
Leonardo Pisani
DI LEONARDO PISANI
Un nuovo lavoro del poliedrico Filippo Gazzaneo, capace di stupire con il variare nei temi e ambiti della sua opera di scrittore e saggista, ora con una silloge di ben venti poesie in vernacolo senisaro, trasposte non banalmente, ma poeticamente nella lingua formale, in italiano, e una con scrittura mista a indicare il contatto naturale tra le due lingue. Tra i poeti contemporanei più interessanti del panorama lucano, Filippo Gazzaneo – di professione docente di storia e filosofia al Liceo Cklassico di Senise – riesce a cimentarsi in maniera con originalità in vari contesti culturali: dalla saggistica filosofica, al teatro, dalla saggista letteraria alla poesia. Filippo Gazzaneo ha pubblicato, presso Robin Edizioni, la raccolta di poe

Filippo Gazzaneo
sie Poësis laus, e, insieme a Pasquale Carluccio e a Maddalena Bellusci, Nicola Sole. Che non ti aspetti, un lavoro critico sul poeta lucano, nel bicentenario della nascita. È coautore di Ars poetica, insieme a Pino Rovitto. Di Antropolozoologie, di Biagio Iacovelli e prefato da Moni Ovadia, ha curato gli aforismi interpretativi. Ha scritto il testo teatrale Clena ispirato della omonima raccolta di Pasquale Totaro Ziella. Di Clena, è stato regista nella rappresentazione, interpretata da Eva Immediato e da Ulderico Pesce, messa in scena nel luglio del 2019. Tiene numerosi laboratori teatrali e di scrittura creativa. È regista di lavori teatrali amatoriali, alcuni dei quali rappresentati al Piccolo Eliso e al teatro Arcobaleno di Roma, e a Mosca. Ha scritto numerosi saggi e prefazioni. In tutto quarantuno liriche, scritte nell’autunno del 2021. È il quinto libro di Filippo Gazzaneo, scrittore di Senise o meglio “Senisaro” come si definisce , il quarto con la casa editrice torinese Robin Edizioni; si intitola Spaghi d’Autunno Nurucatë, introdotto da uno scritto di Patrizia Del Puente e arricchito da sapienti riflessioni di Claudia Romano e Lucia Lista.
Il percorso è innanzitutto geografico: il centro storico di Senise, la contrada Santo Vito nei pressi della diga di Monte Cotugno, Alianello, Laurenzana, Oriolo e Noepoli. Ma è anche esistenziale: prima un commiato energico nei confronti della prima silloge poetica dell’autore, Poësis Laus; poi una pagina bianca che segna l’avanzare dell’autore verso il terreno privato e intimo con uno sguardo verso il cielo e verso la terra, con un incontro carnale di due corpi, con una dimensione onirica legata a familiari che non ci sono più, con una sofferenza di muri squarciati a causa del terremoto. Merita particolare attenzione il testo XIII nel quale viene rievocato il fatto di sangue che riguardò una giovanissima Giulia Pavese in quel di Laurenzana. Un percorso poetico che completa e arricchisce le prime esperienze delle precedenti sillogi e che apre nell’autore la dimensione della sperimentazione linguistica in un contesto a-tecnico e a-logico.
Mã i pãròlë pònë ièssë šchittë përòlë?
E ppo’ su’ ngulënurë?
E ssë pònë pigghiã ndi: iundë?
E ll’uócchië rašchënë? Ãr’a linghë së pò ngullà ndu: ciérmë ra: vucchë ca: picë?
Ãr’i viérmë pòn’ãrrubbã l’ãttëmë?
Ãr’i ciuócchëlë ri: vulivë pònë rëcògghië pë ndèrrë i rëlurë?
Ãr’i pënziérë cãmminënë?
I jirëtë su’ mmãnë? Ãr’a mòrtë pò mmurì?
Mã vuóië vërè cã stã mbrugghiatinë i po(g)esijë iè nnã bbušardë nď a:mbichièlë?
Ma le parole possono essere solo parole?
Eppoi sono nude?
E si possono tenere in un pugno?
E gli occhi graffiano?
E la lingua si può incollare al palato colla pece?
E i vermi rubano gli attimi?
E i tronchi di ulivo possono raccogliere per terra i dolori?
E i pensieri camminano?
E le dita sono mani?
E la morte può morire?
Ma vuoi vedere che la poesia, questo gomitolo imbrogliato, è una bugiarda, svergognata?