Si tratta della prima candidatura promossa direttamente dal ministero della Cultura, che ha coordinato tutte le fasi del processo e ha predisposto tutta la documentazione necessaria per la richiesta d’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale.
“Il risultato – si legge in una nota del Mic – è il frutto di un lavoro di squadra che ha visto il coinvolgimento di molteplici istituzioni: 4 Regioni (Lazio, Campania, Basilicata e Puglia), 13 Città metropolitane e Province, 74 Comuni, 14 Parchi, 25 Università, numerosissime rappresentanze delle comunità territoriali, nonché il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra della Santa Sede”.
Tracciata per esigenze militari, per connettere rapidamente Roma a Capua, l’Appia fu progressivamente estesa fino a Brindisi e divenne presto una strada di grande comunicazione commerciale e di primarie trasmissioni culturali; l’appellativo di “regina viarum” che il poeta Stazio le ha dedicato esprime l’insieme delle valenze politiche, propagandistiche, economiche e sociali che le valsero la sua millenaria fortuna. La Via Appia fu la prima delle grandi strade romane a prendere il nome non dalla funzione o dal luogo a cui era diretta, ma dal magistrato che l’aveva costruita. Nel 312 a.C. il censore Appio Claudio Cieco provvide alla realizzazione di un nuovo asse viario che collegava Roma a Capua al fine di permettere il movimento veloce delle truppe romane verso il meridione in occasione della seconda guerra sannitica (326-304 a.C.). Successivamente il tracciato fu prolungato fino al porto di Brindisi, che fornì a Roma un collegamento diretto con la Grecia, l’Oriente e l’Egitto, fondamentale per le spedizioni militari, i viaggi e i commerci. Tale intervento elevò l’Appia a strada più importante del mondo romano, la “regina delle strade”, come la definì il poeta Stazio nel I secolo d.C. (Silv., 2, 2, 12: regina viarum). Il tracciato della Via Appia aveva le caratteristiche poi divenute fondamentali per tutta la rete stradale romana: largo circa 4,10 m, una misura che permetteva agevole circolazione nei due sensi, era affiancato da marciapiedi laterali generalmente larghi 3,10 m contornati da numerosi monumenti funerari che i passanti potevano ammirare nella noia della monotonia del viaggio. La campagna circostante era caratterizzata da villaggi contadini, che già negli ultimi secoli della Repubblica avevano cominciato a scomparire per essere sostituiti dalle grandi ville dei ricchi romani desiderosi di riposare in dimore di lusso lontane dal caos della città. Stazioni di posta, alberghi, osterie, piccoli impianti termali e servizi per i viaggiatori scandivano il tracciato, ottimamente organizzato e gestito da curatores preposti a garantire la continuità dei collegamenti fra Roma e le province. A questa strada furono riservate sempre particolari attenzioni in epoca antica, tanto che ancora nel VI sec. d.C. Procopio di Cesarea, durante le Guerre Gotiche, era ammirato per il perfetto stato di conservazione del basolato. Nel corso della storia romana, l’Appia è ricordata come protagonista di numerose guerre e famose vicende, una fra tutte l’epilogo della rivolta di Spartaco, in cui 6000 ribelli vennero catturati e crocefissi lungo la strada da Roma fino a Capua.
Lo sviluppo in Lucania verso Venosa, dopo Pons Aufidi (Ofanto) seguiva diverse direttrici, scelte dai viandanti, dai commercianti, dai pellegrini e dagli eserciti in base al mezzo di trasporto usato (carro, cavallo o a piedi), alla stagione che influiva sulle condizioni del fondo stradale ed ai rischi dovuti a possibili agguati e furti da parte di banditi armati (per gli itinerari in Lucania e Puglia vedasi di: A.Bavusi, il Cammino di Puglia – Itinerari GIS Vito L’Erario, Alfagrafica Volinnino, Lavello, 2016).
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