Ottto in Latino e quattro in Matematica al quinto anno? Alla maturità 2018 si potrà essere ammessi lo stesso. Per chi dovrà affrontare l’esame di stato il prossimo giugno valgono invece le vecchie regole: la sufficienza in tutte le materie. Lo schema del decreto sugli esami di stato (Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato), sottoposto al Parlamento, stabilisce, infatti per l’ammissione alle future Maturità una votazione media non inferiore a 6, condotta inclusa. (fonte: ANSA)
A leggerlo cosí, non sembra vi siano correttivi a questa nuova regola, ad esempio un premio a chi invece accede alla maturitá con la media del 7 o dell’8, oppure – come suggerito da una mia amica – la impossibilitá di arrivare a prendere il massimo dei voti partendo dalla media del 6, come accade per il voto di laurea.
Ecco, di fronte a provvedimenti cosí mi chiedo per quale oscuro motivo stiamo dando ancora una sforbiciata ai concetti di eccellenza, di impegno, di merito, insomma per quale motivo stiamo sdoganando giorno dopo giorni la mediocritá e il livellamento verso il basso. Perché un motivo ci deve essere, per quanto distorto: andare verso l’azzeramento del valore legale del titolo di studio? privilegiare l’alternanza scuola lavoro rispetto allo studio fine a sé stesso? rientra in questa stessa strategia il tentativo di abolire il liceo classico?
Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché i ripetuti allarmi sull’analfabetismo funzionale non inducono ad una maggiore attenzione ai messaggi che vengono inviati alle giovani generazioni, e cosa é accaduto a noi, genitori di questi figli, che siamo stati peró forse l’ultima generazione di figli che ha studiato alla vecchia maniera, libri, sudore, esercizi di greco e matematica, analisi logica a quintali, verbi irregolari di inglese e francese. Cosa ci è successo, per volere all’improvviso per i nostri figli tutto facile, tutto spianato, tutto facilitato e in discesa? Sappiamo che poi questi ragazzi si areneranno alla prima difficoltá, al primo colloquio di lavoro andato male, al primo sogno professionale che non si realizza immediatamente?
Che professionisti stiamo allevando? Che classe dirigente, ma anche che classe di lavoratori, artigiani, impiegati stiamo allevando? Se proprio vogliamo fare una rivoluzione, rovesciamo tutto: partiamo dalla classe capovolta di De Mauro e dalla flipped classroom di stampo nordeuropeo e cambiamo tutto. Ci sono valenti esperimenti di sistemi scolastici nei quali sono liberi orari, materie, necessitá dei famigerati “compiti a casa”, nei quali studenti e professori preparano insieme i libri di testo su cui studiare, nei quali entrano a piene mani digitale e tecnologie avanzate. Rivoluzioniamo tutto e stiamo a guardare cosa accade. Ma cosí, in mezzo al guado, no.

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