di Teri Volini
La Giornata della donna dovrebbe innescare – a mio avviso – una serie di riflessioni molto approfondite sulla situazione storica femminile, di cui le stesse donne hanno una conoscenza scarsa, quando non modellata da una cultura ufficiale convenzionale e non aggiornata da più autentici punti di vista.
La condizione femminile registra ancora così tante situazioni problematiche e drammatiche, da costringerci a forgiare nuovi termini, come Femminicidio (© Lagarde) e Femminilicidio (© Volini), per sottolineare l’inammissibile violenza contro la donna, e in generale contro la vita e la natura.
Fraintendimenti
Gli ottimi presupposti all’ormai ultra centenaria “Giornata” vengono tuttavia compromessi da una serie di “equivoci” di cui le donne stesse sono responsabili, e che non vanno sottovalutati, dal momento che rallentano la soluzione delle criticità collegate non solo alla questione femminile, ma all’evoluzione della società tutta.
Ho la netta sensazione che, come su un relitto sommerso si formano delle incrostazioni che finiscono per inglobarlo, deformandolo e confondendone la forma e la sostanza, allo stesso modo il fenomeno di alterazione investe importanti problematiche, mutandone il senso originario, trasformandole impercettibilmente in qualcos’altro, conforme curiosamente ai parametri della società consumistica, che detta e impone le sue leggi in ogni ambito, secondo la sua convenienza.
Trionfo dell’Ipocrisia
Nella grande confusione che s’ ingenera, assistiamo al reiterarsi di un conformismo camuffato, che assume i profili più diversi: alcuni scontati nella loro volgarità, come i festini con spogliarello maschile e simili, le cui partecipanti ritengono che l’emancipazione consista nello scimmiottare le modalità del peggior maschile patriarcale, ma anche insospettabili manifestazioni pseudo culturali – in realtà pretestuose e superficiali – che NON scendono al cuore delle cose e alla ricerca di soluzioni valide e ad ampio raggio. Tante donne, e non solo le più giovani, non si accorgono di farsi gestire dalla scaltra cultura dominante, che invece dovrebbero mirare a cambiare in senso migliorativo, tramite alte dosi di sana informazione e di consapevolezza, e seguendo l’esempio che le nostre antesignane hanno coraggiosamente s / offerto per prepararci il Campo dei diritti.
È facile e ingiusto dimenticare le tante lotte delle donne delle precedenti generazioni e i risultati così duramente concretizzati da quel tempo in poi. E mi sembra che la causa di tanti problemi irrisolti sia da attribuire anche alle donne che di quelle lotte non hanno profittato, diventando anzi delle epigoni del patriarcato: io le definisco androdonne.
Donne Epigoni del patriarcato
Non è affatto scontato che tutte le donne rappresentino o incarnino il femminile, si assiste anzi troppo spesso ad una sorta di “tradimento” di quel valore. Troppe donne aderiscono a modalità contrarie a ciò che attiene a tutto ciò che onora la Vita, l’Autenticità, la Dignità, la Libertà, la Responsabilità dell’essere.
Ne sono esistite in tutto il corso della storia: ma se la ferocia dei tempi andati in qualche modo giustificava comportamenti dettati dalla sopravvivenza o dall’assenza di leggi garanti (come ancora succede in paesi di estremismo religioso o dittatoriali), per le donne che vivono in società bene o male democratiche e civili risulta molto più grave la scelta di adeguarsi ai non-valori patriarcali e di imitarne le prassi nella sete di potere, fama, danaro, per arrivismo, fatuità e ignoranza ben coltivata, o solo per pigrizia, opportunismo o accomodamento in uno status quo vantaggioso.
Forse inconsapevoli del danno che fanno a sé stesse e all’intero corpo sociale, di cui rallentano l’evoluzione, costoro stringono alleanze con il sistema dominante, accettandone le regole e i modi di pensare e di agire, avversano le altre donne, specie quelle che si tengono lontane da tutto ciò, non ne riconoscono il valore o ne ignorano le capacità e i meriti, osteggiandone la dignità delle scelte: in realtà creando un muro contro il Femminile, intaccando inesorabilmente la propria autenticità, libertà, creatività, felicità, consapevolezza, espansione, lealtà, armonia…
Ripristino del Principio Femminile Originario
Ciò che va fatto è improrogabilmente difendere, sostenere e condividere il Principio Femminile e i valori connessi, come verità, rispetto, coraggio, fiducia, generosità, gentilezza, intuizione, cura, sostegno, discernimento, integrità, correttezza, intelligenza, saggezza, conoscenza, riconoscimento, nutrimento, sensibilità… ciò che dà senso alla Vita. Ma attenzione! Il Principio Femminile non è ad uso esclusivo delle donne, tutt’altro! Esso è inclusivo di uomini e donne di buona volontà, base essenziale per un nuovo stile di vita, non più impostato sulla competizione, ma sulla cooperazione e l’apprezzamento di ogni Persona che proponga la Cosa Giusta e di qualità.
I valori di cui il Principio Femminile originario è portatore, devono crescere e affermarsi, non solo per il bene delle donne, ma di tutti gli esseri e del pianeta che ci ospita.
Solo se tale valore universale verrà onorato e condiviso da ciascun essere umano; se verrà riconosciuto, assimilato, direi “adottato”, dalle donne e dagli uomini – che identificando la modalità patriarcale come inutile e distruttiva, se ne allontanano – si contribuirà al ripristino di “titoli” di coscienza, dignità, solidarietà, giustizia, amore, bellezza, pace… Bene Comune fondamentale, indispensabile per l’evoluzione, esso si realizza solo con questa complicità, solidarietà e compartecipazione. In caso contrario, non potremo aspettarci miglioramenti reali, e l’8 marzo diverrà sempre più il Trionfo dell’Ipocrisia, un’inutile farsa.
Come atto simbolico di servizio civile, proponiamo un aggiornamento della Giornata Internazionale, per dedicarlo non solo alla donna, ma al Principio Femminile: a questo bene, a questa crescita materiale e spirituale, a questo balzo evolutivo che porta alla nuova Terra, alla nuova Umanità
Teri Volini e Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza
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