UN GRANDE LUCIO TUFANO RACCONTA “LA CITTA’ DEI TIMBRI”

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Si può partire da un timbro per fare la storia di una città. E ci si può inventare una dilatazione del concetto di timbro, per capire un secolo e per raccontarlo. Lucio Tufano ha fatto tutto questo e ne è uscito un lavoro interessantissimo che diventa un punto di riferimento per gli altri storici che verranno. Si, perchè Tufano è il primo a raccontare compiutamente la storia del capoluogo potentino, da Zanardelli ai giorni nostri, passando  per la “grande guerra”, il fascismo, la liberazione , la ricostruzione , il quarantennio democristiano e l’autonomia regionale . E lo fa con una narrazione che rende vivi i personaggi, dà luce agli ambienti, anima il palcoscenico di una città nella quale l’autorità è stata sempre protagonista, temuta ,ossequiata, blandita, accettata ma quasi mai amata. Un rapporto, tra amministratori ed amministrati, che è riuscito  a rimanere inalterato, nonostante i cambi di scenari e l’avvicendarsi di personaggi: l’ossequio formale ai detentori del timbro, ma la diffidenza profonda, convinta, viscerale  verso un “potere” che è stato sempre “classista”, nel senso di elitario, sia che si trattasse di una elite professionale o culturale, sia che si trattasse di elite burocratica o politica.  E paradossalmente- scrive Tufano- la conquista di un qualsiasi piccolo timbro è l’aspirazione più forte per affermare una tappa della propria scalata, un grado di potere, una forma di sicurezza nella mentalità e nella cultura, nello spirito conservatore della borghesia, un’ancora immessa nel mare della tranquillità sociale, una certezza nella promozione del sottoproletariato piccolo-borghese. Creato il nesso tra la” provincia” e il “potere”, tra la città dei divieti e quella dei favori, tra concessioni e dilazioni, lo scrittore e storico Lucio Tufano si muove con sapienza e abilità  tra i decenni del secolo scorso  in questa enclave sociale lucana articolata in famiglie, gruppi di potere, notabili e burocrati da una parte e “tutto il resto”dall’altra . E lo fa raccontando di fatti e di persone senza preconcetti, senza tesi precostituite  ma sempre tenendo presente quella “coabitazione intermittente tra politica e burocrazia” che ha rappresentato il filo conduttore del potere in tutte le epoche. Ne escono personaggi  a volte inquietanti, a volte giganteschi , a volte sorprendenti che hanno avuto un ruolo determinante nel Capoluogo e per il capoluogo e che forse ingiustamente sono stati accantonati nel procurato oblio di tutta un’epoca. Tra questi ,il potente e terribile Prefetto Quaranta, “ di animo schietto, di carattere franco e leale, sempre diritto, preciso, ispirato al pubblico bene” che apertamente imprime il suo timbro nella realizzazione dell’imponente Palazzo degli uffici Governativi e in quello che all’inizio fu il Manicomio.  E così, dal potere di passaggio , quello dovuto ai prefetti che rappresentavano Roma, si passa al potere Doc, quello che, attraverso lo schermo di provincia, diventa “di origine controllata”, fatto di parlamentari, presidenti, assessori, sindaci. Non solo la moltiplicazione dei timbri, ma un nuovo frenetico uso che ha affondato spesso o quasi sempre le sue radici nel fertile terreno della costanza del bisogno e che è cresciuto lungo i rami delle amicizie, della fedeltà gregaria , del “do ut des”. E in questo rapporto intriso di convenienze reciproche il timbro diventa sinonimo di posto fisso, il nuovo sogno di una città plasmata da quello che Tufano chiama “la tirannide dei Gelsomini”. L’impiego- tuona Franco De Mascellis, in un articolo del Popolo di Lucania del settembre 1950-questa teoria da uomini seduti piccolo borghesi, fatta di orari fissi, di ventisette, di gratifiche e di straordinari, con le tredicesime e le ferie estive, è la causa prima della nostra miseria e della nostra disperazione, da aneporre anche alla naturale povertà della terra che ci opprime e deprime”.Insomma , per  un libro di storia della nostra città, Tufano è riuscito a fare un unico grande racconto, in cui le epoche sono legate tra di loro da elementi  identificativi comuni, da tratti distintivi che si confermano susseguendosi, e che trasmettono suggestioni, inducono a riflessioni e sopratutto offrono una fotografia vera e ,a tratti impietosa, di una città simbolo della concezione provinciale e meridionale del potere. Con questo sesta pubblicazione su Potenza, dopo” Dal regale teatro di campagna”, “Una poetica del Teatro Stabile”, “Genesi e Genio del Commercio”,”Una città e l’automobile”, “I poeti ed il volto della città”,  Lucio Tufano mette il timbro,è il caso di dire- su un lavoro prezioso, nel quale la capacità di fermare fatti e date si coniuga ad una narrazione da romanziere, nel senso della capacità di creare emozioni, di commuovere, meravigliare, rendere la storia un palpitante  racconto. Rocco Rosa

 

In libreria

Lucio Tufano
La città dei timbri Potere, simbologia, retorica e carisma

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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