Oggi la voglia di informare è diventata contagiosa, spasmodica, onnipresente, circolare, compulsiva.
I giornali non bastano più. Non so dire il momento esatto nel quale il giornale cartaceo ha smesso di essere così interessante e, di conseguenza, di essere letto, prima ancora che comprato. Non che le due cose fossero in contraddizione, anzi, questo ragionamento parte proprio da qui.
Ovvero parte da una serie di domande, e non è detto che vi siano risposte esaurienti. Non sono della materia, non mi è mai piaciuto fare il giornalista, in un certo senso oggi non ravvedo quasi più la necessità di questa categoria, se non nei limiti che proverò a spiegare sommariamente, secondo la mia modestissima opinione.
Domanda n. 1. Chi paga, oggi, per avere le informazioni? Tre tipi di categorie: i pubblici esercizi che garantiscono, attraverso la loro copia del giornale ai loro clienti, ad esempio, quando prendono un caffè; i diretti interessati della notizia (fondamentalmente coloro che le notizie,in un certo senso le fanno, direttamente o indirettamente:politici, sportivi, sindacalisti, ecc.; i signori di un’altra generazione che hanno connaturata l’abitudine ad acquistare il giornale, come quella di lavarsi la faccia tutte le mattine. E si capirà bene che le tre categorie (oltre qualche altra eccezione ma che da sola non fa “notizia”) non producono numeri sufficienti a tenere in vita i giornali. Infatti le copie stampate e distribuite sono sempre di meno. Non ho scoperto l’acqua calda, me lo dico da solo.
Domanda n. 2: e allora che fine fanno i giornalisti? I giornalisti nel senso classico sono una categoria che va estinguendosi. Il mio amico Vito Verrastro mi racconta spesso della necessità di aggiornarsi anche da un punto di vista tecnologico (accoppiare alla capacità di scrittura anche altre abilità, quali riprese video e capacità di padroneggiare gli strumenti dei social e del web). Che tenerezza quelli che si presentano alle conferenze stampa ancora con il blocchetto appunti (di quelli piccolini che le pagine si girano in verticale) e la biro. Fossili.
Domanda n. 3. E come viene gestita allora l’informazione oggi? Non viene gestita affatto. Questo è il punto. Viene catapultata, vomitata, sbattuta in faccia agli utenti senza alcun ordine né differenza da parte del “primo che capita”. Esatto, proprio così. Il primo che capita, che si trova nel momento giusto ad intercettare un qualunque evento in grado di fare audience e ha la fortuna di riprenderlo, vince. Vince perché quella foto, quel video, verrà acquistato da qualche mammuth dell’informazione che può, in tal modo, rivendere il prodotto su una base potenziale di milioni di utenti. Come Peter Parker che si trovava sempre nel posto giusto per fare le foto dell’Uomo Ragno per venderle al Daily Bugle.
Oggi c’è una smania di informare mai vista prima. No, non scomoderò la velocità dell’informazione ai tempi del web, ma scomoderò invece una schiera francamente impressionante di media communicators, information agents, bloggers della più varia natura (e non fatemi dire altre cazzate sui mestieri dell’epoca contemporanea), che si ritagliano spazi sempre più massivi per prendersi la briga di informare il pubblico. Rigorosamente aggratis.
È di questi tempi la nascita dei siti specializzati in informazioni, tanto per dire. Da dove nasce questa voglia da parte di un numero sproporzionato di comunicatori di creare un proprio ufficio stampa che spande nell’aria notizie come se fossero coriandoli la notte di Capodanno a Times Square? E in tutto questo bailamme, noi come facciamo a trovare proprio il coriandolino che ci interessa?
Con tutta onestà, non riesco ad afferrare bene la ragione di un fenomeno che assume una portata impressionante e non voglio azzardare ipotesi qualunquistiche. Sì ok, i dati, le visite, Google adsense. Balle.
Nascono come funghi testate come questa per la quale mi onoro indegnamente di scrivere, uffici stampa, analisti e reporter di ogni tipo, il tutto semplicemente per informare. Punto. Ci troviamo nella classica asimmetria della domanda e dell’offerta nella quale il cittadino è un malato che ha bisogno al massimo di una suppostina pediatrica, mentre il mondo dell’informazione è un dirigibile enorme che non ce la farà mai ad entrare in quel buchino. Domanda n. 4. Ma siamo sicuri di avere bisogno di tutte queste notizie?
