La storia narrata nei luoghi della storia. È accaduto a San Mauro Forte la sera del 1 settembre 2016, con la torre normanna a fare da cornice alla storia vissuta e raccontata. È andata in scena la prima nazionale dello spettacolo scritto e diretto da Ulderico Pesce: San Mauro Forte la rivolta popolare del 1940, rievocazione storica, e come dice lo stesso autore <<la rievocazione della prima rivolta popolare contro il fascismo è uno studio, la rivolta popolare partita sotto la torre normanna è una storia lucana nascosta, storia che inorgoglisce il nostro popolo, e che appartiene al patrimonio immateriale dei lucani, inoltre l’autore rimarca quanto importante è la ricchezza immateriale della Basilicata.>>
L’autore rievoca la storia accaduta il 30 e il 31 marzo del 1940 ai piedi della torre normanna, dove è andata in scena la prima rivolta popolare antifascista d’Italia “La rivolta di San Mauro Forte”, egli definisce la rappresentazione <<uno studio, un fatto importante per la nostra comunità regionale, anzi per l’intera Italia e dedica la serata ai martiri protagonisti della rievocazione, testimoni e protagonisti inconsapevoli della storia di popolo per la nostra terra e per l’Italia tutta.>> La rivolta fu dettata più che dalla consapevolezza politica, dalla miseria in cui i contadini imperversavano.
I protagonisti della storia rievocata sono: Antonia Miccio, contadina analfabeta arrestata ingiustamente e costretta a partorire nel carcere di Matera, a cui dà voce Lara Chiellino; Maria Di Biase detta a‘ Br’gantessa per il suo temperamento e definita <<terribile>> dall’autore, interpretata da Eva Immediato, e moglie di Ciccio Bruno il macellaio che era titolare della macelleria collocata ai margini della torre. Altro personaggio rievocato è Rosa Di Biase, interpretata da Amalia Palermo, sorella di Maria a‘ Br’gantessa e moglie di Mauro Sanchirico, il primo a strappare le bollette agrarie che innescarono la miccia della rivolta. Mauro Sanchirico interpretato da Ulderico Pesce, sarto e clarinettista nella banda del paese che accompagnava in clandestinità nelle sue peregrinazioni da confinata e in violazione delle norme Maria Derin detta Maria Birba confinata a San Mauro. Maria Birba proprietaria di una pescheria a Muggia, confinata perché comunista per aver partecipato ad un omicidio, confinati anche i figli a Salandra e Miglionico, la presenza e la frequentazione di Maria Birba ha probabilmente creato il terreno fertile per l’esplosione della rivolta. La storia di Maria Birba è rievocata dalle parole di Mauro Sanchirico che la presenta e narra le vicissitudini che l’hanno condotta al confino.
La rivolta di circa 800 sanmauresi, nei confronti del podestà fascista e che coinvolse soprattutto donne, fu causata dalle “bollette” relative ai contributi agrari, sbagliate ed esose che innescarono il germe della rivolta.
L’autore legge la rivolta come guidata da una strategia ben definita, perché inizia col taglio dei cavi del telegrafo a cui partecipano Nicola Di Biase e i cugini Lacovara Pietro e Salvatore, partecipano oltre ai contadini più di dieci artigiani che non possedevano terre, quindi la loro fu partecipazione disinteressata rispetto alla questione economica che toccava i contadini, ma che testimonia la vicinanza al popolo degli artigiani. Episodio di cui si parlerà in tutta la Basilicata e annunciato anche da Radio Mosca e che influenzerà gli eventi che interessano il materano negli anni 1940-1943.
La storia è stata ricostruita da Pesce grazie agli Atti processuali, che la definisce <<la prima rivolta popolare della storia d’Italia contro il regime fascista. Furono uccisi dalle forze dell’ordine due manifestanti, Francesco Lavigna e Sante Magnante, ferite quattro persone tra le quali due donne: Mariantonia D’Eufemia e Antonia Miccio, poi arrestata, e condotta nel carcere di Matera dove fu costretta a partorire, Giuseppe Malacarne e Salvatore Bubbico. Nel carcere di Matera furono arrestati per 13 mesi 130 manifestanti contro il regime. Questo di San Mauro è il seme che ha portato alla rivolta di Matera del 1943 e poi alla lotta di occupazione delle terre del materano.>>
La storia narrata a tratti in dialetto e accompagnata dalle note dei musicisti del conservatorio di Matera Giuseppe D’Amico, Monica Petrara, Giovanni Catenacci, Erminia Nigro, Giuseppe Pace e Domenico Di Nella, squadra tutta lucana come evidenziato dal regista, tranne Lara Chiellino. Il progetto nasce da un bando regionale sui beni immateriali e curato dalla Dott.ssa P. Minardi della Regione Basilicata.
La serata si conclude con la preghiera di esaudire un desiderio dell’autore, che la porta, fatta di tavole di abete, della caserma che presenta ancora i segni delle esplosioni, sia acquistata, restaurata e collocata all’ingresso del palazzo comunale a testimoniare la storia della rivolta, storia che appartiene non solo alla comunità di San Mauro, ma all’Italia tutta. A conclusione delle rievocazione la platea in piedi ha omaggiato gli interpreti per le emozioni regalate con un lungo e prolungato applauso.
