
PATRIZIA BARRESE
Sul finir dell’estate la vendemmia si avvicina a colorare di granato gli acini incastonati fra i pampini d’uva della nostra regione. Territorio vulcanico votato alla produzione di vini e a all’enoturismo del “nettare degli dei” che affonda le radici dei vitigni presenti nel territorio del Vulture-Melfese, laddove la storia racconta di imperatori e statisti resi celebri dagli appellativi di “stupor mundi” per Federico II di Svevia e Giustino Fortunato, politico e storico italiano dedito alla “questione meridionale”.

Geologia e vino rappresentano un connubio inscindibile, le caratteristiche mineralogiche del terreno generano un vitigno “l’Aglianico” che deve i suoi caratteristici sentori al potassio presente nei prodotti piroclastici del vulcano estinto del Vulture.

Dietro la bevanda cui Dioniso e Bacco erano simbolicamente legati è presente la passione, il lavoro e la professionalità di imprenditori che comunicano e raccontano se stessi in ogni botte e nelle sfumature morbide e voluttuose di un calice di vino sorseggiato in compagnia. La cultura del vino e le aziende ad esso legate dalla sacralità e l’eleganza dei prodotti vede spiccare diverse etichette nel terroir del Vulture: Cantine del Notaio, Casa Vinicola Armando Martino, Vini D’Angelo, Terra dei Re, Cantine Eleano, Elena Fucci, Cantina Grifalco, Cantina del Vulture. In ogni sorso, la potenza, l’anima e la magia del territorio emergono nei sentori speziati e strutturati dei vini, ogni bottiglia racchiude vocazione e decennale esperienza degli imprenditori vinicoli, sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni organolettiche e olfattive di pregio.

I grappoli, sapientemente lavorati e favoriti dall’esposizione pedoclimatica della zona e dall’estate calda e asciutta, si apprestano ad essere selezionati: uno sguardo preliminare alle viti è sufficiente a scoprire le bacche nere a fare capolino, tramandate da antiche uve originarie della Grecia. Si narra che, prima dell’attuale, il nome del vitigno fosse Elleanico, successivamente mutato in Hellenico sino all’attuale Aglianico. Alcuni ampelografi sostengono un’etimologia riconducibile al nome Juliatico – uva che matura a luglio – tuttavia proverbio non mente “…in settembre l’uva è matura e il fico pende”. Il nostro vino già denominato il Barolo del Sud, deve avanzare fra i vini internazionali perché il suo vigore lucano è sia divino che umano e buona cucina e buon vino rende il paradiso sulla terra.