MELFI,UNA STORIA NELLA STORIA. NEL SALONE ARALDICO DELL’EPISCOPIO MANCA UN VESCOVO

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FRANCO CACCIATORE

Si tratterebbe di Ferdinando Bonzi, prelato della diocesi di Melfi nel 1528, anno dello scontro tra Francesi e Spagnoli. L’eccezionale notizia in una ritrovata pubblicazione di Abele Mancini Questa è davvero una storia nella storia. Nel ritrovare una pubblicazione dal titolo “Cose patrie. Ricordi, studii e pensieri”, edito in Roma nel 1894 (prezzo L.1,00), apprendiamo qualcosa di straordinario.

salone degli stemmi

Nel salone araldico dell’episcopio di Melfi mancherebbe lo stemma di un vescovo, che sarebbe stato volutamente eliminato dalla sequela dei prelati che hanno governato la diocesi. La firma del testo è autorevole, del poeta e storico Abele Mancini (1845-1899) di Melfi, legato per molti versi al mondo culturale toscano, tra l’altro Presidente della Società Filocritica di Scienze, Lettere ed Arti di Firenze.

Abele Mancini

Il libro che riporta la notizia è di piccole dimensioni, oggi diremmo un tascabile, di sole 144 pagine, e contiene anche una sua poesia “La leggenda del Vulture”, scritta nel capoluogo toscano nell’autunno del 1874. Ebbene, al capitolo “Manca un vescovo, è perché?” Mancini argomenta sul prelato che avrebbe retto la Chiesa di Melfi nel 1528 e il cui stemma non figura nel salone del Palazzo Vescovile. L’anno in questione è ricco di avvenimenti. Dalla presa di Melfi da parte dei Francesi, alla strage della popolazione, ai superstiti che trovano rifugio in montagna e tornano in patria, dopo cinquanta giorni, alla rioccupazione degli Spagnoli. Mancini, ovviamente si rifà al libro che per eccellenza narra la città dai suoi primordi, “Notizie storiche della città di Melfi” del 1866 di Gennaro Araneo.

libro cose patrie

E non poteva essere altrimenti anche per essere l’Araneo un sacerdote laureato in teologia e con importanti incarichi nella chiesa, “Canonico Primicerio della Cattedrale di Melfi, Rettore del Seminario di Melfi e già Pro-Vicario generale della diocesi”. D’altronde nella redazione del libro si era avvalso della consultazione degli Atti Sinodali Diocesani di Carafino e Scaglia. Però Mancini nella narrazione dei fatti si discosta poi dall’Araneo per il ritrovamento di un atto nella Biblioteca Cassanatense (istituita nel 1701 nel convento domenicano S. Maria sopra Minerva a Roma) nel cui testo si legge: “Ferdinandus Bontius Forentinus…Cardinalis et Episcopus Melphien factus, ex hac vita decessit anno 1528. Quo tempore Civitas Melphien fuit ab Odet Comite de Foix, Lotrecco noncupata ingenti suorum Civium occisione devastata”. Documento di estrema importanza che, oltre a confermare l’occupazione e l’eccidio compiuto dai Francesi di Lautrec, dice che il vescovo dell’epoca era Ferdinando Bonsi, il quale visse appunto lo scontro in Melfi tra Francesi e Spagnoli e tutto il seguito e che morì nello stesso anno 1528. Diversamente l’Araneo nel 1528, anno in cui tra l’altro vi fu l’unificazione tra la Chiesa di Melfi e quella di Rapolla, colloca Giannotto Pucci, quale vescovo della Diocesi. E quello che ancor più meraviglia che di Bonsi, come detto, non esiste nemmeno il suo stemma nel salone dell’Episcopio, dove l’araldica parte dal primo vescovo della Diocesi, Giovanni, nell’anno 1037. C’è da chiedersi il perchè. Questa l’argomentazione di Mancini: Il vescovo Bonsi, all’epoca in linea con il Vaticano, si schierò nella contesa dalla parte dei Francesi, ritenuti dei liberatori. Ovviamente alla rioccupazione degli Spagnoli fu da questi inviso, pur se si adoperò perché il ritorno in patria dei superstiti divenisse una celebrazione non solo civile ma anche religiosa. Nello stesso anno Bonsi morì e gli spagnoli, secondo Mancini, imposero che il suo stemma non figurasse “con l’intento di disperderne la memoria”. Ovviamente fu questo, conclude , “un’offesa alla storia” e il nome di Bonsi vive negli Atti Sinodali. Davvero un capitolo sconosciuto e di grande rilevanza nella storia di Melfi e della Chiesa che si spera apra un utile squarcio da approfondire. Quanto da noi esposto certamente una semplice opera di ricerca, ora la parola passa agli storici. 

Foto: L’episcopio e ( in copertina) la cattedrale di Melfi in uno scatto notturno – La copertina del libro “Cose Patrie” – Particolare del Salone degli Stemmi dell’Episcopio – Abele Mancini, nell’immagine un po’ sbiadita a corredo della pubblicazione.
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