TELEFONIA E DATI. I PRIVATI HANNO FATTO MAN BASSA, COSTI ALTI E SERVIZI SCADENTI

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Giovanni Benedetto

Oramai è trascorso qualche decennio da quando sono stati abbattuti i maggiori servizi pubblici che hanno operato in regime di monopolio nel nostro Paese.
Il trasporto su rotaia, la produzione e il trasporto dell’energia elettrica, il trasporto aereo, i servizi radiotelevisivi, quelli di telefonia fissa e mobile etc.
Se ci soffermiamo sui servizi di telefonia fissa e mobile, per esempio, notiamo una giungla di società che coprono piccole porzioni di territorio, lasciate libere dai network nazionali impegnati a servire le grandi aree metropolitane, le sole capaci di gonfiare  i bilanci delle grandi aziende di comunicazione.
Partiamo dalla considerazione di base che il servizio di telefonia fissa e mobile ivi compresi i servizi dati e internet , viaggiano su una struttura hardware composta da ponti radio, centrali telefoniche, linee in rame o in fibra ottica e una fitta rete di stazioni radio base disseminate in tutti i centri urbani.
Strutture in parte condivise tra i gestori, in parte gestite in parallelo con una ridondanza di antenne, tralicci, cabinet stradali e cavidotti su cui sono instradati i servizi di ciascun gestore.
Rispetto al vecchio monopolio Sip la privatizzazione della telefonia fissa prima, e di telefonia mobile dopo, ha spezzettato il servizio tra più aziende private teoricamente  in concorrenza . E’ stato un errore di cui in questi giorni si incomincia a parlare: la missione di un servizio pubblico delicato, come quello telefonico, è non solo di offrire un servizio di qualità e con continuità su tutto il territorio nazionale ma sopratutto di investire per dare impulso allo sviluppo di una tecnologia propria. Come è stato con Olivetti, Sip, e via dicendo.
L’obiettivo del servizio privato è evidentemente servire le aree più appetibili economicamente per aumentare i propri profitti ed esternalizzare a loro volta i servizi fuori dal core business aziendale, tipo i call center,  o i procacciatori di clienti.
E la tendenza è sempre di più a gestire il portafoglio clienti più che essere un’azienda tecnologica.
Utilizzando le stesse tecnologie e le stesse reti i costi degli investimenti e delle spese di esercizio non si discostano molto tra gli operatori.
Per aumentare i profitti agiscono sul fronte delle uscite abbassando, per esempio, i costi del personale e con ciò favorendo lo sfruttamento del lavoro sia sotto il profilo economico che normativo e dall’altro offrendo servizi agli utenti di qualità, spesse volte dubbia, a costi stabiliti dal mercato, spesso drogato e lontano dalla libera concorrenza pura.
Anche nei confronti dei clienti hanno imposto dei contratti vessatori, in parte rivisti dalla legge Bersani, tesi a legare loro le mani a cambiare gestore, se non tramite pagamento di importanti penali . A ciò si aggiunga un utente abbandonato a se stesso, giacchè gli unici contatti che si hanno, sono quelli all’atto della stipula dei contratti. Per il resto o parli col computer o aspetti che un telefono di faccia ascoltare mezz’ora di musica d’attesa.
Peccato che il mainstream ci aveva convinto che privatizzando i servizi gestiti dai cosiddetti carrozzoni pubblici, i cittadini avrebbero beneficiato di servizi migliori a prezzi piu’ vantaggiosi.
Nella piena era del neoliberismo ci troviamo di fronte ad aziende che il fine ultimo è vendere i servizi per fare profitti. La qualità del rapporto con la clientela non rientra tra le loro priorità.
I diritti degli utenti, il miglioramento dei diritti dei lavoratori, la funzione sociale che un’azienda dovrebbe avere sul territorio e che le vecchia aziende monopoliste avevano nel loro DNA sono rimasti tutt’ora nel libro dei sogni. Non a caso, con l’ultima dolorosa avventura della parcellizzazione degli interventi di banda larga e   5G  che dovevano già essere pronte e che si e nò coprono il 40 per cento della superficie territoriale italiana , c’è chi parla di creazione di una sola grande azienda con l’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti, in grado di cacciare i soci ingombranti. Intanto  hanno aperto cantieri in tutta Italia due ditte concorrenti: Open Fiber che si è aggiudicato il bando di gara per il cablaggio della fibra ottica fino all’interno dei palazzi: in configurazione FTTH.

E la Telecom che attraverso cavidotti separati vuole offrire lo stesso servizio agli utenti ma in configurazione FTTC, lasciando l’ultimo tratto, dal cabinet di quartiere all’utenze, il vecchio doppino in rame.

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Sull' Autore

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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