spunti per un dibattito
ROCCO ROSA
Nessuno ha titolo per tacciare di retorica o peggio di ipocrisia le riflessioni e i propositi che arrivano dalla classe politica regionale, di maggioranza o di opposizione, rispetto alla tragedia del terremoto, all’accostamento di quell’evento con la pandemia e agli inviti all’unità e alla collaborazione con cui inevitabilente ognuno chiude il proprio intervento. E però,proprio prendendo per sinceri quei propositi, occorre che si pongano dei punti fermi per evitare che celebrato il funerale e sparso l’olio santo della commozione ognuno torni a agire secondo le convenienze di giornata e seguendo le brutte abitudini assunte nel passato. E dunque, se il tema è lavorare nell’interesse della regione e secondo uno spirito unitario, non è che si chiede un allargamento delle responsabilità nella conduzione degli enti, ma un coinvolgimento reale di tutti gli eletti, nel luogo in cui questa rappresentanza si consuma , e cioè nelle assemblee elettive.
Una seconda vistosissima anomalia è la formazione per cooptazione della classe dirigente, con i partiti che hanno abolito i meccanismi di rappresentanza comunali, provinciali, regionali e nazionali. Non ci sono più rinnovi sezionali, i congressi sono aboliti o si tengono dopo che le decisioni sono già state prese, i sindaci delle città vengono decisi a Roma, i parlamentari vengono scelti dai capi partiti. Un meccanismo che porta a disconoscere il territorio come fonte di rappresentanza e quindi a fare politica nell’interesse dei decisori romani, sia che si tratti di rivendicare lì’importanza del petrolio per la Nazione, sia che si tratti di votare al referendum per cose contrarie all’interesse della regione ( vedi referendum sulle trivelle). C’è la possibilità di fare queste cose? c’è la volontà di prendere provvedimenti rispetto a questi strappi portati ad un corretto esercizio di democrazia?
Non credo. E però credo che se si continua di questo passo, arriverà il momento in cui torneranno i partiti localistici, quelli che mettono nel focus della loro azione esclusivamente la regione, in una sorta di nuova autonomia regionale. Se riflettiamo adeguatamente, l’autonomismo lo stanno chiedendo le regioni ricche, Zaia ha fatto il pieno del consenso e perfino l’Emilia , espressione di una politica statalista, si muove in quella direzione. Lì vogliono decidere da soli. Noi aspettiamo che altri decidano per noi in casa nostra. Ma siccome stiamo vedendo che questo Protettorato romano ci sta umiliando e mortificando, può darsi che oggi o domani si accenda la scintilla di una rivendicazione autonomistica. Sopratutto se l’egoismo dei capi partiti partorirà l’ennesimo tradimento al popolo, non introducendo le preferenze . Due sono le soluzioni: o i partiti imparano a rispettare il territorio, dando alla dirigenza locale pieni poteri decisionali , oppure la gente si organizzerà per decidere senza i partiti. Come in gran parte è successo a Matera. O Roma cambia, oppure si ritroverà con uno scenario cambiato.
