DI ACQUE E CANALI

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ida leonedi IDA LEONE

Sono stata chiamata a partecipare ad un blog tour. L’evento si chiama “Settimana del Buon Vivere” e si svolge a Forlí. Una settimana intera di incontri, esperienze, immersioni in quanto di bello e buono ha da offrire il territorio della Romagna. Il mio compito é guardare, ascoltare, emozionarmi – se possibile – e raccontarlo. 

Incontriamo Gabriele Zelli, giá assessore a Forlí ed ora sindaco di un paesino della cinta urbana, ma soprattutto uno dei massimi esperti della storia della cittá. Ci racconta la storia dell’acqua a Forlí, in particolare la storia del canale di Ravadino, che una volta scorreva libero e ora é stato quasi completamente “intombinato”, ovvero interrato, per fare posto a coltivazioni prima, a case poi. Il suo tracciato peró é ripercorribile “in superficie”, per ricostruirne il ruolo e la funzione, per scoprire i segni che ancora il canale lascia dietro, anzi sopra di sé. É un tracciato che si dipana in pieno centro, e quindi dá a noi l’opportunitá di girarcelo tutto, e di scoprire anche vie, piazze, palazzi, indimenticabili storie di cittadini.

Gabriele Zelli é un maestro dell’affabulazione: dopo pochi minuti siamo giá rapite dalla storia di Caterina Riario Sforza, signora di Imola e Forlí, del suo castello fortificato sulla rocca, sotto il quale il canale rocca di ravaldino forlìscorreva a mo’ di difesa; dei tre matrimoni, della cura della cittá e dei figli; della disperata lotta contro Cesare Borgia, dell’assedio al castello, della sconfitta e della fuga, dei suoi rapporti (non intellettuali ma commerciali) con Niccolò Machiavelli.

L’acqua era vita: sull’acqua funzionavano le mille attivitá economiche rinascimentali, mulini, gualchiere, tintorie, tanto che quando per disastri naturali l’acqua del canale ridusse la portata e poi si seccò quasi del tutto, la cittá fu mesa in ginocchio dalla impossibilitá di lavorare, produrre, guadagnare il pane; e ci pare di vederle, le lavandaie chine sulla fontana, che lavavano anche conto terzi spezzandosi la schiena. L’acqua, bene prezioso, a Forlí é stata delizia ma anche croce, se é vero quanto si rileva dalle cronache storiche, che ci raccontano di aree paludose e malariche bonificate piú volte nel corso dei secoli, e di relazioni mediche che rilevavano preoccupanti tassi di morbilitá e morte della popolazione forlivese per l’uso di acqua non potabile (il canale era usato per scarichi “industriali”, ed é stato a lungo, di fatto, una fogna a cielo aperto).

Ci affascina ripercorrere il tracciato del canale, seguendone le tracce come investigatori: una grata, un tombino, i segni di ponticelli pedonali che non ci sono piú, porticati costruiti proprio sopra il tracciato antico. Io, poi, che ho una passione tutta mia per i ruderi, sono incantata dai molti palazzi storici, ex cappelle gentilizie, abitazioni private che per un motivo o un altro sono stati abbandonati. Mi affascinano le finestre murate della casa natale di Aurelio Saffi, o le pareti scorticate della casa del medico Giambattista Morgagni, che viveva proprio sul canale, e da ragazzino ci cadde dentro e rischió di affogare.

E doforlì centro storicopo tanto girare su tracce di acqua scomparsa, finalmente in un angolo di un quartiere tranquillo di case basse, eccolo, il rumore di cascata, di acqua che scorre, finalmente visionabile. Forse per la scarsitá di piogge, forse per timidezza, il canale non ruggisce, e si mostra alle blogger incuriosite come un sottile rigagnolo senza grande appeal.

Cammino ripensando alla storia del canale scomparso e mi rendo conto del silenzio. Siamo in pieno centro, é un giorno feriale. Ma dove non passano macchine, si puó ascoltare il suono dei propri passi, o il rumore dei pedali di una bici. Forlí é un luogo quieto e silenzioso. Un silenzio diverso da quello dei Sassi di Matera, pieno del sussurro del vento della Gravina, e anche da quello di Potenza di notte, che pure mi ha sempre affascinato. Un silenzio che sa di quieta rilassatezza, di consapevolezza che la storia é passata, anche violenta e turbolenta, ma ora ci possiamo rilassare. L’acqua scorre sotto i ponti, e, come tutti noi, segue il suo corso verso il mare.

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Sull'Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.


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