TRA FEDE E DEVOZIONE…

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PATRIZIA BARRESE

Papa Giovanni Paolo sosteneva:” È impossibile concepire la nostra vita, senza le immagini della Madonna, i santuari mariani e le feste a Lei dedicate”. Numerose infatti sono le feste mariane, così come altrettanti  sono i volti della devozione tributata a Maria che si manifesta da sempre in modi differenti per la Chiesa cattolica. Il calendario dei cattolici, maggiormente nelle regioni del Meridione, prevede processioni, atti devozionali e preghiere legate alla Madre di Dio, che assumono una dimensione vasta che abbraccia tutti i fedeli. La devozione popolare alla Vergine, affonda le radici nella notte dei tempi cui solamente la teologia può collocarne la data presunta, ma la venerazione a lei portata dai suoi figli più umili è sempre stata incoraggiata con atti di affidamento soprattutto nei momenti di maggiori difficoltà di tutta l’umanità. 

I santuari dedicati alla Madonna, solo in Italia, raccontano attraverso la propria arte, le modalità di culto, i tanti nomi attribuiti alla Vergine e forse le apparizioni dinanzi ai suoi fedeli che hanno manifestato affetto e supplica verso la madre della Chiesa. Mentre l’estate avanza ci avviciniamo ai giorni speciali dedicati al culto della Vergine e alle feste dedicate in Suo onore, a partire dallo scorso 16 luglio, data in cui si è celebrata la Madonna del Carmelo e la sua apparizione ricordata nelle raffigurazioni pittoriche, attraverso la sua consegna dello scapolare ad un uomo. Una striscia di stoffa “ lo scapolare” che ancora viene indossata sul petto come simbolo di salvezza, protezione e sostegno  e che già San Giovanni Paolo II affermava di indossare. Oggi questo “gioiello religioso” è spesso riproposto per moda da molti stilisti quali Dolce&Gabbana, tuttavia sebbene realizzati con leggerezza, crocifissi, rosari, medaglie dedicate alla Madonna o ai santi, bisogna ricordare che, se per qualcuno rappresenta un semplice ornamento glamour per altri può rivelarsi un atto di grande devozione che non è un lasciapassare per il cielo!

Il culto della Madonna del Carmine è legato al popolo di Avigliano in Basilicata e secondo la tradizione popolare, a fatti miracolosi che indicarono chiaramente la Sua presenza protettrice dinanzi ad eventi calamitosi che si sono verificati nei secoli, da terremoti a condizioni atmosferiche disastrose ricordate in ex voto narranti episodi o avversità miracolosamente evitate. Ogni anno, nella stessa data, la processione di ringraziamento per le vie della città testimonia la devozione dei singoli devoti che si rivolgono a Lei: il fiume umano in pellegrinaggio per raggiungere il santuario sul monte di Avigliano, la statua della Madonna e il Bambino completamente ricoperti d’oro dei fedeli e i cinti di candele realizzati in modo spettacolare, portati a spalla durante il corteo processionale, parlano da sè. La devozione alla Vergine del Carmelo è molto diffusa in Basilicata seppur festeggiata in date differenti: da Avigliano a Rionero in Vulture, da Valsinni a Tito a Satriano e Paterno, solo per citare alcuni paesi della regione, da maggio ad agosto, la festa patronale è la ricorrenza religiosa più attesa e sentita dal popolo.

Il cammino processionale è spesso associato ad un particolare momento di tutto il percorso legato alla “volata dell’angelo”, un rito che, in diverse regioni italiane, vede come protagonisti i bambini che, istruiti sul ruolo da interpretare e abbigliati secondo particolari esigenze sceniche, diventano gli “attori di bianco vestiti” di una suggestiva rappresentazione devozionale. Grazie ad una imbracatura e a un congegno di carrucole su corde d’acciaio manovrate da uomini esperti del rito, il bambino librandosi in volo compie viaggi di andata e ritorno senza mai girare le spalle alla Vergine recitando preghiere e benedizioni a Lei dedicate che ogni anno trovano regolare e documentato svolgimento.

E pur senza osservare è già possibile immaginare le emozioni sui volti dei fedeli, espressioni immediate della devozione che non per tutti sono devozionismo ma che, pur coniugando religiosità e spettacolarità, non rimangono solamente meri gesti da esternare per compiacenza altrui ma sono spesso accompagnati da un sentire più profondo. Partecipare alla festa significa dal punto di vista etno-antropologico rivivere, attraverso gesti ed immagini, la propria storia personale, i propri ricordi e sofferenze, quasi condivisi segretamente e all’unisono con gli altri. Attorno alla festa della Madonna si “ricostruiscono” paesi vicini e lontani e le processioni contribuiscono a far incontrare l’intera collettività, amici e parenti, gli emigrati che dalle città ritornano in vacanza per sentirsi ancora parte della comunità locale, sebbene per esigenze diversificate risiedono laddove hanno stabilito legami con luoghi lontanissimi dalla propria regione.

Un patrimonio di cultura torna sulle labbra della gente attraverso preghiere, invocazioni e canti dialettali. Portare sulle proprie spalle il “prezioso” carico della statua lignea, è un’esperienza da vivere e ricordare. Per le strade cittadine, gremite di gente che osserva l’effige in corteo, imbandita con nastri ed ornamenti, ascolto ed emozioni si uniscono anche grazie alle bande musicali che accompagnano il percorso processionale, già immortalato in antiche foto sbiadite, custodite nelle segrete delle biblioteche. E’ in quelle foto, lontane nel tempo, che si scorge la partecipazione e l’importanza delle feste patronali, legate alla religiosità cristiana e alla Vergine, “unica” seppur denominata in modi differenti. 

Rionero in Vulture, il Complesso Bandistico “Giuseppe Verdi” che vanta una grande tradizione storica nel contesto musicale della regione e la giovane Banda “G.Orsomando”, nel rispettivo repertorio prodotto, apportano una presenza scenica ed amplificano la solennità del momento con i brani sinfonici eseguiti. Le bande, accomunate dalla voglia di promuovere la cultura della musica, attraverso partiture antiche e moderne, tradotte in armonico suono dagli strumenti presenti, aiutano lo spettatore a vivere con maggiore entusiasmo questo momento sacro. Intanto, fra la calura estiva e l’organizzazione che avanza, in ogni comune la propria Madonna si prepara per essere celebrata: mantenere queste manifestazioni locali risponde ancora al desiderio e alla necessità vitale dell’uomo di dare spazio alla spiritualità e alla socialità che in taluni contesti risulta assente a causa della frenetica quotidianità che azzera qualunque rapporto col passato, finalizzando lo sguardo solo alla modernità spesso fredda e arida di valori.

E quando ogni anno si ripropongono tali espressioni di devozione, di cultura e le tradizioni di un popolo, mantenere viva la fiamma e il linguaggio ad esse associato e da tramandare alle generazioni future è indispensabile e non solamente attraverso una raccolta di antichi proverbi.  Tuttavia non si potrà mai descrivere questa persona umana che chiamiamo Maria, forse neppure i veggenti riescono ad esprimere il linguaggio dello sguardo della Madre su quello di suo figlio mentre osservano dall’alto il popolo devoto: è difficile descrivere appieno il significato di questi avvenimenti, si riesce solo a dare una lontana idea dello scenario mistico a cui si assiste perché le emozioni o i desideri, silenziosi o mormoranti nel cuore, non si possono raccontare… occorre viverli.

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Sull' Autore

Insegnante lucana con la passione per la scrittura. Amo la mia terra sebbene per lavoro io risieda a Milano. Scrivere e condividere la passione per la scrittura e poter divulgare anche da lontano per rendere "maggiormente visibile" il nostro paese è uno dei miei desideri. Il mio paese natio è Rionero in Vulture.

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