
di LEONARDO PISANI
Ottanta anni fa, tra le vittime del secondo bombardamento degli alleati su Potenza, avvenuti il 9 settembre 1943 morì anche un poliedrico personaggio che fu avvocato, accademico e politico: a Potenza Vincenzo Janfolla nato a Potenza l’11 marzo 1873. Il professor Janfolla cercò di scampare ai bombardamenti che si stavano preparando a Napoli, andando nella sua natia Potenza, rifugiandosi nella sua casa di campagna ma il destino fu beffardo: un raid aereo della Royal Air colpì anche la sua tenuta fuori città e l’avvocato fu tra le 187 vittime, di cui 118 uomini e 69 donne: 150 i civili, 37 i militari. Personaggio poco ricordato nella sua Potenza, ma non a Napoli dove all’inizio degli anni sessanta gli furono dedicati a Napoli un busto a Castel Capuano e una strada, tra i quartieri di Piscinola e Miano. Ottimo il ricordo di Salvatore Fioretto su http://piscinola.blogspot.com/2021/01/vincenzo-ianfolla-celebre-avvocato.html. Figlio di un sarto, il giovane Janfolla con sacrifici riuscì a studiare a Napoli, dove fu anche Compagno di classe di un futuro avvocato e primo Presidente della Repubblica Italiana Enrico de Nicola.
Ottimo studente, arrivò con pieni voti a frequentare la facoltà di Giurisprudenza alla Federico II, dove ebbe come docente di Diritto Privato, il ministro guardia sigilli, l’aviglianese Emanuele Gianturco. Terminati con il massimo dei voti gli studi universitari, Vincenzo Janfolla lavorò anche come giovane avvocato, presso un altro illustre lucano: Pasquale Grippo, libero docente di diritto costituzionale a Napoli dal 1879 e deputato della Destra Liberale nel 1890, rappresentò il collegio di Muro Lucano e il 1° di Potenza fino alla nomina a senatore (6 ottobre 1919). Fu vicepresidente della Camera dal 18 maggio 1911 al 5 novembre 1914, allorché divenne ministro della Pubblica Istruzione. Janfolla, fu professore di diritto all’Università di Napoli, Pretore e preso dalla passione politica, si avvicinò alla posizioni di Antonio Salandra, su cui mandato fondò nel Capoluogo lucano l’Unione Liberale e fu consigliere provinciale e consigliere comunale di Napoli. Eletto nella XXV Legislatura del Regno d’Italia (01.12.1919 – 07.04.1921), durante la quale si avvicinò allo statista di origine lucana Francesco Saverio Nitti due volte presidente del Consiglio dei Ministri.
Ricevette poi la riconferma del mandato di deputato nella legislatura seguente, del quadriennio 1921-1924, dove trovò quale Presidente della camera l0amico di studi Enrico De Nicola, eletto al parlamento del Regno D’Italia. Decisamente anti fascista , lasciò l’attività politica dedicandosi esclusivamente alla professione forense nella città partenopea, divenendo uno dei più celebri avvocati penalisti del Mezzogiorno –
Legatissimo alla sua città natale ed alla Basilicata, ecco un suo ritratto pubblicato nella storica rivista “La Basilicata nel Mondo” fondata dall’ Avvocato Giovanni Riviello nel 1924 si vendeva in Italia a £ 5 all’estero £ 10 Questa rivista mirava a far conoscere l’immenso valore intellettuale e spirituale, materiale e morale della terra di Basilicata. 
da “la Basilicata nel Mondo” (1924 -1927)
Vincenzo Ianfolla è veramente un privilegiato della fortuna, poiché è uno dei pochi uomini, pei quali la vita non ha che sorrisi. Ingegno squisitamente dialettico, pronto, chiaro, facile, penetrante, semplificatore, egli è nato avvocato. Egli non ha mai avuto alcuna difficoltà ad emergere e trionfare in Napoli, che pure è la città classica degli avvocati; la sua mente singolarmente fervida ed operosa regge all’immenso sforzo di convogliare, per la loro strada, l’enorme numero di questioni ch’egli deve ora per ora vivisezionare. E tanto a quell’alacre spirito è naturale è facile la disciplina del lavoro, che, in ogni momento, coll’immancabile sorriso sulle labbra, egli può stornare l’attenzione dallo studio per ritornarvi d’improvviso, ad un cenno. Egli può nella stessa giornata , dividendo sapientemente le ore, discutere le cause più diverse; né mai dà prova di stanchezza né alla sera è meno pronto e vivace e attento che al mattino. Non è che apparente tutta questa singolare facilità di lavoro. Essa è la risultante di un enorme sforzo di volontà di quelle eroiche giovinezze, che sono la gloria della povertà. Il giovane ricco di volontà e di talento che, in una grande metropoli, vede intorno a sé chiusa ogni porta della vita, è come una grande forza della natura che non può restare inutilizzata. Fra le sue miserie morali e materiali, nella profonda tristezza delle sue montagne, o calve, o alla cui cima sono appollaiati paesi che dovevano essere inaccessibili ai briganti, nella profonda tristezza delle sue pianure desolate dalla malaria, la nostra Basilicata che non ha industrie, non commerci, non vere ricchezze naturali, è ricca solo di uomini tenaci, ossessionati da una forte volontà di pervenire.
E poiché l’ambiente dei nostri paesi ad un borghese non offre altra possibilità di emergere che il lavoro intellettuale, gli uomini come Vincenzo Ianfolla, nati da modeste origini, non possono che rinchiudersi in sé stessi ed agguerrirsi collo studio, per riuscire, o per abbattersi nella desolazione della sconfitta. La giovinezza di Vincenzo Ianfolla ha singolari coincidenze colla rapida gloria di quel vero genio che fu Emanuele Gianturco. Il grande giurista aviglianese morì a 50 anni, dopo aver lasciato negli studi giuridici un orma indelebile, e dopo essere stato uno fra i più illustri parlamentari e fra i più illustri avvocati della sua generazione. Se Vincenzo Ianfolla è stato quasi esclusivamente assorbito da una sola attività, quella professionale, il successo è stato dei più rapidi e interessanti: più interessante, anzi, di ogni altro, perché è stato unicamente successo professionale. Da circa un decennio la fama di Vincenzo Ianfolla, illustre cassazionista, si è affermata incrollabile. È una reputazione fondata esclusivamente sull’intrinseco valore dell’uomo, sull’altezza dell’ingegno, sulla fermezza del carattere. È una di quelle reputazioni cui ogni circostanza estrinseca è del tutto indifferente. Ianfolla è oggi il Cardarelli della giurisprudenza. Come l’ammalato grave va dal grande clinico, così va da Ianfolla chi cerca, non l’avvocato politico, ma l’avvocato giurista, il sacerdote della giustizia, il principe della eloquenza. Basta la più breve conversazione con questo affascinante giurista, per capirne l’alto valore e per spiegarsi una fortuna professionale, che non forse ha l’eguale. E sentirne una discussione è un vero godimento anche per un profano. Non arzigogoli, non sottigliezze, non sfoggi di dottrina, non cavilli; ma dirittura di ragionamento, semplicità, precisione, brevità sono le armi di cui questo eccellente stratega della discussione si serve. Egli elimina ogni inutile divagazione, rinunzia a tutto ciò che non è essenziale, semplifica, chiarifica, riduce alla più scheletrica espressione ogni più arduo groviglio giudiziario, e con poche battute arriva alla conclusione.
E se l’avversario in un minuto di disattenzione non scopre un vizio del ragionamento, una conseguenza non rigorosamente dedotta dalle premesse, rischia di restar travolto dall’abile perorazione di una tesi che forse non doveva trionfare. Vincenzo Ianfolla non ha nemici. Come tutti i vincitori, è un generoso, è un amico sincero e buono, forse anche un ingenuo. Egli è largo a tutti di consiglio e di aiuto. Nella sua fiorente famiglia questo glorioso atleta dei pubblici dibattimenti trova il solo ristoro all’improba fatica quotidiana. Non poteva non attrarlo la politica, questa grande maga, che ha sempre attratto a sé gl’intelletti migliori. Spirito insofferente di ogni sopruso, legato da sincera amicizia a Francesco Nitti, non poteva Vincenzo Ianfolia abbandonare nell’ora della persecuzione il grande statista. Ma, pur non essendosi ripresentato nelle ultime elezioni, Vincenzo Ianfolla fa ora parte della Commissione per la riforma dei codici e lascerà l’impronta della sua grande esperienza e di profondo sapere nell’imminente codificazione.
Fu componente del Consiglio di disciplina, fu consigliere del Comune di Napoli, fu consigliere Provinciale di Basilicata, ed ovunque lasciò vive simpatie. Perché — oltre che imporsi subito coi suo talento magnifico — Vincenzo Ianfolla, ha anche il segreto, di conquidere tutti — moltitudini di popolo e oligarchie di assemblee — con quella sua signorile simpatia, alla quale neppure gli avversari sanno resistere. Da qualche anno in qua, non vi è grande causa che non abbia il suo patrocinio: e particolarmente appassionata è la sua difesa, molto spesso disinteressata, di pubbliche amministrazioni. Ancor giovane egli ha innanzi a sé tutto un luminoso avvenire: molta luce d’ingegno dovrà ancora gettare sul suo cammino: e la sua vita, la sua rettitudine devono essere a tutti un esempio di probità, di lavoro e di fede nella giustizia. Questo giurista profondo e tenace, che sembra chiuso fra le pandette e le regole del dritto, è un artista innamorato di ogni più alta manifestazione del bello. Una statuetta di Gemito, una poesia nel dialetto della nostra Basilicata lo commuovono come se non vivesse che di arte. E quella stessa sua fanciullesca, intima comunicativa, quel suo perenne sorriso di bontà, che non conosce livori, non conosce odi, sono l’espressione di un’anima di artista. Non può non essere un artista chi ama la campagna come Vincenzo Ianfolla. Viva pur dieci mesi dell’anno tra i supremi magistrati, tra i principi dell’eloquenza, fra i clienti più cospicui per censo e per posizione sociale, egli deve starsene gli altri due mesi in una villa vicina alla sua Potenza, tra il sorriso e il verde della campagna, fra le tenere cure della famiglia, fra i conterranei che l’aspettano. Fra i potentini egli riparla spesso il dialetto di Potenza: rivive la piccola vita provinciale, e come ritempra il corpo nel verde della campagna, la mente affaticata ritempra nel nostalgico rivivere la quotidiana semplice vita degli uomini oscuri. Questo squisito sentimento della natura, quest’intimo senso di austera e disdegnosa semplicità, questo costante ritorno alle origini, sono indici sicuri dell’animo schietto e leale di Vincenzo Ianfolla. È questa sua squisita sensibilità il miglior alleato d’una quadratura mentale poderosamente logica e geometrica. Il ragionatore riesce specialmente gradito ed accetto perché una forma mirabile di arte riveste le più complicate disquisizioni giuridiche. Felice connubio, veramente e squisitamente italiano, di virtù d’ingegno e di animo, mirabile fusione di padronanza del vero e di sentimento del bello, connubio e fusione che sono un dono rarissimo degli esseri veramente privilegiati.
LUIGI LORDI
da “la Basilicata nel Mondo” (1924 -1927)