LUCIO TUFANO
Eccoci al 1893, quando già agli inizi della stagione primaverile il teatro riapre i battenti.
La signorina Emma Tognotti è applaudita non solo nella Figlia di Iefte di Cavallotti, ma anche in Dall’ombra al sole di Pilotto, nella Cavalleria Rusticana del Verga e nel Birichino di Parigi.
Ai primi tepori, frotte di bambini escono dalle stamberghe umide e scure e si precipitano «nelle vie principali a godersi schiamazzando un po’ di sole. In mezzo a un luridume di cenci risaltano carni rosee quali delicati petali di fiori tra le immondizie di un letamaio», nella certezza del caldo estate, l’estate dei vicoli e delle fontane, dei giochi sulle Scale del Popolo o di Rossano.
Le signore vanno a Napoli per farvi le spese. Rimangono estasiate davanti alle vetrine napoletane: le ricche stoffe dell’Haas, la esposizione di gusto dei tessuti di Miccio, di Mele, del D’Amato, dello Shilton, della Ville De Lyon, la mostra dei cappelli del Cav. Giuseppe De Mata a S. Brigida.
Sentono l’importanza commerciale di Napoli e godono della visione che ad esse offre il capitale napoletano già organizzato in bellissimi negozi illuminati e nuovi, predisposti alla offerta di mercé selezionata e fine.
La esposizione dei giocattoli del Bazar S. Giuseppe, quelle dei dolci e delle bomboniere del Caflich e del Van Bole, quella dei liquori dei fratelli Cito in via Medina, la luce elettrica, la fragranza dei fiori, lo sfolgorìo delle gemme del Giura, dello Starace, del Tafuri, tutto questo rappresenta un mondo di gran lunga più avanzato, e le diverse visite effettuate in quella città e i contatti con quella borghesia rialzano il morale dando un più sostenuto contegno.
Gran parte vi ha parenti e da tempo sussistono i legami tra le due borghesie. Fanno anche visita, approfittando del breve soggiorno, a donna Anna Branca Caracciolo di Forino.
Per via Pretoria, nelle affollate mattine di sole primaverile, sfoggiano i crespi e le paglie traforate guernite di azalee, gonne a campana adorne di pizzi bianchi risalenti a modellare il busto, capote di velluto glacé, mantelline di lanetta con collaretti foderati di surah, ornate al collo da una rouche dello stesso colore delle gonne.
Nell’estate, col caldo di luglio o di agosto, affollano lo stabilimento di bagni del prof. Gavioli, trovandovi refrigerio, sulla strada di Montereale dove si scoprono le colline coperte di vigneti e dove tutto intorno si vedono tanti monti che si confondono con l’azzurro dell’aria.
Una compagnia di operette diretta dall’impresario Vincenzo Alterio fa riaprire il teatro. Ne fanno parte il tenore Mario Antonelli, il baritono Guido Manfredi, il comico Salvatore Starace e il maestro concertatore Lahoz. Il repertorio è vasto, oltre alle operette più in voga contiene: La bella Elena, In cerca di felicità, Matrimonio di Bet, I Moschettieri al convento, La Gran Via, I contrabbandieri, Mascotte, Befana, Boccaccio, Campane di Corneville.
«Speriamo che il pubblico accorrerà ad applaudirla», scrive preoccupata la cronaca «e farà bene perché si dovrebbe incoraggiare un povero impresario che viene con la sua compagnia in una città che ha tutti i pesi di una capitale senza averne i vantaggi. Se si pensa che il teatro non ha un soldo di scorta, e che, essendo piccino, non può dar molto; se si riflette quante sono le spese serali alle quali va incontro l’Alterio, dobbiamo dire, che esso fa miracoli …»
«Bisogna persuadersi che il pubblico della provincia non è come quello della capitale, dove le operette hanno sempre un numeroso pubblico plaudente, di giovani, di buon temponi, di gente allegra, che non guarda tanto per il sottile e le artiste più sono sguaiatelle e più sono acclamate. Ma nella provincia questo elemento quasi non esiste e, se le famiglie per bene non vanno a teatro, il teatro resta vuoto…».
«L’orchestra è quasi tutta cittadina, il maestro Lahoz che la dirige, con elementi così disparati e assuefatti a suonare in orchestre, è di grazia che ottenga quello che ottiene …
Uno degli scogli insormontabili per avere una buona musica al nostro teatro è appunto la mancanza di suonatori d’orchestra e di coristi. Quando tutte le masse orchestrali e corali devono venire da fuori, un povero impresario corre il rischio di rimettere l’osso del collo».
«La Faggiani è molto festeggiata, fiori ed applausi a profusione». Nella serata della prima donna, signora Polizzy, il teatro è affollatissimo. Nella serata bianca si tiene uno spettacolo a beneficio del simpatico comico Salvatore Starace con fiori e illuminazione quintuplicata.
Le signore indossano gale serpentine e bluse eleganti con fisciù di merletto. Dal collo scendono grandi cravatte in crespo di colori delicati, alcune ornate di merletti altre di passamanerie. Le acconciature sono semplici, i riccioli fatti col ferro caldo e il solito ciuffo di capelli.
Le famiglie per bene, quasi tutte, hanno un membro nel Consiglio comunale.
