Oramai è trascorso qualche decennio da quando sono stati abbattuti i maggiori servizi pubblici che hanno operato in regime di monopolio nel nostro Paese.
Il trasporto su rotaia, la produzione e il trasporto dell’energia elettrica, il trasporto aereo, i servizi radiotelevisivi, quelli di telefonia fissa e mobile etc.
Se ci soffermiamo sui servizi di telefonia fissa e mobile, per esempio, notiamo una giungla di società che coprono piccole porzioni di territorio, lasciate libere dai network nazionali impegnati a servire le grandi aree metropolitane, le sole capaci di gonfiare i bilanci delle grandi aziende di comunicazione.
Partiamo dalla considerazione di base che il servizio di telefonia fissa e mobile ivi compresi i servizi dati e internet , viaggiano su una struttura hardware composta da ponti radio, centrali telefoniche, linee in rame o in fibra ottica e una fitta rete di stazioni radio base disseminate in tutti i centri urbani.
Strutture in parte condivise tra i gestori, in parte gestite in parallelo con una ridondanza di antenne, tralicci, cabinet stradali e cavidotti su cui sono instradati i servizi di ciascun gestore.
Rispetto al vecchio monopolio Sip la privatizzazione della telefonia fissa prima, e di telefonia mobile dopo, ha spezzettato il servizio tra più aziende private teoricamente in concorrenza . E’ stato un errore di cui in questi giorni si incomincia a parlare: la missione di un servizio pubblico delicato, come quello telefonico, è non solo di offrire un servizio di qualità e con continuità su tutto il territorio nazionale ma sopratutto di investire per dare impulso allo sviluppo di una tecnologia propria. Come è stato con Olivetti, Sip, e via dicendo.
L’obiettivo del servizio privato è evidentemente servire le aree più appetibili economicamente per aumentare i propri profitti ed esternalizzare a loro volta i servizi fuori dal core business aziendale, tipo i call center, o i procacciatori di clienti.
E la tendenza è sempre di più a gestire il portafoglio clienti più che essere un’azienda tecnologica.
Utilizzando le stesse tecnologie e le stesse reti i costi degli investimenti e delle spese di esercizio non si discostano molto tra gli operatori.
Per aumentare i profitti agiscono sul fronte delle uscite abbassando, per esempio, i costi del personale e con ciò favorendo lo sfruttamento del lavoro sia sotto il profilo economico che normativo e dall’altro offrendo servizi agli utenti di qualità, spesse volte dubbia, a costi stabiliti dal mercato, spesso drogato e lontano dalla libera concorrenza pura.
Anche nei confronti dei clienti hanno imposto dei contratti vessatori, in parte rivisti dalla legge Bersani, tesi a legare loro le mani a cambiare gestore, se non tramite pagamento di importanti penali . A ciò si aggiunga un utente abbandonato a se stesso, giacchè gli unici contatti che si hanno, sono quelli all’atto della stipula dei contratti. Per il resto o parli col computer o aspetti che un telefono di faccia ascoltare mezz’ora di musica d’attesa.
Peccato che il mainstream ci aveva convinto che privatizzando i servizi gestiti dai cosiddetti carrozzoni pubblici, i cittadini avrebbero beneficiato di servizi migliori a prezzi piu’ vantaggiosi.
Nella piena era del neoliberismo ci troviamo di fronte ad aziende che il fine ultimo è vendere i servizi per fare profitti. La qualità del rapporto con la clientela non rientra tra le loro priorità.
I diritti degli utenti, il miglioramento dei diritti dei lavoratori, la funzione sociale che un’azienda dovrebbe avere sul territorio e che le vecchia aziende monopoliste avevano nel loro DNA sono rimasti tutt’ora nel libro dei sogni. Non a caso, con l’ultima dolorosa avventura della parcellizzazione degli interventi di banda larga e 5G che dovevano già essere pronte e che si e nò coprono il 40 per cento della superficie territoriale italiana , c’è chi parla di creazione di una sola grande azienda con l’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti, in grado di cacciare i soci ingombranti. Intanto hanno aperto cantieri in tutta Italia due ditte concorrenti: Open Fiber che si è aggiudicato il bando di gara per il cablaggio della fibra ottica fino all’interno dei palazzi: in configurazione FTTH.
E la Telecom che attraverso cavidotti separati vuole offrire lo stesso servizio agli utenti ma in configurazione FTTC, lasciando l’ultimo tratto, dal cabinet di quartiere all’utenze, il vecchio doppino in rame.