VENOSA, SCRIGNO DI STORIA E DI TESORI

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CARMELA MARIA ROSA SINISI *

 

Tra previsioni e misfatti, croci e delizie, tra sogno e realtà non saprei che titolo dare al racconto sui borghi lucani. Venusia, ora Venosa, già colonia del glorioso impero romano di cui conserva segni fastosi, fu terra di giuristi, musici e poeti. Tra tutti ricordiamo il più grande che attraverserà oceani e distanze per farsi ricordare come il padre dell'”Attimo fuggente” colui che esortò la bella Leuconoe a cogliere l’attimo, Carpe Diem! Invitando a vivere ogni attimo che il tempo fugace potrebbe sciupare. Quinto Orazio Flacco, poeta latino illustre amico di mecenate a cui Venosa ha dato i natali, è il nostro concittadino più noto. Su questa collina, dolcissima, dove il Levantino soffia caldo ad indicare che ad est, vicinissimo, c’è un mare pescoso l’Adriatico, qui nacquero tanti uomini illustri. Il Cardinale G.B. De Luca, giureconsulto che in effige scultorea possiamo ammirare dinanzi al “Palazzaccio” ad indicare a futura memoria i sentieri del sacro diritto. Poi Carlo Gesualdo da Venosa, nipote di Carlo Borromeo, musico madrigalista, ricordato per la vicinanza a Torquato Tasso a cui rifiutò, pare, di musicare alcuni versi della Gerusalemme Liberata così da guadagnarsi una citazione del Sommo Poeta nella Divina Commedia. Gesualdo sarà noto anche per il terribile fatto di sangue per cui assassinò sua moglie, fedifraga, Maria D’Avalos colta in flagranza di tradimento. L’imponente Castello aragonese che insiste nella magnifica piazza a Venosa appartenne anche alla famiglia Del Balzo Orsini ma fu dapprima dimora dei Gesualdo, lì vissero Carlo prima e suo figlio Emanuele poi. Venosa è tra i borghi più belli d’Italia, una cittadina ricca di tanta storia e di archeologia dove resti paleolitici, romani e di epoca medievale si sono stratificati come oro in una miniera. Il sito di Notarchirico espone il reperto umano più antico di Europa oltre i resti del leone delle caverne. Tanto oro in queste miniere da poter arricchire un’intera nazione… Tutta la campagna intorno a Venosa è fitta di vigneti e uliveti, come tutta l’area del Vulture. Qui si coltivano viti di pregio da cui si produce l’ottimo e corposo vino da tavola, Aglianico del Vulture, premiato e riconosciuto in tutto il mondo. Le strade di Venosa sono lastricate di una pietra bianca di cui è ricca di cave e maestri scalpellini. Portali fregiati di stemmi, arricchiscono palazzi gentilizi di cui la mia città è ricca. Questa che ho descritto è la città che fu e che poteva ancora essere…che ora non è più. Venosa, città di chiostri e campanili di monasteri e cattedrali assiste, cotidie, ad un’agonia lenta di emigrazione, spopolandosi come tutti i centri del sud Italia. La totale mancanza di lavoro e l’assenza di servizio presta il fianco alla retorica che facile, in questi casi, cerca responsabilità e colpevoli e che la saggezza popolare ha già individuato. Il moto di cambiamento che ci attraversa non è virtuoso, esso porta con sé il vizio della mala gestione della cosa pubblica e il peccato originale di non essersi amati abbastanza. I Lucani sono un popolo umile e silenzioso il cui stile taciturno e riflessivo ha spesso favorito logiche di sottomissione. Attraversando questa parte della Basilicata che va dal capoluogo potentino verso il Vulture riflettevo a lungo su quanto detto, mentre scorrevano sotto i miei occhi immagini e casolari. Il verde settembrino dei pascoli si fondeva alle fronde di noci e sbuchi maturi che facevano capolino dai finestrini della carrozza che mi trasportava. Pensavo…che abbiamo spogliato i nostri territori della loro identità, della loro vocazione innata per aver ceduto a schiere di operai alla grande industria e per aver creduto che ci avrebbero  “sfamato” più del nostro pane, più del nostro companatico, dei nostri agrumi, dei nostri musei, delle nostre piazze, più della nostra terra. Dovevamo crederci e convincerci per convincere. Non ci siamo amati per aver creduto che Mangiafuoco ci portasse al ballo e invece siamo ridotti in cenere come solo i burattini di legno possono fare. Non ci restano che quelle poche monete d’oro che abbiamo sotterrato, che potremmo tirar fuori. Bisogna tornare a credere che la vera ricchezza di un luogo sono i suoi abitanti con i loro sogni e le loro ambite certezze. Lucani, risentiamoci è il tempo!

*Avvocato,già assessore alla cultura del Comune di Venosa

coordinatrice medinlucania

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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