UNA HOGEWEIK ANCHE IN BASILICATA

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DONATO MARCHISIELLO

Se l’aspettativa di vita si è ormai notevolmente allungata (secondo Eurostat, nel 2018 in Europa la media era di 81 anni) grazie al veloce progresso della tecnologia, con annessi ovviamente anche fattori sociali e ambientali in lento ma costante miglioramento, la terza età resta comunque non priva di difficoltà legate principalmente alla salute. E, fra le patologie classiche che affliggono nonni e nonne, sicuramente vi sono le tante malattie che colpiscono la mente che, in generale e in forme ovviamente diversificate, causano sempre un declino delle facoltà variabile ma, spesso, talmente grave da interferire nel normale svolgimento delle principali attività quotidiane. Nel mentre la ricerca è impegnata a scovare le cause di gravi malattie come l’Alzheimer (per la quale, durante lo scorso mese di marzo era stato annunciato un nuovo farmaco nord-americano in grado di modulare l’enzima legato alla formazione delle placche amiloidi), la cura dei pazienti afflitti da malanni neurologici resta comunque una questione delicata e gravosa, specialmente per coloro che non possono permettersi una classica struttura di ricovero pseudo ospedaliera. Ma, esistono modi differenti di approcciare al problema e che, incredibilmente, apporterebbero in linea teorica anche benefici insperati all’intera comunità: ed è qui che entra in gioco Hogeweyk, un villaggio-quartiere sito nella città di Weesp, in Olanda, creato nel 1993. È un agglomerato urbano con servizi e svaghi d’ogni sorta, tra teatri e pub, ma al contempo è anche una vera e propria casa di riposo. L’obiettivo dell’ambizioso progetto? Un «cambio di paradigma nella visione delle cure tradizionali» che, nella mente dei creatori del progetto, sono state «destrutturate, trasformate e normalizzate». Il focus alla base del progetto stesso, dicono i creatori, è quello di «concentrare le cure sulla possibilità e non sulle disabilità».

Ma come funziona? Nel quartiere di Hogeweyk ci sono case, ma anche pub, ristoranti, teatri, un supermercato e diversi club con al centro tante attività ricreative. Sul funzionamento intrinseco della struttura, vi è un recente “report” dell’Ansdipp, associazione nazionale dei manager del sociale. Il villaggio-quartiere ospita poco meno di 200 persone, suddivise in circa 20 appartamenti da diversi abitanti ognuno, “accomunati” dopo un’attenta valutazione iniziale non solo dello stato psico-fisico, ma anche dello stile di vita, degli interessi, delle attitudini ecc. Ogni appartamento, ha a disposizione una figura professionale paragonabile ai nostrani oss, con mansioni relative alla cucina e alla pulizia. In aggiunta, a blocchi di 3 o 4 appartamenti v’è a disposizione un infermiere, oltre a personale medico attivo sia durante le ore notture che diurne. Gli ospiti hanno facoltà di esplorare liberamente il villaggio e, ovviamente, pagare e accedere, attraverso una card da loro gestita i cui fondi poggiano sulla retta mensile, a tutti i servizi che l’innovativa struttura ospita. Ad esempio, gli abitanti di Hogeweyk possono acquistare autonomamente cibi e bevande, che comunque vengono monitorati dalla struttura organizzativa del villaggio. E, naturalmente, le tante attività ricreative disponibili sono spesso gestite da associazioni di volontariato impegnate nella cura della terza età. Naturalmente, l’esperimento è stato già replicato, in Francia e persino in Italia: nel 2018 infatti, nella periferia di Monza è sorta una struttura molto simile, seppur più contenuta nel numero dei pazienti ospitati, e che permette ai tanti anziani presenti di vivere una vita a tutti gli effetti normale in un contesto “positivo”.

Perché non replicarlo in Basilicata? La domanda, naturalmente, sorge spontanea: non solo per l’intrinseca validità del progetto, che mira a “estricare” l’accezione spesso “rassegnata” che si ha degli anziani affetti da demenza et similia, ma anche perché, potenzialmente, i vantaggi per il territorio lucano sarebbero notevoli. Pensiamo, innanzitutto, ai tantissimi paesi, paesini e frazioni disabitate o quasi: progetti del genere, anche contenuti nei numeri, potrebbero sostanzialmente rinverdire una moltitudine di centri lucani che, spesso e volentieri, vedono al loro interno decine e decine di abitazioni totalmente deserte e disabitate, con annessa popolazione (principalmente giovane e giovanissima) con le “valigie pronte” sull’uscio. Anche i potenziali benefici per il sistema lavoro lucano, ci sarebbero eccome: non solo professionisti dell’ambito sanitario o delle cure di settore, ma anche del comparto turistico o artistico-ricreativo e artigianale, avrebbero sicuramente nuova linfa vitale e rimetterebbero in moto i meccanismi della micro-economia locale. Senza contare che, immaginando più progetti creati con fondi regionali e gestiti direttamente dall’Ente o con la sua partecipazione, strutture del genere potrebbero convincere tante persone a stabilirsi in Basilicata e godere delle sue bellezze storiche e naturali, donando maggiore risalto complessivo alla regione. Insomma, sulla carta, ci sono tutti gli elementi per poter valutare un progetto (o come detto più progetti): a quando, dunque, una Hogeweyk che parli lucano?

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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