Armando Tita*

Senza voler scomodare Pareto e il suo “Trattato di Sociologia” non possiamo esimerci, non possiamo sottrarci a un obbligo e a un dovere verso le popolazioni della Val d’Agri. Le popolazioni della Val d’Agri, Comunità ospitanti dei Mega Centri Oli di Eni e di Total, non possono subire tante omissioni. Un popolo sano non può subire terrificanti stupri territoriali senza una civica e dovuta reattività. Nel lontanissimo 2011 sulle pagine del Quotidiano della Basilicata denunciavo il “Texas senza regole” con i lucani …mai divenuti dei veri texani. L’euforia e l’esaltazione dei momenti iniziali sostituiti dallo sconforto sociale. Il “Totem nero” del Petrolio si era insediato indisturbato in un meraviglioso Parco Nazionale della Val d’Agri, tra faggi e cerri, tra pascoli e sorgenti, tra campi coltivati e nuovi insediamenti artigianali e industriali senza pagare alcun prezzo e senza innalzare quel tenore e quella qualità della vita da tutti i texani/lucani agognato. Dalle poche maestranze lucane non specializzate e occupate nella prima fase si è passati alle centinaia di assunzioni, tutte rigidamente, fuori dalla Val d’Agri. La popolazione ha preso consapevolezza che il Totem nero si è solo caratterizzato da meno Lavoro e più Tumori. I difensori inneggianti alle meraviglie paradisiache della nuova stagione dell’economia petrolifera hanno preso amaramente atto che il Texas lucano è del tutto privo di filiera autoctona. Una sorta di nuova colonizzazione che non gode neanche dei benefici del Piano Mattei con istituzioni regionali e comunali che hanno accettato supinamente i diktat delle spietate compagnie petrolifere. Lasciare soli i coraggiosi uomini e donne impegnati in prima linea nella difesa della salute, dell’ambiente e del territorio dei lucani è un popolo distratto…lo diciamo eufemisticamente. Da decenni subiamo monitoraggi ambientali che sembrano pre-confezionati. Controllori e Controllati dalla stessa parte. Un “trumpismo” con squallidi conflitti d’interessi, ante litteram, che noi lucani abbiamo sperimentato sul campo. Alterare, distorcere, falsificare, raggirare, nascondere sono stati i verbi più utilizzati e più praticati da una ambigua classe dirigente  Classe dirigente petrolifera che subisce da anni processi e prescrizioni. Il Totem Nero ha inciso sullo sviluppo dei centri abitati ? Ha inciso sulla natalità o esistenza delle aziende? C’è mai stata una evoluzione dell’imprenditorialità locale, una ricaduta socio-economica degli incentivi delle royalty? Lo sviluppo dei Centri abitati della Val d’Agri lo si è soltanto sfiorato con l’aumento inverosimile del settore dell’edilizia e dei costi di fabbricazione. Le royalty hanno fatto prevalere azioni municipali di piccolo cabotaggio e di basso profilo senza alcun respiro e senza alcun effetto moltiplicatore. Lo spopolamento ne è la plastica conferma. Interi nuclei familiari hanno ripreso il trolley, l’odiato bagaglio a mano. Tanti piccoli tabernacoli nel deserto e tantissimi impianti sportivi che pagheranno il fio di elevati costi di gestione saranno costretti a soccombere nel giro di qualche anno. Le royalty, quelle indirizzate economicamente all’innovazione e agli investimenti produttivi languono …come langue una normativa specifica che possa tutelare la regione Basilicata, la regione europea con maggiore concentrazione di attività petrolifere su terra ferma. A tutto ciò fanno da contraltare le decine di milioni di euro non spesi sull’innovazione che giacciono nelle casse municipali dei “Comuni delle Royalty” senza alcuna progettualità finalizzata. Le popolazioni della Val d’Agri facevano molto affidamento sulla Fondazione Mattei , sulla formazione dei Quadri e del Management locale per far crescere un indotto e consolidarlo nel tempo. Tutti auspicavano un vero e un serio accordo con l’UNIBAS e il DIMIE, capace di sfornare figure professionali e tecnici di alto profilo, di spessore e di qualità(mi riferisco ai tanti ingegneri , meccanici, chimici, ambientali ed elettro-strumentali ecc.). La dirigenza ENI/Total/Shell si è ben guardata dallo stipulare una convenzione ad hoc con il DIMIE. Troppo vincolante e troppo trasparente il ruolo da assegnare a queste figure professionali di alto profilo. Tale ambiguo e contradditorio comportamento, illogico, incoerente rispetto alle intenzioni più volte dichiarate sulla stampa locale stridono con il cosiddetto valore condiviso e la creazione di partnership di lungo termine con le Comunità ospitanti . “Intenzioni” che hanno avuto il fascino di scivolare nel Nulla senza lasciare traccia. Solo mero chiffon de papier, solo parole al vento, solo proclami, senza costrutto e senza sostanza. Perché nessuno degli attori istituzionali (Regione e Università) ha ritenuto opportuno denunciare tale comportamento ambiguo delle Fondazioni petrolifere? Coinvolgere il DIMIE e l’Unibas avrebbe significato aprire alla Basilicata la gestione petrolifera lucana, avrebbe fatto comprendere i trentaquattro milioni di barili estratti nel solo anno 2008 con una media di 93mila barili al giorno, avrebbe significato riprendere i monitoraggi ambientali, fermi al 1999. Purtroppo, dobbiamo prendere amaramente atto che le Compagnie petrolifere hanno adottato la strategia vincente del “Divide et impera”, dividi e comandi. Molte amministrazioni locali della Val d’Agri invece di unirsi hanno voluto abbracciare il volume di successo di Alessandro Baricco “I Barbari”… padrone a casa mia. Il Totem nero oltre a non creare alcuna occupazione aggiuntiva e qualche sospettoso aumento di malattie tumorali ha innescato pure una guerra tra i poveri, senza precedenti. La guerra tra i poveri che ha indegnamente sostituito la guerra alla povertà.

*Sociologo e saggista