
A Melfi nel 1932 un saggio a firma di Maria Berardi per la diffusione della lingua nazionale quasi ignorata. A distanza di un secolo opera postuma di Mauro Tartaglia, per ritrovare e tramandare il vernacolo di un tempo. La presentazione al Centro Culturale Nitti.
di Franco Cacciatore
Si potrebbe davvero dire due vocabolari dialettali a confronto. Nel 1932 a Melfi la professoressa Maria Berardi, certamente una docente di materie letterarie, come strenna natalizia, pubblicava un “Saggio di Vocabolario Dialettale”, perché nelle scuole si conoscessero “le parole italiane ignorate, corrispondenti a quelle dialettali”.

vocabolario Berardi
A distanza di quasi un secolo, nel Centro Culturale Nitti, presentato il “Dizionario dialettale di Melfi”, opera postuma del Prof. Mauro Tartaglia, che ha l’intento, di far conoscere etimologie, modi di dire, notizie di una Melfi attraverso i secoli e le dominazioni, ma soprattutto tramandare ai posteri il dialetto, che oramai si avvia a divenire una lingua morta.
Diversa la finalità del saggio della Berardi, che si discosta dai criteri dell’epoca di indurre a non far uso del dialetto, ma intende far conoscere le rispettive parole nella versione della lingua nazionale che molti non conoscevano. Insomma quella di far apprendere, come lei scrive, alle giovani generazioni “un linguaggio comune a tutta la patria”, pur convenendo che “il dialetto ha una tradizione, una storia e le sue parole hanno il sapore del meridione, il fascino della parlata comune, che voltata in italiano, perde quel colorito, quella sfumatura”.
Concetti che collimano con quelli del Dizionario di Mauro Tartaglia, realizzato nell’arco di venti anni, raccogliendo voci e espressioni di una lingua oggi sconosciuta ai più. Nella recente presentazione a cura di Associazione e Fondazione Nitti, è stata evidenziata la valenza della pubblicazione, apparsa per i tipi Osanna. Così i rispettivi presidenti dei sodalizi, Patrizia Nitti e Stefano Rolando, il Vicesindaco Vincenzo Castaldi nel suo saluto e i relatori dell’evento Enzo Vinicio Alliegro, docente di Discipline antropologiche all’Università di Napoli e quelli all’ Ateneo di Basilicata, Donato Verrastro di Storia Contemporanea e Patrizia Del Puente, docente di Glottologia e Linguistica, che ha curato la realizzazione del dizionario, unitamente al volume “Zibaldone melfitano”, con competenza e passione, che le sono proprie. Per tutti l’opera mostra il legame tra Mauro Tartaglia e la sua terra attraverso il pensiero, la ricerca, e lo studio di un passato tali da farlo rivivere nella memoria. Nel legare l’interpretazione culturale, linguistica e antropologica della comunità emerge la sua storia civile, il suo iter di educatore e amministratore. A dare voce alla ricerca di Tartaglia l’attore Gennaro Tritto, che ha rinverdito parole, detti popolari, soprannomi oggi svaniti e che restano solo nella memoria di alcuni.

Mauro-Tartaglia
Ed in questa riscoperta appunto il legame con il saggio Berardi, che in forma molto ridotta apre uno spiraglio sulla forma dialettale, sia pur con finalità diversa. Nell’opera di Tartaglia non l’apprendimento della lingua italiana in una società che usava diffusamente il dialetto nel parlato e nello scritto, ma la salvaguardia di un bene immateriale, quello del vernacolo, parte integrante della storia di un popolo, perché non venga perduto e cancellato.
Le foto: “Vocabolario Dialettale” di Berardi. – I volumi “Zibaldone e Dizionario Melfitano” -Mauro Tartaglia
Copertina: La presentazione al Centro Nitti – Il “Vocabolario Dialettale” di Berardi.