CHE SUCCEDE ALL’ANT DI POTENZA?

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Non avrei il diritto di parlare di quello che succede all’ANT di Potenza se non fossi uno dei tanti cittadini  che hanno contribuito alle varie campagne di sensibilizzazione al tema , sia personalmente sia in sede istituzionale  con la sollecitazione  alle Asl a portare avanti servizi domiciliari alle persone che soffrono e che spesso , oltre a soffrire, hanno la sfortuna di vivere anche in solitudine. Il Dopo di noi, tanto per fare un esempio, è nato così in basilicata e sono orgoglioso di averci messo una mano, così come è stato fatto con il sostegno reddituale alle famiglie in difficoltà  L’Ant di potenza ha un lodevole passato, e quel passato lo si deve soltanto al Presidente Imbrogno. Con lui si sono fatte cose notevoli, non solo perché l’ANT svolgeva un servizio di assistenza domiciliare agli ammalati di tumore ma anche perché l’organizzazione sapeva muoversi nella società potentina e lucana, tessendo quelle relazioni che servono a far crescere ogni associazione di volontariato. Perché il volontariato non si vede solo al momento in cui firmi la dichiarazione dei redditi e indichi il beneficiario del 5 per mille ( e l’ANT è decima in Italia per soldi raccolti), ma si vede in come esse utilizzano la solidarietà civica per collegarsi con la società , capirne le esigenze, proporre un  aiuto nelle forme possibili. E da come i promotori di associazioni si muovono per bussare alle porte giuste, per accrescere la solidarietà e con essa la migliore e maggiore fruizione dei servizi. Da quando Imbrogno non c’è più, la prestigiosa associazione potentina è diventato una sorta di terra di nessuno , una enclave in cui il burocratismo più gretto e improduttivo scandisce la giornata di lavoro interno e nessuna idea, nessun progetto, nessuna iniziativa viene presa nei confronti dell’utenza esterna. Si campa con i soldi che arrivano da Bologna e nient’altro. E sopratutto si tiene in piedi un ufficio che, anzichè sprigionare, come dovrebbe, armonia , passione e voglia di fare, tiene il personale sotto la cappa di una gestione  che dire  privatistica sarebbe un’offesa ai privati, la maggior parte dei quali motiva il personale, lo sa guidare, lo stimola, lo gratifica. Qui , all’ANT di Potenza, pur essendo soldi che arrivano dalla collettività e non dalla tasca del padrone, due capetti medici  si comportano esattamente come “padroni di bottega”, pronti a dire a Bologna ( la sede principale dell’ANT) che tutto va bene madama la marchesa, ma , appena chiuso il telefono, pronti a fare la guerra ai dipendenti, sia quelli a tempo indeterminato che a convenzione, in un clima di terrore dove ogni giorno per ogni persona c’è la minaccia di licenziamento, così ossessivo e reiterato da far pensare che si stgia mettendo la gente in condizione di di andarsene. Si può parlare di mobbing? Non lo so. So solamente che molti dipendenti, presi ad uno ad uno, hanno concordato su una situazione di invivibilità totale e di continui tentativi di mandare via il personale. Forse perché da quando l’ASP ha messo a gara il servizio domiciliare e l’ANT se l’è vista soffiare da una nota cooperativa, i soldi non bastano per tutti, e qualcuno cerca di trovare soluzioni all’insegna del “meno siamo,meglio stiamo”., come dire che ,di solidarietà, quando si tratta di fatti privati, non è proprio il caso di parlare. Insomma un bell’esempio di come nelle difficoltà economiche a pagare sono i più deboli, o quelli che, nello specifico, non rientrano nelle grazie dei camici bianchi. Ora un cittadino normale si fa alcune domande: l’Ant nazionale , che pure è venuta a conoscenza di situazioni incresciose, si è mai fatta parte diligente per capire come stanno le cose, chi sbaglia, chi fa che cosa, chi si guadagna lo stipendio e chi no? E se non lo ha fatto finora, non ritiene di intervenire prima che la cosa arrivi alle autorità con una denuncia collettiva di mobbing? Che, come si sa, è un reato che si materializza in tantissimi aspetti, anche quello di organizzare una ordinaria persecuzione di persone che non amano leccare il sedere, ma si concentrano sul proprio lavoro e sul proprio dovere. Quando certi ” italiani” si mettono la coppola, Dio te ne scansi.!!! Rocco Rosa

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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