120 ANNI DI VITA AMMINISTRATIVA A BANZI (1901-2021) E TRE MILLENNI DI STORIA

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di MICHELE MAROTTA 

NITTI, GIANTURCO, il socialista CARNEVALE e il commissario prefettizio MATTURRI nel primo ventennio (1901-1920)

Francesco Saverio Nitti, deputato nel 1904, presidente del Consiglio nel 1919, sostenne e si rese fautore del conseguimento dell’autonomia amministrativa di Banzi, memore degli anni di infanzia ivi trascorsi insieme al padre Vincenzo, che svolse l’incarico di agente demaniale negli ultimi decenni del Novecento, dimorandovi per ben sette anni. In una sua lettera al Prefetto Nitti disse testualmente: «I poveri cittadini di Banzi sono stati oggetto di soprusi…Io mi interesso di essi per avere nella mia prima infanzia risieduto a Banzi».Emanuele Gianturco, deputato dal 1893, Ministro dei Lavori Pubblici nel 1907 e più volte vicepresidente della Camera dei Deputati, essendo stato eletto nel Collegio di Acerenza(di cui faceva parte la frazione di Banzi), accogliendo la richiesta dell’amico Nitti, presentò nel 1901 la legge in favore della elevazione a comune autonomo, ma ilprocesso di istituzione si completerà solo tre anni dopo nel 1904.L’amministrazione comunale di Banzi in ricordo del forte interessamento dell’onorevole Gianturco gli intitolerà la piazza principale del paese. Il territorio del novello comune di Banzi negli ultimi decenni dell’Ottocento aveva effettivamente subito dei soprusi come dice Nitti. Il fatto è che il territorio bantino, sorto come dominio feudale al tempo della Badia di Santa Maria, fu dapprima in possesso della Chiesa attraverso gli abati commendatari e successivamente dei Borboni e del Regno d’Italia. Chiunque ne ebbe il possesso finì per fare sfruttare l’immensa tenuta boschiva ed agricola da venali «affittatori» forestieri, chiudendo a difesa vastissime zone delle migliori terre ed impedendo gli usi civici ai coloni di Banzi nelle contrade di Perrazzeta, Panetteria, Cerasola. Poi nel 1891 una parte del bosco demaniale fu venduta ai Cosentino. Solo nel 1885 a conclusione della vertenza demaniale fra la frazione di Banzi e lo Stato si procedette alla «quotizzazione» in favore dei cittadini banzesi della restante parte del bosco (il cosiddetto «Terzo di Banzi») attuata dal padre di Francesco Saverio Nitti, Vincenzo Nitti, che ne raccontò la storia ed i problemi che dovette superare nella sua «Relazione sulla quotizzazione del Demanio di Banzi», pubblicata nel 1920. Ma la questione demaniale di Banzi ha un’origine ancora più antica se si pensa a quello che fu sostenuto da un grande avvocato e magistrato lucano di Armento degli inizi dell’Ottocento, Francesco Paolo Ambrosini, nella relazione di difesa di Banzi innanzi alla Corte di Appello di Potenza nel 1866 nel giudizio contro il Pubblico Demanio. Egli affermò che «a ricordo d’uomo non fu mai causa, nella quale sia così interessata l’esistenza di un popolo, quanto questa dei cittadini di Banzi contro l’Amministrazione del Pubblico Demanio». Poi continuando in maniera ancora più energica Ambrosini sottolinea che «gli abitatori di Banzi non sono di quei servi che sursero nel rustico podere di un qualche barone…ma uomini liberissimi che reclamano i diritti dei loro padri.» I diritti a cui fa riferimento l’Ambrosini sono quelli già riconosciuti in un’ordinanza del 16 aprile 1812 da parte del Regio Ripartitore Angelo Masci (al quale Banzi dedicherà una delle prime strade del centro storico), che assegnò ai cittadini di Banzi un quarto del bosco e dell’aratorio. L’ordinanza Masci fu però impugnata e si avviò un contenzioso che non cesserà se non quando si porranno le premesse per la istituzione del Comune. Con l’unificazione oltre alla cessazione dei diritti sugli usi civici i beni del Pubblico Demanio riguardanti l’ex-feudo di Banzi erano infine stati ceduti alla Società per la costruzione delle ferrovie meridionali.

La battaglia per Banzi sostenuta e vinta dall’Ambrosini, insieme al suo demerito per aver criticato il governo unitario con un suo scritto sui fatti del 1861, procureranno al giurista il domicilio coatto, la destituzione e l’interdizione dalla professione senza ricevere alcuna solidarietà da parte degli stessi suoi colleghi.Per la piena applicazione della legge 277 del 1901, istitutiva del Comune di Banzi fu anche necessario procedere alla separazione degli interessi patrimoniali e finanziari fra il nuovo comune ed il Comune di Genzano di Lucania, del quale Banzi era stata una frazione fin dal 1816. Le operazioni di separazione si realizzarono dopo alcuni anni e solo nel 1904 si completò il procedimento di autonomia. In questi anni numerose furono le sollecitazioni da parte dei banzesi e certamente vi fu anche un intervento di Vincenzo Nitti al proprio figlio per raggiungere al più presto la separazione. La Società Agricola di Mutuo Soccorso di Banzi sorta nel 1885 volle quindi ringraziare il padre di Nitti proponendolo al Prefetto di Potenza quale Regio Commissario per la costituzione del nuovo comune, come risulta da una lettera inviata il 28 giugno 1904 da parte del presidente della società Nicola Calogero. Nel 1909 si verificò a Banzi l’occupazione delle terre demaniali con le quali si esprimeva il malessere profondo delle masse contadine lucane registratosi nel primo decennio del Novecento. I contadini spinti dalla fame e dopo anni di usurpazioni da parte dei grandi proprietari terrieri occuparono con forza le terre demaniali del Comune. Invasero la casa municipale e tagliarono i fili del telegrafo isolando il paese. Il malessere proveniva da lontano: nel 1893 lo Stato aveva venduto 2.705 ettari del bosco demaniale con 146.000 piante che saranno in gran parte distrutte dal nuovo proprietario. Un’altra parte del bosco di Banzi(uno dei più cospicui della Basilicata), a seguito della quotizzazione finì purtroppo nelle mani di molti forestieri. Nella zona orientale del territorio vi furono acquisti di lotti fatti da affittuari per conto di proprietari o grossi commercianti che così si impossessarono di numerose quote. L’agitazione di Banzi ebbe il sostegno dei nuclei socialisti e ciò spiega la dura reazione governativa. In conseguenza della repressione ci fu l’arresto di alcuni contadini e persino un ferito. La questione contadina ben presto su sollecitazione dei socialisti si trasformò, con la proposta delle affittanze collettive, in vera questione agraria. Si voleva cioè la conduzione di un’azienda agraria in mezzadria o in enfiteusi da parte di una associazione di lavoratori. Questa proposta era una risposta alla disoccupazione agricola acuita dalla crisi del 1907 e legittimava l’aspirazione dei contadini banzesi al conseguimento della piccola proprietà individuale. Già prima che Banzi fosse costituito in comune autonomo, quando ancora era una frazione di Genzano la vita politica e sociale era fervida ed attiva. Nel 1885 era nata la Società Agricola di Mutuo Soccorso favorita da Vincenzo Nitti. Agli inizi del Novecento però questa istituzione essendo avversata cessò di funzionare. Fu grazie all’intraprendenza di un giovane farmacista di idee socialiste, rientrato dall’America nel 1909, Francesco Carnevale, che riprese la sua attività, interessandosi subito alla vertenza demaniale. Il suo contrasto con l’amministrazione in carica, ritenuta indolente ed inefficace, sfociò in tumulti e disordini conclusi con l’arresto del Carnevale. Con la caduta dell’amministrazione comunale alle elezioni del 1912 prevalse la lista della Società di Mutuo Soccorso e il Carnevale diventò Sindaco. Sotto la sua amministrazione si richiese e si ottenne la linea automobilistica Potenza-Montemilone, il mutuo per le strade interne dell’abitato ed il risanamento del Monte Frumentario.

Bosco-di-Banzi-nel-1832

Poi nel 1917, a causa del richiamo alle armi di alcuni consiglieri, l’amministrazione decadde e subentrò la nomina del Commissario Prefettizio Luigi Matturri, il quale espletò il suo mandato dal 1917 al 1920, intervenendo con efficacia sul risanamento finanziario, eliminando gli abusi e i danni al patrimonio boschivo, realizzando la pavimentazione stradale e approntando il progetto per la costruzione di un edificio scolastico. Ma alla sua straordinaria amministrazione non mancheranno le feroci critiche e lamentele del Carnevale che denunciava quasi quotidianamente l’amministrazione verticistica e dirigistica del Commissario. Sia il Carnevale che il Matturri (il primo nel 1912 ed il secondo nel 1920) daranno alla stampa una particolareggiata ed appassionata esposizione delle proprie ragioni. Il secondo decennio di vita del comune fu contraddistinto dallo svolgimento della prima guerra mondiale. Appena dopo un anno e mezzo di guerra si registrarono 10 giovani caduti. Alla fine della guerra saranno 29 i caduti di Banzi. Ma il maggior tributo di vite si verificò nel 1918 con la diffusione della influenza «spagnola» che a Banzi causò 107 vittime. A livello economico la guerra provocò una carenza di manodopera in agricoltura alla quale si sopperì con l’utilizzo di prigionieri di guerra detenuti nel campo di concentramento di Altamura e che furono affidati ai proprietari secondo le loro richieste, ma molti di essi morirono in conseguenza della pandemia. Terminò così il primo ventennio del giovane comune di Banzi, che fu frazione del Comune di Genzano di Lucania dal 1812 al 1816, ma che aveva tre millenni di storia, poiché sul suo sito fin dall’VIII secolo a.C. viveva il popolo bantino, uno degli undici popoli dell’antica Lucania; che subì la romanizzazione assumendo il nome di Bantia e fu ricordato da Orazio sia per la sua immensa foresta che la circondava (…saltusquebantinos”) che per il FonsBandusiae. Sul suo sito nel Medioevo sarebbe sorto il primo e più antico monastero benedettino della regione, l’abbazia di Santa Maria ed agli inizi dell’Ottocento il primo agglomerato urbano, che ospitò Francesco Saverio Nitti quando ancora era un fanciullo.

Foto 1 = F. S. Nitti nel 1904

Foto 2 = Medaglia Società Agricola di Banzi 1885

Foto 3 = Bosco di Banzi nel 1832

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Sull' Autore

Michele Marotta

Sono un ex-dirigente scolastico in pensione, ma da tempo mi interesso di storia locale riguardante il mio paese di origine(Banzi) e i paesi del territorio (in particolare Genzano, Acerenza, Palazzo San Gervasio ecc). Ho scritto un libro sul brigante Gerardo De Felice, detto Ingiongiolo ("La storia del capo-brigante di Palmira in Basilicata", 2017). Sono curatore del sito web "asuddelmondo.com", su cui pubblico articolo su personaggi lucani.

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