THIS MY BEAUTIFUL LAND

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Sessantasei chilometri di autostrada. Poi circa altri venticinque o ventisei di statale. Piú tre o quattro dentro ciascuna delle due cittá. Da quando metto in moto a quando il motore lo spengo – un’ora e venti, senza correre e senza stress, compreso il tempo per il parcheggio – sotto le ruote passano cento chilometri precisi. Piú o meno una volta a settimana. Andata e ritorno.

La luce radente e satura dell’autunno non lascia spazio a incertezze: il blu del cielo é proprio un blu cielo pieno, e i boschi hanno tutte le sfumature potenti e tristi del foliage, dal verde scuro al giallo al marrone. La strada é una ferita grigio chiaro che spacca in due il bosco, piú o meno dritta, piú o meno in discesa. Fra Albano e Campomaggiore dietro il bosco si intravedono le cime aguzze a sega delle Dolomiti Lucane, e al km. 25 – un quarto del percorso – la provincia natia mi saluta, sono giá dentro quella di Matera. A destra della strada, dieci metri piú sotto, acqua. Il Basento pigro e apparentemente impantanato luccica sotto il sole. Si corre in mezzo a montagne alte, gole, roccia, alberi. Ma intorno al km. 35, dopo una curva, il paesaggio si addolcisce, digrada piano, le montagne si spianano in colline dolci di argilla, si fanno brulle e grigiastre, il fiume occupa piú spazio. É il regno dei calanchi, graffiati sui fianchi da pioggia e vento, padroni del paesaggio mai uguale a sé stesso, in questo luogo. Al km 40 finisce lo spartitraffico, l’assenza di montagne non rende piú necessari viadotti né guardarail, la strada ora corre sicura e piatta verso il mare.

Si incontra un motel autogrill anonimo, poi La Salitella, che é un altro distributore di carburante – motel – ristorante – sala da ricevimenti (sull’autostrada?!?) – bar e ristoro – tabaccheria. Tutto giunto fino al 1974 e da lí dignitosamente rifiutatosi di andare oltre. Alluminio anodizzato, legno, neon, la forma del bancone, le foto alle pareti. 1974. Il nome é dato dalla breve salita che occorre fare uscendo dall’autostrada, quindi il piazzale domina il paesaggio. É qui che sogno dal 2012 di organizzare un concerto con Bruce Springsteen, proprio qui, in questo non luogo rimasto impigliato fra le pieghe della storia che intanto é andata avanti. Qui, o anche pochi km piú avanti. Al km 50. Una stazione di servizio ENI. Due pompe di benzina. Un fabbricato di cemento con un bagno (questo lo so per certo), e un bancone da bar. Senza il bar. Non ci sono caffé, caramelle, liquori, giornali, biscotti. Non c’é nulla. Solo un uomo, dietro al bancone, che sorveglia le pompe di benzina (e il bagno) in silenzio e guarda passare le auto. Pochissime si fermano. Ogni giorno, tutti i giorni. Poi dice che uno prende un mitra e fa una strage.

Ormai ci siamo quasi. Alberi alti ai lati della strada, di quelli che crescono sugli argini dei fiumi, una galleria al km 64. Poi, si svolta a destra, con la tentazione, fortissima, talvolta vincente, soprattutto in queste giornate luminose e calde di autunno, di tirare dritto fino al mare.

In tutti questi 66 km, pochissime altre macchine, cosí poche che ci si puó dimenticare di aver fatto dei sorpassi. Una strada liscia e quasi dritta che lascia il tempo di pensare pensieri lunghi, come dice un mio amico, per farsi venire idee, per chiudere in modo compiuto ragionamenti iniziati due viaggi prima. Per prendere e per lasciar andare. Per sognare mondi nuovi, e la strada per arrivarci.

Al ritorno, le vette delle Dolomiti Lucane riservano una sorpresa. A guardarle bene, soprattutto al tramonto, regalano il profilo di un gigante ragazzino addormentato, le braccia conserte sul petto, la coperta ben tirata. Il ragazzino che sogna, come me, mi fa compagnia fino al rientro nella provincia di boschi e luce, fino a quando, dopo l’ultima curva, esplodono le luci della mia piccola patria, in cima alla montagna, il campanile della cattedrale bene in vista.

Siamo a casa. Pronti a ripartire.

(La foto di copertina é di Michele Franzese)

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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