Una proposta emergenziale per la Basilicata

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Riccardo Achilli

Non c’è da farla nemmeno troppo lunga. I prossimi mesi saranno drammatici sotto il profilo economico e sociale. Il consensus fra gli economisti è che, nel migliore dei casi, avremo una recessione di dimensioni più gravi e durevoli rispetto a quella del 2008, a sua volta più grave di quella del 1929. Nello scenario peggiore, prospettato ad esempio recentemente da Nouriel Roubini, che insegna alla N.Y. University, saremo di fronte ad un crollo a “I” della produzione e dei mercati, cioè ad una caduta libera di durata indefinita.
Evidentemente, le regioni meno sviluppate sono più fragili e più esposte. L’esperienza fatta con la crisi del 2008, per la Basilicata, è stata che il ciclo economico regionale risponde in maniera peggiore rispetto a quello nazionale. I segni della crisi si manifestano con circa 6 mesi-1 anno di anticipo, soprattutto per effetto delle rapide contrazioni produttive ed occupazionali della grande industria (SATA in primis) che “scontano” la caduta della domanda, e la fuoriuscita è molto più lenta. Di fatto, se guardiamo all’andamento del Pil, mentre nel 2008 quello italiano riuscì a chiudere ancora in positivo (+1,4%) la Basilicata, in quell’anno, scontava già una crescita zero. Inoltre, mentre la ripresa dal “double dip” della crisi è avvenuta, in Italia, nel 2014, la ripresa stabile, in Basilicata, si è manifestata solo tre anni dopo, nel 2017. Questo perché, quando la crisi arriva, trova in Basilicata un tessuto socio-economico particolarmente fragile e scarsamente competitivo, e di conseguenza genera danni molto più profondi e durevoli al potenziale di crescita. Fra 2008 e 2017, a prezzi correnti, la crescita italiana cumulata è stata di 7,1 punti. Quella lucana di 4,2. Stavolta, come detto in premessa, sarà anche peggio. Rischiamo di non avere, nemmeno a dieci anni di distanza, una crescita cumulata.
E allora occorre una proposta di rottura, peraltro avanzata anche dalle parti sociali, in particolare dalla Uil Basilicata. Gli strumenti anticrisi messi in campo a livello europeo ed italiano non saranno sufficienti a consentire una ripresa economica, in Basilicata, in tempi anche soltanto medi. Bisognerà dunque mettere in campo uno strumento straordinario. I dati di avanzamento dei programmi operativi FESR e FSE, aggiornati a fine febbraio, mostrano che le risorse non ancora impegnate sono pari a 307 milioni (103 di fonte FESR e 204 di fonte FSE). Una cinquantina di milioni dovrebbero essere disponibili sul FEASR. In più, andrebbero considerate le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, che, per il FSC 2014-2020 incluso nel patto per la Basilicata, potrebbero ammontare a circa 400 milioni. Infine, a tale cospicua massa di risorse si potrebbero aggiungere quelle delle royalties petrolifere, in prospettiva aumentate grazie all’accordo con Total per Tempa Rossa.
Questa cospicua massa finanziaria potrebbe essere riprogrammata completamente, in accordo con la Ue e con il Governo italiano, per dare vita, negli ultimi anni dell’attuale ciclo di programmazione, quindi fino al 2023 in termini di spesa, ad un grande programma anticiclico regionale, finanziato da un Fondo Unico Anticrisi, contenente misure per le imprese e per le famiglie (anche sotto forma di contributi monetari diretti) selezionate in modo da essere incentrate su interventi di impatto diretto sul ciclo, di attuazione particolarmente facile e rapida, evitando di replicare su scala regionale interventi già presenti su quella nazionale (quindi, ad esempio, niente ammortizzatori sociali, che dovrebbero essere garantiti da Sure, niente garanzie pubbliche alle imprese, che sono già presenti nel DL Liquidità del Governo, ma piuttosto interventi per la liquidità immediata e la riduzione del debito di imprese illiquide ma ancora solvibili).
Per le misure di competitività strutturale (innovazione, formazione continua, istruzione, ecc.) non aventi quindi natura congiunturale ed anticiclica, ci si affiderà alle risorse del prossimo ciclo 2021-2027, che potrebbe, se si troverà in sede europea l’accordo sul nuovo bilancio, essere anticipato nell’avvio, anche utilizzando strumenti di programmazione per progetti più semplici da redigere e valutare, in modo da sovrapporsi alla spesa del Fondo Unico Anticrisi, che si occuperà di spendere le risorse residue del 2014-2020.

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Sull' Autore

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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