LUCIO TUFANO
Tra il 13 e il 14 gennaio 1923 Avigliano fascista giura solennemente la sua fede[1]: “voi o giovani – reclama l’avvocato Gianturco nel suo discorso – alla guerra adusati, voi uomini della nostra terra generosa, temprati a tutte le insidie, oggi, mentre non si parla di diritti, voi imponete una sola parola: dovere! Mentre vi sorridono tutte le libertà vincolate ad una disciplina di ferro!”. L’oratore espone i doveri impellenti del Fascismo.
Si fa già esercizio di religiosa solennità e mitizzazione del Fascismo per avere spodestato i signorotti della politica, mentre in giro si assiste all’ossequio del magnifico e purissimo movimento fascista. L’oratore mette in guardia con parole roventi il Fascismo contro tutti i subdoli tentativi e racconta di quanto sia costato di dolori e di sangue il movimento … chiude con un alalà e con la calda invocazione che “la nuova giovinezza d’Italia canti la sua fremente canzone”.
Il 31 marzo 1923, nell’aula del Consiglio Provinciale di Potenza tra bandiere, gagliardetti e labari, simboli patriottici e combattenti, si svolge il Congresso.
Vi partecipano 120 segretari politici ed il direttorio di Potenza al completo.
All’unanimità e con immenso entusiasmo è chiamato alla presidenza il comandante Aurelio Padovani che reca il saluto dei fascisti della Campania ed, in modo speciale, a Nicola Sansanelli, vecchio compagno d’armi, ed animatore del Fascismo napoletano. Spiega come il congresso debba nominare i componenti della Federazione provinciale, provati fascisti, in grado d’interpretare il pensiero del Duce. Parla dell’intransigenza che occorre per rigenerare in Basilicata la vita locale contro i vecchi sistemi di amoralità politica. L’avvocato Loreto, dal suo canto, rivolge un riverente pensiero a Benito Mussolini. Osserva come il Fascismo abbia fatto progressi travolgenti in Basilicata, muovendo i primi passi dalla lotta di Irsina contro il bolscevismo imperante e contando, su 126 comuni, ben 120 fasci, nonostante “le ostilità poste dalle autorità asservite alla clientela nittiana”. “Tutto questo è stato spezzato senza che un solo sussidio sia stato concesso. Oggi tutti i vecchi politicanti tendono a noi, cercando di camuffare, sotto l’egida fascista, le antiche clientele.
Il Fascismo non si presterà al salvataggio di alcun vecchio deputato fra i responsabili dello sfacelo della nazione. Le elezioni non devono preoccuparci! È però necessario difendere il partito dagli arrivisti; solo chi ha sfidato il martirio della polizia nittiana, le persecuzioni e le amarezze, perverrà ai primi posti. La propaganda tra i lavoratori e fra gente di scarsa cultura sarà intensificata ed a ciò tutti dovranno concorrere.” Così grida l’avvocato Loreto e rileva come il nazionalismo in Basilicata non sia mai esistito. Riconoscendoli “degni” del nazionalismo, promette che saranno accolti cosi come è avvenuto a Trivigno, a Rionero, ed a Barile. Il Fascismo – conclude – deve portare alla “rigenerazione della Basilicata, dell’Italia, auspice Benito Mussolini”.
È anche la volta dell’ avvocato Franco Catalani, segretario della Federazione provinciale. Egli dà atto a Nicola Sansanelli, senza il cui aiuto e guida non si sarebbe potuto formare il Fascismo in Basilicata, che è forte, puro e compatto: “combatte tutte le insidie che ancora vi sono e conta nella regione diecimila tesserati, venticinquemila iscritti ai Sindacati …”. Parla del movimento fascista della Campania e della fulgida figura di Padovani (applausi vivissimi), ed osserva come si debbano ancora combattere i vecchi uomini faziosi e quelle autorità legate a clientele ormai sbaragliate. Il nostro movimento – esclama con enfasi – supera i logori criteri campanilistici, anche se non hanno ancora aderito alcuni comuni dell’alto potentino. “Altrove i partiti sono tutti distrutti; assai di recente, a Lavello, la lista fascista sgominava quella socialista. Pure nel materano la situazione è ottima, nonostante il comunismo avesse ivi radici trentennali. Lo stesso dicasi nel lagonegrese, malgrado la difficile viabilità che rende molto ardua l’attività di propaganda^ finora il partito non ci ha dato che solo mille tessere, grazie all’interessamento di Sansanelli, un margine finanziario limitatissimo con cui si è sopperito alle molteplici spese federali”. Definisce “ancora tumultuario” il movimento sindacale di Basilicata e che è necessario inquadrare e disciplinare, nega l’ingresso nel Fascismo ai vecchi nemici che brindarono sulle disgrazie nazionali: “il Fascismo dovrà ancora essere epurato dalle infiltrazioni, opera questa che va condotta con severità e senza pietose debolezze. Esso dovrà essere servito, non dovrà servire”. Per la federazione delle Cooperative interviene il dottor Croce di Lagopesole. Si invia il seguente telegramma all’onorevole Mussolini: “Presenti on. Caradonna, Sansanelli, nostri intelligenti, ardenti campioni, inauguro nel suo nome secondo congresso provinciale di Basilicata, regione sana, preparata contributo di sacrificio in guerra del suo popolo a formare e perfezionare inquadramento fascista per saldezza nostro governo e ricostruzione fortune nazionali, ringraziando V. E. ambito saluto augurale – Padovani”.
Il 2° congresso fascista di Basilicata registra anche l’intervento di Solimena di Lavello che riferisce sulla situazione del suo comune e sulla azione di sfruttamento degli amministratori socialisti che hanno sempre speculato sui poveri lavoratori. Solimena invoca l’aiuto dei dirigenti del partito per sgomberare le vecchie cooperative rosse, che rappresentano lo scandalo di comunisti in combutta con i nittiani. Chiede anche protezione per alcuni fascisti contro i quali si è montato un processo.
Vengono quindi approvati degli ordini del giorno sui quali interviene anche l’avv. Arduino Severini, esaminando la situazione sindacale del melfese[2]. Il capitano Bifani, animatore del sindacalismo campano interviene sullo spirito del sindacalismo fascista: “Il movimento sindacale nostro è al disopra delle vecchie teorie e si fonda su postulati precisi. Esso, in Basilicata, rivive un aspetto sui generis, perché qui tutti sono produttori agricoli, e perché si inquadrano nel Fascismo, il sindacato può ritenersi già costituito. La concezione fascista esclude la lotta di classe, e tende, fin che sarà possibile, alla collaborazione di operai e datori di lavoro. I dirigenti vigilano sui diversi sindacati, a ciò gli interessi non si sovrappongano gli uni agli altri. Ecco dove sta il gran segreto che i socialisti non hanno mai compreso, cullandosi nei sogni di un internazionalismo che la guerra ha distrutto. Si è avuto dopo, l’esperimento russo che ha prodotto quella catastrofe che tutti sanno. In Italia il comunismo era per provocare il collasso della industria, e solo le nostre direttive riescono ora a trarla dal baratro in cui pencolava (…). In Basilicata bisognerà costituire in ogni comune una sezione sindacale a latere di quella del partito. Occorrono uomini dì fede e di onestà, ecco tutto. I gruppi di competenza completeranno questa opera, con la loro assistenza tecnica e morale. Il Fascismo ha realizzato quelle otto ore di lavoro che altri avevano promesso. Il partito deve ora procedere a che le leggi e le circolari siano rispettate, e i deliberati delle commissioni arbitrali accettati e messi in pratica. Solo cosi si contribuisce alla ricostruzione nazionale. In Basilicata bisognerà affrontare un vasto problema etico sociale, la assistenza ai contadini, costruendo case coloniche, acquedotti, strade, bonificando le zone malariche … la demagogia del tutto inutile è superata: non vogliamo greggi incoscienti, ma lavoratori educati, degni dell’Italia della rinnovazione spirituale e materiale del paese”.
Dopo il saluto ai fascisti detenuti nelle carceri del capoluogo lucano e teso a riaffermare la incondizionata e fraterna solidarietà, con l’auspicio acché il loro martirio e le loro sofferenze giovino al trionfo del P.N.F., portato dai fascisti Antonio Pelazzi e Ignazio Furiò, si procede alla elezione della federazione provinciale.
L’avv. Siniscalchi venuto da Napoli, dopo il discorso sulla esorbitante pressione tributaria, presenta il seguente o.d.g.: “Il Congresso, valutando esattamente le necessità peculiari della Lucania, convinto della urgenza di migliorare innanzitutto le condizioni economiche, mercé opportuna provvidenza invita il governo fascista a provvedere in proposito, tenendo conto del vasto tributo di sacrificio offerto dai lucani alla causa nazionale“.
Perché il Duce premi questo popolo “rude nella verità, fiero nella dedizione” con una sua visita
Da Avigliano generosa – pioniera di libertà, che seppe, nell’ora delle rinunzie, valorizzare la Vittoria imponendosi ai “rossi” – un bersagliere più volte decorato al valore e, dall’umiltà dei natali, con l’eroismo baciato dal talento scintillante, forgiò la nobiltà per un casato oscuro: Bartolo Granturco.
Questo bel soldato ha detto con frase incisiva, da combattente e da squadrista, le conquiste dell’Italia imperiale agli ordini del condottiero. Il popolo, con saldo animo, ha inneggiato al Duce. E cosi sarà, ovunque, fino a domenica: giornate radiose si succederanno, rievocando le altre dell’ottobre 1922 nelle quali la gente lucana ,scosso il giogo, fu tra i più ardenti legionari di Benito Mussolini.
Nulla chiese in compenso, paga solo del dovere compiuto. Ebbe, però, dal Regime, quanto invano aveva chiesto, in 62 anni, ai variopinti governi demo-liberali. La nostra cronaca elenca, dal 22, le opere pubbliche menate a termine, in undici anni, dal Fascismo; la nostra cronaca dirà, prestissimo, ciò che silenziosamente si prepara per il capoluogo, che assurgerà a novella dignità. Oggi la Lucania, blocco granitico di coscienze, esercito di convinti, è degna di servire in camicia nera la Patria, principalmente perché non chiede, non invoca; ma opera fascisticamente; i non degeneri figli dei martiri del 1799, del 48 e del 60, i combattenti nell’esercito di Vittorio Veneto, gli squadristi della tormentosa vigilia, tutta la giovinezza della riscossa, la giovinezza che seppe sbarrare il passo agli uomini stolti e ciechi che hanno scartato la visione certa del domani, sentono l’orgoglio e l’ambizione di essere soldati del Duce. Da Avigliano che dette dal 1924 tutti i suoi voti preferenziali a Michele Bianchi – il Fascismo lucano ha gridato ancora una volta la sua riconoscenza a Benito Mussolini. La lista italianissima, illuminata dal nome del Condottiero; la lista che ospita tutti i valori della Patria rimodellata, da quelli che mai si piegarono agli altri che nelle ore angosciose batterono le avide fazioni, ha pervaso di sacro entusiasmo la Lucania …
Premierà il Duce il suo fedelissimo esercito di puri e convinti? Tramuterà Egli in realtà il sogno di un popolo fedelissimo? Il Condottiero accoglierà quello che è il voto fervido del gran cuore Lucano? La classica terra di Orazio da anni invoca, tra la più ferrea disciplina, una visita di Benito Mussolini.
Dica, il Duce, a questo popolo, rude nella verità, fiero nella dedizione, fermo nei suoi affetti, che la terra lucana è degna dell’ambito premio.[3]
[1] Giornale di Basilicata – Pz 13-14gennaio 1923.
[2] O.d.g. sulla intransigenza «Il 2° Congresso, considerato che per affrettare l’affermazione morale e politica della provincia occorre stroncare inesorabilmente e definitivamente le clientele, le speculazioni demagogiche ed ogni forma di equivoco ed asservimento, in nome del diritto, del sacrificio e della rivoluzione fascista, proclama la intransigenza più elevata per le direttive dei fasci di combattimento contro gli uomini del passato ed i nuovi tentativi di disgregazione e di contrasto alla organizzazione fascista dalla quale tanto si attendono tutti gli onesti e degni cittadini – firmato: Sansanelli – Loreto».
[3] 1933 “Il Giornale d’Italia”. 21 marzo A.XII. I raduni di propaganda.
