di Gianfranco Blasi
Silvio Berlusconi è morto. Ci ha lasciato da poche ore. La notizia è sui siti e sui giornali di tutto il mondo. Il Corriere della Sera lo indica come un uomo che “ha cambiato la storia della politica italiana”. Cosa assolutamente vera. Ho avuto la fortuna di conoscerlo. Di condividere almeno tre lustri di politica, prima regionale e poi nazionale con Forza Italia. La sua creatura politica. Anche la mia. Un Movimento culturale e politico che segna una discontinuità con la storia dei partiti italiani.
Quando, nel 1995 mi candidai con Forza Italia, lo feci sulla base di un profondo convincimento. La crisi della Prima Repubblica aveva creato uno spazio. E si sa, gli spazi politici si occupano. Silvio lo fece in anticipo, con intuito, istinto, le sue più grandi doti, e con lungimiranza. Aveva visto prima degli altri. C’era bisogno di un fronte antagonista alla sinistra. Come Nitti, De Gasperi, Moro, Colombo e Craxi, prima di lui. L’idea berlusconiana, corroborata da fior di intellettuali e pensatori come Giuliano Ferrara, Gianni Baget Bozzo, Antonio Martino, Giuliano Urbani, Marcello dell’Utri, fu quella di creare un partito dal riformismo mite, di matrice liberale e popolare. L’idea fu vincente e i nemici si scatenarono. Berlusconi è stato un uomo ricco. Ma la sua ricchezza è merito dei suoi talenti. Costruita centimetro dopo centimetro. Anno per anno. Idea per idea. Dal mondo delle costruzioni milanesi, alla comunicazione, alle televisioni, passando per il Milan, che ha reso grande, e poi per la politica. Tutto gli è riuscito, in tutto ha primeggiato. Berlusconi è stato un uomo di potere. Certamente, sì. Ma molti poteri gli sono stati altrettanto ostili. La grande finanza non lo ha mai amato, la grande burocrazia, i poteri tecnocratici, il potere giudiziario in ragione di una finalità politica. Questi poteri, nella summa un po’ semplificata dei così detti “poteri forti”, il pensiero “politicamente corretto”, i salotti radical chic , lo hanno detestato, denigrato, offeso, vilipeso, ed è stato usato ogni mezzo per eliminarlo politicamente. Ha subito una ingiusta condanna, poi rilevatasi forzata nel giudizio di alcuni magistrati, per una evasione fiscale in cui la sua posizione era terza rispetto a quella dell’azienda implicata. Come se uno di noi fosse accusato di un furto commesso da una persona conosciuta per una sorta di complicità indiretta mai provata. Quando qualche decennio fa subii da parlamentare di Forza Italia un attacco giudiziario durissimo, poi dissoltosi nel nulla, Silvio mi telefonò per darmi la sua solidarietà. Parlammo a lungo del suo dolore per la minaccia delle toghe più politicizzate che incombeva su di lui come una mannaia. Mi raccontò della sofferenza di sua madre. In quel momento storico, era Capo del Governo, aveva realizzato il capolavoro di Pratica di Mare, eppure non era sereno come avrebbe meritato di essere. Decine e decine di rinvii a giudizio, di processi, di ricatti politici ed economici. Una profonda ingiustizia intrisa di malafede. Berlusconi è stato un uomo moralmente fragile. Senz’altro sì. Chi ha letto “le Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar coglie il senso del turbinio di emozioni e condizionamenti che l’eccesso di potere determina, che il fascino del successo alimenta. Di come vanità, bellezza e potere possano diventare un mix esplosivo. La storia e gli storici depureranno le vicende giudiziarie dalla vita pubblica e privata. Il giudizio storico sarà diversificato, ma non potrà che essere più clemente e veritiero di quello della cronaca quotidiana di questi anni. Berlusconi ha guidato il nostro paese per anni ed orientato la nostra politica per decenni. La sua idea dello Stato è sempre stata liberale. Meno lacci burocratici, una tassazione equa e semplificata, un sistema giudiziario con i contrappesi fra accusa, difesa e giudizio. E poi il collocamento fieramente occidentale dell’Italia, ma anche l’amicizia con i grandi leader della terra, da Gheddafi a Putin a George Bush, alla Merkel. Ora cosa accadrà. Politicamente il lavoro di Berlusconi è compiuto. L’Italia, però, potrà voltare pagina. I moderati, i riformisti, i liberali e i popolari lavoreranno ad una costruzione valoriale e programmatica. Ci sarà un dopo Forza Italia. Ma di Silvio resterà un patrimonio culturale, politico e di impresa, manageriale e di leadership immenso a cui attingere. La sua forza e la vitalità del suo spirito non verranno meno. E vivranno nei cuori di chi con lui, ed io mi onoro di essere uno di questi, ha costruito un pezzo di cammino.
