TONY MUSTO, IL PICCOLO “GRANDE” CARRO ARMATO DI RIPACANDIDA

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Aveva creato  il vuoto attorno a sé, il The Brown Bomber non aveva più rivali, terrorizzava gli avversari ancora prima che salissero sul ring, aveva  27 anni, era la massimo della sua forma fisica. Nel 1937 aveva battuto per ko l’irlandese del New Jersey, il senza paura Jim Braddock, il Cindarella Man della boxe ed era diventato il campione mondiale dei pesi massimi. Joseph Louis Barrow , sul ring Joe Louis. afroamericano con sangue Cherokee, nato in una fattoria della Alabama e cresciuto a Detroit. Un nero che piaceva ai bianchi, Jack Johnson il primo pugile di colore a vincere il mondiale dei massimi, fu odiato per il suo carattere istrionico, era figlio di schiavi e nell’America del primo novecento  era impensabile che un “nigger” fosse campione del titolo sportivo più ambito in America: campione assoluto di boxe, mondiale dei pesi massimi.

Ma i tempi erano cambiati, nella vecchia Europa, in Germania c’era Hitler, l’America aveva altro da cui pensare, anzi lo sport diventò anche una arma contro il nazismo. Il giovane Louis incontrò nel 1935 l’idolo della Germania, il forte ex campione mondiale Max Schmeling. Inesperto andò ko alla 13 ripresa, Hitler esultò, Schmeling non era un nazista, ma fu identificato cos’ nel mondo. Louis divenne il paladino della Libertà negli Usa, quando ormai campione del mondo diede la rivincita al tedesco, non fu solo un incontro di pugilato, ma una lotta politica. Al campo di allenamento andò il presidente Franklin Delano Roosevelt e disse al pugile. “Joe abbiamo bisogno di muscoli come i tuoi per battere la Germania”.  Max si trovò un ambiente ostile, lui che aveva un manager ebreo, al quale fu vietato di stare all’angolo per una presunta infrazione sportiva. Salì nervoso e ansioso sul ring, andò ko alla prima ripresa. Joe Louis era il nuovo eroe americano. I due dopo la guerra divennero amici, Schmeling, nonostante le difficoltà avute nelle purghe antinazista, lui che non aveva mai voluto la tessera, divenne prima un imprenditore nella diffusione della Coca Cola, poi il presidente nazionale della Coco Cola in Germania: quando Louis ebbe grandissime difficoltà economiche, Max lo aiutò sempre. Il giovane campione aveva fatto il vuoto: aveva messo ko tutti i precedenti campioni mondiali: Schmeling, Sharkey, Carnera, Baer, Braddock e messo ko tutti i migliori. Arrivò a dare la possibilità a quei pesi massimi che pur se non erano nella classifica mondiale, potevano almeno fare un buon incontro. Dal 1937 al 1941 aveva difeso 15 volte il titolo: solo Farr e Godoy sentirono il suono dell’ultimo gong, il resto al tappeto come birilli: Galento, lo stesso Godoy nella rivincita. Il campione mediomassimi Lewis, Pasto, McCoy ecc. Tutti finiti alla stuoia per il conteggio finale.

Louis e Musto

Li chiamarono il club dei bidoni del mese. Jack Dempsey, il vecchio Massacratore di Manassa, stimava un buon peso massimo, gli piaceva il suo tremendo gancio sinistro e la combattività e non era mai stato messo Ko. Ma scoppiò l’ilarità tra gli esperti: il pugile era alto solo 171 cm, lo chiamavano Little Tank Blue Island, il piccolo carro armato di Blue Island, e anche deridendolo One Ton, Una tonnellata, perché l’altro massimo italoamericano, anche lui basso, 175 ma quotato e terribile era Two Ton Galento, due tonnellate, quindi il prescelto valeva la metà. Tony Musto ebbe grazie all’ex campione della folle Dempsey la sua possibilità della vita, l’8 aprile 1941. Ma chi era Musto. Lucano doc, di diretta origine di Ripacandida,  era nato a Blue Island il 3 dicembre 1915  alcuni mesi dopo l’arrivo dei suoi genitori in quella cittadina vicino Chicago dove vi era una grande comunità di ripancandidesi.  dove portarono le tradizioni che ancora oggi li lega alla comunità d’origine.  Hanno anche costruito  una chiesa in onore di San Donato, protettore del  bellissimo borgo del Vulture,  sin dal 1905 . E  pure Musto era devoto a san Donato di Ripacandida, anzi San Donatello  nato nel paese lucano nel 1179 che ancora è festeggiato a Blue Island grazie alla Associazione American Liberty Society dei lucani, con il lavoro attuale  presidente Donato Summa e a del presidente storico  Antonio Rubino ora responsabile dello sportello ella Basilicata . Piccolo ma potente, Musto ha battuto ottimi pugili di livello mondiale come Jimmy Bivins  Johnny Risko  Jorge Brescia e Buddy Knox, un pari con l’ottimo Turkey Thompson e affrontato i migliori, mai nessuno lo aveva messo ko. Un tappo di 171 cm  contro un colosso di 188 cm, le scommesse erano 5 a 1 che Joe Louis lo metteva ko in 5 riprese, 15 a 1 che vinceva per ko a prescindere . Ma al’8 aprile  1941 a Saint Louis, Missouri,avvenne l’incredibile, il piccolo grande lucano mise in difficoltà il campionissimo, andò al tappeto per un secondo ma combatte alla pari, vincendo anche la sesta ripresa tra lo stupore generale. Perse per intervento tecnico alla nona ripresa , per una ferita all’occhio sinistro  ma non andò ko. Tony Musto fu sempre fiero di quell’incontro: ho perso contro il più forte peso massimo di tutti tempi ma mi sono battuto con onore. La sua carriera terminò nel 1946 ha sempre vissuto a Blu Island dove si è spento a 78 anni il 30 settembre 1994.

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