per l’uso di acqua non potabile (il canale era usato per scarichi “industriali”, ed é stato a lungo, di fatto, una fogna a cielo aperto).
Ci affascina ripercorrere il tracciato del canale, seguendone le tracce come investigatori: una grata, un tombino, i segni di ponticelli pedonali che non ci sono piú, porticati costruiti proprio sopra il tracciato antico. Io, poi, che ho una passione tutta mia per i ruderi, sono incantata dai molti palazzi storici, ex cappelle gentilizie, abitazioni private che per un motivo o un altro sono stati abbandonati. Mi affascinano le finestre murate della casa natale di Aurelio Saffi, o le pareti scorticate della casa del medico Giambattista Morgagni, che viveva proprio sul canale, e da ragazzino ci cadde dentro e rischió di affogare.
E do
Cammino ripensando alla storia del canale scomparso e mi rendo conto del silenzio. Siamo in pieno centro, é un giorno feriale. Ma dove non passano macchine, si puó ascoltare il suono dei propri passi, o il rumore dei pedali di una bici. Forlí é un luogo quieto e silenzioso. Un silenzio diverso da quello dei Sassi di Matera, pieno del sussurro del vento della Gravina, e anche da quello di Potenza di notte, che pure mi ha sempre affascinato. Un silenzio che sa di quieta rilassatezza, di consapevolezza che la storia é passata, anche violenta e turbolenta, ma ora ci possiamo rilassare. L’acqua scorre sotto i ponti, e, come tutti noi, segue il suo corso verso il mare.