di Gianfranco Blasi

 

Alcune settimane fa ho ricevuto un secondo  prezioso dono dal mio amico Michele Vizziello. Un’amicizia antica, inesauribile, tenace, carica di sentimenti positivi.

Michele Vizziello, oculista materano, noto anche per i suoi trascorsi professionali, politici e soprattutto sportivi, nessuno lo ha dimenticato mentre vendeva per strada gli abbonamenti  della sua Olimpia Basket Matera, ha pubblicato il suo secondo libro di poesie: “Una finestra sui sogni”. Versi d’amore e poesie dedicate agli affetti, a Matera, ai materani  e alle atmosfere rupestri, con un occhio al tempo che passa, anzi che fugge agli occhi persino del poeta.

Il libro è stato presentato a Matera qualche mese fa.  Con un saluto del  sindaco, Bennardi, l’introduzione affidata a Maghita Palumbo e Maria Giovanna Bolettieri e gli interventi del regista e attore Antonio Montemurro, delll’artista Toni Montemurro e dell’editore Enzo Antezza. L’autore ha concluso i lavori coordinati dal giornalista Pasquale Doria.

Un libro di poesie molto bello, raffinato, dolce. Come suggerisce il titolo, un affaccio sulla vita del poeta, sui suoi affetti, sui luoghi, soprattutto sull’amore.

Recensendo il suo primo libro “E Tu …” ho scritto che “la poesia di Michele è molte cose. Ricordo, luoghi, legami, intimità, amore, famiglia. I suoi versi sono lievi, qualche volta dolcemente malinconici. Quasi sempre puntuali, carichi di musicalità. ” … ”. E il secondo lavoro conferma e rafforza questo mio convincimento. Introduce temi che oserei definire pascoliani. Sì, perché proprio come Giovanni Pascoli, Michele ci fa viaggiare , ci porta a spasso tra i versi, le parole, le suggestioni, le emozioni, le atmosfere create dalla sua penna non solo in questa mirabile raccolta , sospesa tra saggistica e poesia, come un canto di rimando tra cinguettii diversi eppure all’unisono capaci di tornare al suo pensiero. Vizziello tratteggia con la mano fine di un cesellatore la sua poetica e porta il lettore a scoprire un’anima pulsante e viva, intessuta d’amore, che fa della scrittura, in tutte le sue forme, un inno costante alla forza dirompente della vita.
Un libro per chi ama scrivere o sognare.
Per chi conserva lo stupore della meraviglia intatto nel cuore e negli occhi.
Per chi sa festeggiare il dono immenso della parola amore. Amore per sua moglie, compagna di una vita, per i suoi affetti più cari, amore totale per Matera, ma non in quanto Capitale Europea della Cultura. No, per Michele, Matera è Capitale del suo cuore. E’ essenza esistenziale. Linfa vitale.

Se Pascoli scrive:

E la Terra sentii nell’Universo.
Sentii fremendo ch’è del 
cielo anch’ella,
e mi vidi quaggiù piccolo e sperso,
errare, tra le stelle, in una stella.”

Oppure:

C’è qualcosa di nuovo

oggi

nel sole.”

Michele Vizziello risponde così:

Avere non basta, non è tutto la ricchezza devia e vanifica,

ogni romantico sogno spegne ogni desiderio ogni intima aspirazione.

Essere se stesso è verità

è coerenza, sincerità

Essere se stesso è volare alto

è affermare la grandezza dell’uomo”.

 Insomma, Michele Vizziello  ha un rapporto privilegiato con Pascoli come Pascoli ce l’ha inconsapevolmente con Cupido. Sono gli orizzonti dell’amore che in ”Luna d’ amore” ha addensato, il momento più eminente di un cuore, quello del poeta della materanità, che continua a battere forte.

“Fa capolino velata tra le nubi del cielo brumoso

una luna ridente

e scalda i cuori con il calore della luce e il suo candore.

Osservandola una coppia di amanti sogna l’amore eterno

la felicità per sempre.

Ma la luna fuggente lentamente scompare tra le nubi più dense

portando con sè ogni fantasia d’amore”.

C’è nostalgia, un pizzico di realismo, ma non è pessimismo. Torno sempre a Pascoli e alla sua continua proiezione dal passato al futuro, attraversando le fotografie dell’oggi.

Come per il grande poeta anche per Michele c’è un “Domani”. Spinto, appunto,  dall’oggi e da un giacimento inesauribile di sentimenti del passato che non può essere ignorato.

La ”finestra sui sogni” di Michele Vizziello è sempre aperta, come hanno ricordato quanti si sono alternati a commentare la sua raccolta di poesie. Maghita Palumbo, Maria Giovanna Bolettieri, Antonio Montemurro, Toni Montemurro, Enzo Antezza e Pasquale Doria, per citare i tanti che si sono occupati della sua poesia. Anche perché una parte di loro ha un legame particolare con quella ”finestra’ che dà su un vicinato comune: quello di una Matera, che ha una identità da difendere e riscoprire, amare profondamente, respirare, sentirne l’odore direbbe Michele, far conoscere e preservare.