di
Michele Strazza
Nell’autunno del 1857 visitò la Basilicata il medico di Amburgo Karl Wilhelm Schnars, in Italia già da 17 anni.
Proveniente dalla Puglia, una carrozzella a due ruote, “il corricolo”, lo aveva portato, la sera del 22 novembre, a Lavello, “città confine della Basilicata”, dopo le numerose difficoltà del viaggio dovute ad un percorso pieno di fango ed acquitrini. Nella cittadina lucana doveva festeggiarsi in quel giorno la festa di San Mauro, ma la pioggia insistente ne aveva determinato il rinvio.
Simpaticissima la descrizione che lo Schnars fa nei suoi appunti di viaggio dell’arrivo a casa del dottor Giaculli, esponente di una nota e ricca famiglia della borghesia lavellese.
In realtà il medico di Amburgo era stato indirizzato per l’ospitalità presso un altro “signore” ma questi era assente e i servitori, dopo aver visto il tedesco ed il seguito ricoperti “da una singolare crosta di fango dalla testa ai piedi”, credendoli dei malfattori, non avevano voluto riceverli.
Fortunatamente tra le “ventidue lettere” di presentazioni portate con sé ve ne era una indirizzata al dottor Giaculli e lo Schnars, bagnato ed infreddolito, si recò subito al nuovo indirizzo dove trovò la famiglia a tavola per la cena.
Appena entrò nella stanza “coi vestiti da viaggio nello stato su descritto” la padrona di casa, spaventata, si mise a gridare, allontanandosi con le figlie. Il dottor Giaculli, facendosi “coraggiosamente” avanti, squadrò il nuovo arrivato “dalla testa ai piedi”, scuotendo il capo, ed aprì la lettera di presentazione, ponendosi “più volte la mano sulla fronte”, ammettendo francamente di non poter credere che il forestiero potesse essere la persona di cui si parlava nella lettera e che era “del tutto impossibile” che con una carrozza, per lo più sotto la pioggia, si fosse raggiunto Lavello da Canosa poiché “tali viaggi non erano mai stati compiuti in carrozza”.
Dopo che anche i servi di Schnars ebbero confermato il racconto, il medico di Amburgo, nonostante la fame e il sonno, provò “uno strano piacere” nell’essere stato considerato “come un brigante o addirittura un omicida che aveva rubato ad un assassinato le carte”.
Tuttavia la famiglia ospitante doveva subito rivedere la prima impressione. Il forestiero, infatti, dopo essersi lavato e sistemato, ricomparve, con ben altro aspetto, suscitando sguardi più benevoli.
Gli venne, perciò, preparata un’altra camera, “confortevole e perfino elegante”, e gli venne offerta un ‘ottima cena dopo la quale anche il dottor Giaculli rise sulla propria diffidenza.
Ma altre novità non sarebbero mancate. Appena svegliato, infatti, lo Schnars ritrovò “il buon dottore”seduto sul letto che, dopo essersi informato del suo stato di salute, raccontò “che la moglie da poche ore gli aveva partorito facilmente e felicemente un figlio, il primo dopo otto figlie”, attribuendo il fatto proprio alla “evidente trepidazione” suscitata dall’ingresso del forestiero nella sala da pranzo. Lo Giaculli, inoltre, insistette perché il medico di Amburgo fosse il padrino del bambino, ma poiché ciò non era possibile “per le differenti religioni” gli fu dato uno dei nomi di battesimo del tedesco.
Lo Schnars, dopo aver fatto visita alla puerpera “secondo le usanza del luogo”, visitò la città “con un tempo rimessosi completamente al sereno”e, in seguito, si recò a Venosa, ospite della famiglia Rapolla.
Rientrato a Lavello, fu nella cattedrale di quel centro “dove molte belle ragazze con freschi visi erano inginocchiate davanti al santo nero”. Passeggiò, poi, per il paese con alcuni notabili del posto la maggior parte dei quali “non era mai stata a Napoli e non aveva assolutamente alcuna nozione dell’estero”.
La sera al viaggiatore si aprirono le porte del palazzo che originariamente gli era stato destinato come alloggio. L’amministratore si scusò “insieme ai suoi undici figli ed ebbe timore, dopo aver letto la lettera di presentazione al suo padrone, che questi l’avrebbe subito licenziato” se Schnars avesse raccontato di non essere stato ben accolto, ma naturalmente questo non avvenne e tutti gli undici figli accorsero a baciare la mano del medico di Amburgo.
La sera stessa il viaggiatore d’oltralpe riuscì ad assistere ai fuochi d’artificio “resi impossibili il giorno prima dalla pioggia”, preceduti da un curioso spettacolo nel quale “un pulcinella si arrampicava sull’impalcatura con gesti goffi, con una torcia nella mano per accendere i fuochi d’artificio, ma ogni volta veniva respinto da un altro personaggio, un vecchio barbuto che si trovava al di sopra”. Finalmente gli riuscì d’accenderli “ma solo dopo molti capitomboli”. L’illuminazione ed una piccola banda musicale che suonava pezzi d’opera completarono la prima parte della manifestazione. Dopo di che iniziò un’ altro spettacolo pirotecnico all’altro capo della città con protagonisti due contadini di Barile che gareggiavano nell’arte dei fuochi, molto praticata a Barile e Melfi, per un prezzo di dieci ducati.
Schnars fu scelto come giudice di gara ed egli, con notevole capacità diplomatica, attribuì “con soddisfazione di tutti” il premio in parti uguali. A festa conclusa, a mezzanotte, il medico di Amburgo si ritrovò felicemente a casa Giaculli per il battesimo del neonato prima di visitare, il giorno dopo, altri centri del Vulture.