UN INGLESE A MELFI E NEL VULTURE DELL’800

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di Michele Strazza

Charles Daubeny, professore anglosassone di chimica e botanica, fu a Melfi e sul monte Vulture nel 1834, nel corso di un’escursione i cui risultati presentò alla “Ashmolean Society”, assieme ad un breve racconto del viaggio in luoghi poco descritti da altri inglesi, nonostante la ricchezza “non solo di curiosi fenomeni naturali ma anche di paesaggi pittoreschi […] invitanti per chi ama gli scenari selvaggi e romantici”. Nella sua opera (Narrative of an excursion to the lakeAmsanctus and to mountVultur in Abulia in 1834, Oxford, 1835) sono contenute due vedute della collina di Melfi ed una dei crateri dei laghi di Monticchio, molto pregevoli per la loro nitidezza e precisione, oltre ad una tavola tra i Campi Flegrei, il Vesuvio ed il Vulture.

Giunto a Napoli, il 3 dicembre 1834 il Daubeny ingaggiò un vetturino partenopeo per dirigersi da Porta Capuana lungo la strada costruita durante il regno di Carlo V che attraversava l’Apulia.

Il viaggio del professore inglese si snodava tra gli iniziali percorsi pianeggianti della campagna partenopea prima di iniziare l’ascesa degli Appennini, una volta partiti da Nola, tra vedute e osservazioni della conformazione fisica e geologica dei luoghi, e giungere ad Avellino, “città ampia e popolosa” dove si poteva trovare “una locanda molto confortevole in cui fermarsi, prima di proseguire per il lago Amsanctus” raggiungibile “a cavallo in poco più di mezza giornata”.

Daubeny vi giunse in carrozza, percorrendo una strada tortuosa che lambiva le località di Pratola e Mirabella, prima di raggiungere a piedi la cittadina di Frigento, lasciando la carrozza presso un’osteria a valle di quel centro.

Accolti nella casa di campagna di don Martino, il mattino seguente il viaggiatore ebbe modo di visitare gli specchi d’acqua dell’Amsanctus, raccogliendo un campione d’acqua che sottopose ad analisi chimica in modo da stabilire la quantità residua di aria, una volta isolata la parte di acido carbonico e di idrogeno solforato contenuta in un recipiente. Fece anche osservazioni sugli effetti degli effluvi nocivi esalati da quelle acque nella valle e sulle formazioni rocciose, notando la posizione intermedia del lago Amsanctus tra il vulcano attivo del Vesuvio e quello estinto del monte Vulture per cui, a suo giudizio, “una linea retta tracciata da un vulcano all’altro e prolungata sino al vulcano dell’isola d’Ischia, passerebbe a un miglio o due dal lago mefitico”. Un errore, questo, ripetuto da altri autori che si interessarono dell’origine di questo e di altri vulcani (H. Abich, E. Suess, Scrope, Lyell, W. Deecke, De Giorgi ed altri).

Lasciata la casa di don Martino e ripresa la strada maestra a Mirabella, Daubeny proseguì per il monte Vulture. Partendo da Ariano la comitiva percorse la valle sino al “cadere della notte”, raggiungendo la dorsale di Bovino, città posta su un’altura. Decisero di trascorrere la notte in carrozza, non avendo trovato né taverne né osterie confacenti.

Al ponte di Bovino quei viaggiatori abbandonarono gli Appennini addentrandosi in un’ampia pianura estesa per trenta miglia sino alle coste dell’Adriatico. Lasciata la strada principale, raggiunsero Ascoli trovando “una sistemazione molto scomoda in una piccola taverna”.

Il 10 dicembre, percorrendo una pianura selvaggia ed incolta, dopo nove miglia guadarono l’Ofanto e, risalendo una schiera di piccole collinette, entrando in Basilicata, videro Melfi ed il monte Vulture.

Melfi, costruita su un’altura isolata, ostentava il suo pittoresco castello. Un piccolo corso d’acqua ne bagnava la valle, collegata alla città da un ponte. Dopo aver precisato di aver trovato “una comoda sistemazione presso la Nobile Locanda del Sole”, ricevendo “ogni attenzione possibile dai gentiluomini del luogo”, Daubeny annotò che quella cittadina era “grande ma molto sporca” e si trovava “così lontana dalla strada principale” che risultava difficile incontrarvi dei forestieri. Quanto alla gente del posto, scrisse che, pur essendo “onesta e cordiale”, era “ignorante e superstiziosa”  per cui lo straniero avrebbe fatto bene “a stare attento”.

La mattina dell’11 dicembre ascese il monte Vulture in compagnia di un gentiluomo di Melfi e dei gendarmi di scorta in aggiunta alle consuete guide.

Dopo aver costeggiato la base della montagna, fu nel bosco di Monticchio. Particolarmente interessanti sono le notizie che egli fornisce sulle risorgive presenti: “Nel mezzo di questa foresta vi è una fonte chiamata Acquasanta, molto fredda e senza alcun sapore particolare, che ha fama di curare molte malattie ed è ricca di bolle d’aria”. Ne esaminò la composizione, consistente in “anidride carbonica con una piccola parte residua di aria” e notò come quello stesso gas fuoriusciva, in quantità maggiore, da una crepa della roccia vicina, e che “un grande deposito di travertino nelle vicinanze” ne indicava la fuoriuscita “anche altrove”.

Continuando a risalire la montagna, Daubeny ebbe modo di vedere e descrivere quell’anfiteatro vulcanico ed i laghi craterici sulle cui rive erano i resti della chiesa di S. Ippolito e, sull’altura, il convento francescano, dove gli abitanti di Melfi si recavano in pellegrinaggio nel santuario dedicato a S. Michele, “spinti” dal desiderio di pregare e di “commemorare gli avvenimenti del 1528, quando alcuni cittadini, nascondendosi all’interno del cratere, riuscirono a sfuggire alla furia delle truppe francesi al comando di Lautrec che, presa d’assalto la città, la passò a ferro e fuoco”.

Uno “scroscio abbondante di nevischio” obbligò la comitiva ad abbandonare l’idea originaria di salire sulla sommità della montagna vulturina e ad affrettare il passo verso Melfi, dove dovettero trattenersi in attesa di guadare l’Ofanto ingrossato dalle piogge. Ottenuti in prestito dalla famiglia Araneo “due ottimi muli” per trainare la carrozza, in aggiunta ai tre cavalli posseduti,  “attraverso il fango che ingombrava il terreno tra la città e la strada principale”, raggiunsero Napoli dopo quattro giorni di viaggio.

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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