MIMMO BENEVENTANO: UN EROE DEL ‘900. UN MONOLOGO DI GIANPIERO FRANCESE E INTERPRETATO DA GIUSEPPE RANOIA

0
Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

I

Io lotto e mi ribello.

Mi sono votato ad un suicidio sociale.

Non nella droga, come molti,

troverò il rimedio per un

mondo più giusto. Non parlo

per me, sono così poca cosa.

Grido per coloro che non

Han più voce perché L’han

Persa urlando e piangendo

O per quelli che han dimenticato di averla.

Mimmo era un eroe, no anzi era un galantuomo, come diceva Pirandello, è più difficile essere galantuomini perché bisogna esserlo sempre eroi basta un giorno. Mimmo era un galantuomo e anche un eroe, non come Achille invincibile o come Ulisse astuto e non aveva superpoteri come Nembo Kid, era un uomo normale, armato di passione e senso civico e tanto tanto coraggio. Quel coraggio che lo portò a contrastare chi faceva di Ottaviano il suo feudo: O professore, Raffaele Cutolo. Mimmo era comunista, cattolico, medico e coraggioso ed era lucano, amava la sua Sasso di Castalda. Mimmo e morto, ucciso, ammazzato perchè era onesto. Mimmo Beneventano però vive ancora e si racconta con la voce di Giuseppe Ranoia in un monologo del poliedrico Gianpiero Francese,  autore, regista e musicista, che con l’arte fa anche impegno civico dall’aiuto bambini della Siria al ricordo di una vittima della Camorra.

“Il mio paese d’origine è a pochi km da Tricarico. Vengo da Sasso di Castalda in Basilicata, lì ho vissuto fino a 16 anni, un bel tempo con amici indimenticabili come Rocco Curto, Domenico Petrone; Rocco Perrone. È una terra fatta di gente che se decide di non piegarsi, non si piega.

E io sono sempre stato così. Se ne accorse anche La Marca quando mi mise una mano sulla spalla e mi disse con quel piglio ironico che mi faceva girare le palle: «Come va compagno, tutto bene?» e io l’ho guardato gelido e gli ho detto: «Toglimi la mano dalla spalla, mi hai già sporcato troppo».

 

Giuseppe Ranoia

La Marca era un esponente del PSDI, era un imprenditore nel settore dei rifiuti, proprietario di alcune discariche come la cava Sari a Terzigno e poi quella di Pianura; ed era in affari con il fratello di Cutolo e con il boss Mario Fabbrocino, ve lo ricordate- O Gravunar, il carbonaio, il boss dei due mondi”.   Spiega Giuseppe Ranoia: “Gli eventi legati alle conseguenze della pandemia, hanno profondamente modificato la struttura sociale nei suoi articolati aspetti e continua a spaventare l’uomo generando in esso una profonda crisi propria di quei momenti storici di grandi mutazioni ma soprattutto di ridimensionamento del presunto “potere” umano sopra gli aspetti della natura. I meccanismi di carattere economico-finanziario a impostazione industriale hanno mostrato tutta la loro effimeratezza e la ricerca spasmodica per mercificare ogni aspetto della vita, cerca le soluzioni per non morire, divorando tutto ciò che lo nutre e lo ingrassa.

Come la neve sciogliendosi mostra ogni imperfezione del paesaggio, così questo momento mostra la pochezza e la miseria umana a cui il guadagno a ogni costo ci conduce.

Sotto il metaforico manto di neve compare così, come prima vittima ferita e lacerata profondamente, la cultura. Bisognerebbe definire questo termine, ma occorrerebbe che tale definizione venisse preceduta da un esercizio fondamentale: epurare il pensiero dai processi logici propri dei banali algoritmi finanziari. Così, nella nuova primavera, appariranno chiari gli stupri fatti al termine “cultura” che fiorirà di nuovi ed essenziali significati. Fermandoci a riflettere sugli effetti, si osserva la confusione e la foga a rimanere a galla per accaparrarsi la patente di operazione culturale. Sembra quasi l’affannarsi delle sorellastre di Cenerentola a farsi entrare la scarpetta, per dirla con le favole di origine a noi cara (G. B. Basile).

Gianpiero Francese

In questo turbinio tutto il mondo della cultura, complice anche una rivoluzione massmediatica, tenta di rivoluzionare se stessa salvo poi fare i conti col vecchio che non entra nel nuovo!”. Ma come il Covid non può fermare l’arte così l’oblio non ha fermato questo straordinario ricordo a 41 anni dalla morte del medico, fiero di essere comunista e cattolico e a breve dalla morte del mediante del suo assassino, che è sembrato quasi mitizzato Genio del male sì ma pur sempre genio, sorvolando sulla scia di sangue e morti di innocenti e di servitori dello stato che decretò O professore di Ottaviano, Raffaele Cutolo.

“Sono stato eletto nel 1975 consigliere comunale ad Ottaviano e riconfermato nel 1980.

Se eri contro le ingiustizie, per come venivano ridotti i nostri paesi, eri subito aggiunto sul libro nero della camorra! Io però fui il primo a lasciarci la pelle. Per questo sono qua da 41 anni, ad aspettarti. Tanto di qua devi passare, lo so, caro professore vesuviano. Non so dove andrai dopo ma devi passare. Fui il primo consigliere comunista in Campania ad essere assassinato.

Due anni prima di me, il socialista l’avvocato Pasquale Cappuccio, che assieme a me svolgeva una ferrea opposizione in consiglio comunale, e pochi mesi dopo il segretario del partito comunista Raffaele La Pietra che fu solo ferito e pensò bene di trasferirsi al nord. A fine agosto del ‘78 fu assassinato a Pagani il sindacalista Antonio Esposito Ferraioli, perché non voleva far mangiare carne avariata alla mensa della fabbrica nella quale egli era cuoco”.

Domenico Beneventano, detto Mimmo (Petina, 11 luglio 1948 – Ottaviano, 7 novembre 1980), era anche poeta, era nato sui bianchi Alburni che guardano verso l’ancestrale Lucania e verso la bella e martoriata Campania, aveva vissuto a Teggiano,ed è sepolto nella paterna Sasso di Castalda.

Urlo e mi strazio perché

Nemmeno l’eco io sento.

Chiedo forse l’impossibile e

La grandezza di questo ideale

Spegne a poco a poco

Tutto il mio vigore.

Nessuno lasci il suo posto

Per ascoltare il mio canto del cigno:

a nessuno voglio sottrarre tempo.

Fate solo un cenno con gli occhi:

mi sentirò più forte

e non soltanto illuso.

“Ecco che riflettendo con alcuni amici, cerchiamo, con infantile entusiasmo, di osservare e di tornare a far qualcosa per la gioia di farlo, allontanando anche gli affanni del disgustoso contingente fatto di scadenze, domande, iscrizioni…

Così una stanza si attrezza di tende, faretti, microfoni, videocamere, e altre chincaglierie per creare il sogno che l’uomo, da sempre, insegue abbattendo i confini tra reale e irreale, fantastico e impossibile rendendo viva ogni cosa altrimenti nemmeno pronunciabile – spiega Gianpiero Francese – Compare così Mimmo Beneventano che attende dopo quarantuno anni il suo principale carnefice (ndr Raffaele Cutolo), colui che si è posto al di sopra di ogni legge naturale, o se si preferisce al di sopra di Dio, decidendo la morte di un giovane appassionato, convinto nel potere emancipatorio della politica e dell’unità sociale contro i soprusi di piccoli gruppi affaccendati in un esercizio di potere. Anche il carnefice deve piegarsi alla legge naturale che pone un termine alla vita di ogni essere vivente.

È necessario riflettere sugli episodi storici, capirli, analizzarli non solo come punti su di una retta, ma come elementi vitali della catena del nostro DNA. La storia ci sta dappresso più di quanto si creda e Mimmo Beneventano, come le altre vittime, sono vive perché vivono in noi e ci pongono dinanzi a scelte pesanti, responsabili dicendoci che il silenzio non è soluzione; il girarsi dall’altra parte è grave quanto premere un grilletto; il far finta che tutto vada bene porta al “c’è del marcio in Danimarca”.

E così l’unica soluzione forse, è che muoiano tutti, eroi e antieroi, perché il mondo cambi e le rivoluzioni avvengano, proprio come in Amleto”. Che altro dire, Pensiamo che gli avvenimenti siano sempre fotogrammi di un film da vedere al cinema o, per essere attinenti ai tempi, su qualche piattaforma, ma spesso accadono accanto alla nostra porta: ne sono testimonianza gli episodi occorsi nel metapontino nei decenni scorsi, o ultimamente a Scanzano in cui è emerso una pericolosa quanto inaspettata trama malavitosa. Il caso Claps, i fidanzatini, gli altri omicidi occorsi nella “Basilicata felix”. Il teatro può fare anche questo: deve! E così, l’impegno di un sindaco di una piccola cittadina impariamo che deve essere sostenuto!

Mi si potrebbe contestare che il teatro non è solo denuncia, ma anche questa opposizione sarebbe viziata da quel carattere troppo interessato per cui restituirebbe un’analisi profondamente e pericolosamente parziale.

La riflessione su determinati temi non deve fermarsi al solo articolo di cronaca, ma dovrebbe condurre a scandagliare ogni micromovimento dell’animo umano, proiettando sulla nostra vita quanto si muove sul palco.

Cosa si proverebbe a vedersi puntare una pistola, sapendo che di lì a poco esploderà il suo colpo che porrà fine alla vita? Cosa si proverebbe in quel preciso momento pensando che quel grilletto è mosso da uno che non capisce “libertà”, “giustizia”, “bene comune”? Cosa si proverebbe sapendo che gli uomini a cui sono rivolte le battaglie di giustizia ed equità, volgeranno le spalle nel momento in cui il colpo uscirà dalla canna della pistola?

“È il dialogo tra Medea e il coro delle donne di Corinto. O l’arringa di Antigone. Oppure Pelasgo che risponde agli egizi: “demoukratousakeir” (la mano governante del popolo giusto e pio. È la prima volta che in letteratura si trova l’accenno al più articolato termine “democrazia” e che rimbalza sino ai nostri tempi quando gli Intillimani cantano la loro “El pueblo unido jamàs serà vencido”).

Non è nel segno, nella sua denotazione, ma nella sua connotazione l’importanza e che è generata tanto maggiore quanto il processo di scoperta e conoscenza effettivi (e non apparenti così come diffusamente percepito oggi grazie all’offerta didattica selvaggia che la rete internet offre). Mimmo dunque, non può morire. Mimmo non deve morire. –  sottolineano Francese e Ranoia – Ecco il teatro ha due funzioni fondamentali correlate tra loro: ha una funzione geografica e una storica. La prima nasce proprio dall’essenza umana all’interno di un universo per cui si rendono necessari dei riferimenti cardinali (tutto nasce dai viaggi. Le culture si sviluppano lungo le possibilità di collegamento. L’arte è figlia della geografia); e la seconda è il fondamentale esercizio di non dimenticare per poterci muovere e poter ritornare, poter migliorare. Se non ci fosse stata capacità di memoria ci saremmo estinti in un batter di ciglia. Mimmo non deve morire affinché noi non moriamo.Mimmo ci insegna, insieme al teatro, che i viaggi, la memoria sono legati a un pronome: NOI. (Proprio come la pandemia ci sta urlando di imparare: nessuno si salva da solo)”

Quante lezioni! Il processo di I grado, avviato nell’86 si concluse con la sentenza di ergastolo per Raffaele Cutolo e altri sei imputati; nel processo d’appello gli ergastoli saranno cancellati con la formula dubitativa. Nel 2012 il Ministero dell’Interno riconosce Mimmo vittima della criminalità mafiosa sulla base della sentenza dell’87 che lo definiva “…persona impegnata…imbattibile contro la violenza camorristica” . Nell’89, nasce ad Ottaviano il Circolo di Legambiente intitolato a Mimmo per continuare le sue battaglie contro le aggressioni al patrimonio naturale e culturale e per sviluppare e sostenere comportamenti civili e una reale coscienza ambientalista.
Nel Novembre 2012, viene costituita la Fondazione Mimmo Beneventano per mantenere vivi la memoria, i principi e la tragica ed ingiusta uccisione. In ricordo di Mimmo, ogni anno la Fondazione istituisce un concorso di poesie elargendo borse di studio ad alunni delle scuole primarie e secondarie di I grado situate nei comuni di Petina, Ottaviano e Sasso di Castalda. Noi non lo dimenticheremo mai.

IL MONOLOGO

Condividi

Lascia un Commento