Hanno ragione i promotori della petizione per un Parco nell’area della Cip Zoo, nel chiedere che almeno una risposta venga loro data. Se anche fosse uno solo, già si dovrebbe comunque rispondere con un si o con un no, figurarsi se è un quinto della popolazione della città a chiederlo. Lo dice uno che su quell’idea non è mai stato d’accordo sulla proposta, o meglio uno che ha espresso ed esprime dubbi seri sulla possibilità di portare avanti quella idea ,in quell’area. Il primo dubbio nasce dal fatto ch
e quel terreno non è un bene demaniale libero ma un bene patrimoniale della Regione, ( dopo le note vicende dell’Esab) costato qualcosa come 37 milioni di Euro e messo regolarmente a bilancio. Una cosa è procurarsi 37 milioni sugli investimenti, altra cosa è privarsi di un bene patrimoniale di questo valore. Il Comune di Potenza fece così nel 1983, quando donò il complesso Enaoli all’Università, togliendo dalla voce patrimonio ben 50 miliardi di lire. Dire che il dissesto è partito da lì è un po’ un azzardo, ma sicuramente e’ stato l’inizio di un attacco ai principi di un sano bilancio. Non va dimenticato che la Corte dei Conti è intervenuta pesantemente su operazioni di questo tipo, in tutti gli Enti, regione compresa , da quando le sue competenze si sono allargate anche alla vigilanza sulla corretta gestione di questa Istituzione. La storia dei derivati fa testo, come fa testo il rinvio per riesame del bilancio consuntivo 2015. Ai costi di un terreno dall’alto valore di mercato ci sono poi da aggiungere i costi della caratterizzazione del terreno, uno dei più massacrati sul piano ambientale se è vero come dicono che sono stati interrati residui di macellazione, ed i costi dello smantellamento dell’impianto di macellazione. Insomma una barca di soldi.
Altra cosa è dire che un parco degno di questo nome, magari più ampio della stessa area ex Cip Zoo, deve farsi, perché una città che è naturalmente piena di verde non ha più un posto dove passeggiare lontano dai rumori, lontano dai fumi e lontano dal traffico. Di zone ce ne sono, la prima della quale è il parco Sant’Antonio La macchia, non esposto ai venti, abbastanza riparato e con una estensione che, a cominciare dai vigili del fuoco fino ad andare cento metri oltre la chiesa, presenta una superficie almeno pari a quella che si vorrebbe utilizzare in piena zona industriale e commerciale, dove il terreno vale quanto pesa. Altra zona di possibile utilizzazione è l’ampia radura sotto varco d’Izzo, una zona splendida per chi conosce il più bel verde di Potenza. Si potrebbe continuare la passeggiata fluviale da Betlemme fino a questa zona in maniera da allacciarla funzionalmente ad un unico anello che dal lato nord arriva fino al nodo complesso e dal lato sud arriva fino all’attuale depuratore del Consorzio industriale. Insomma la mia tesi è che Potenza può chiedere un investimento straordinario con una riprogettazione dei Fondi, ma difficilmente può deciderne la localizzazione del parco in un territorio dall’alto valore commerciale e soggetto ai vincoli della corretta contabilità. Se è questo il motivo lo si dica. Se ce ne sono altri, li si elenchi. Se non ce ne sono, meglio ancora, allora si accolga questa richiesta di una parte cospicua della comunità cittadina.ROCCO ROSA
CIP ZOO , SI RISCHIA IL PARCO PIU’ CARO AL MONDO
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