2018 INVESTIMENTI REGIONALI -18%. IL CONTO DI UN ANNO TURBOLENTO

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Le spese di investimento pubblico secondo i dati dei Conti Pubblici Territoriali

RICCARDO ACHILLI economista

 

 

Se non riparte un ciclo di investimenti pubblici, il Sud, stante anche il blocco del credito bancario e la scarsa capacità di autofinanziamento del settore privato, non potrà ritrovare un ciclo di crescita soddisfacente. I dati sulla spesa in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche, anticipati dai dati dei Conti Pubblici Territoriali a tutto il 2018, aprono scenari analitici interessanti, anche per il prossimo futuro.

Va innanzitutto detto che la spesa pubblica in conto capitale include le spese per investimenti, sia diretti che indiretti (attuati questi ultimi mediante assegnazioni di fondi ad altri soggetti) nonché le spese per l’acquisizione di partecipazioni, azioni, per conferimenti e per concessioni di crediti per finalità produttive. Esse rappresentano, in definitiva, il contributo che lo Stato dà alla formazione del capitale produttivo del territorio in cui si applicano.

Detta tipologia di spesa può essere erogata da tutte le Amministrazioni Pubbliche, siano esse centrali, regionali o locali. Queste ultime due categorie sono quelle più direttamente coinvolte nello sviluppo del loro territorio di competenza, e di fatto concentrano l’80% della spesa in conto capitale totale, per cui si può dire che determinano l’andamento generale di tale aggregato.

Iniziando dal livello più basso, ovvero quello dei Comuni, nel 2018 la spesa in conto capitale di tali Amministrazioni cresce, su base annua ed a livello complessivo nazionale, dell’1,3%, come effetto di una maggiore spesa per investimenti (+1,4%), che compensa la riduzione della spesa per partecipazioni societarie e trasferimenti (-1,7%), anche in ragione del taglio alla proprietà pubblica di società in-house imposto dalle nuove normative in materia di spending review. A livello di spesa delle Regioni, nel 2018 essa cresce del 21,3% su base nazionale e rispetto al 2017, anche grazie all’accelerazione dell’attuazione di programmi operativi regionali del ciclo 2014-2020, che hanno impresso una impennata alla spesa pubblica per investimenti (+9,8% fra 2017 e 2018).

Il Mezzogiorno, in tale scenario nazionale, tende ad arrancare: la spesa in conto capitale delle Amministrazioni comunali meridionali, infatti, cala del 6,5% per la componente comunale, e cresce solo del 9% (ben al di sotto del 21,3% italiano) per quella regionale, soprattutto, a causa della forte contrazione della spesa per trasferimenti, conseguente ai numerosi tagli operati dalle leggi di bilancio regionali rispetto ai fondi trasferiti ai Comuni (il che, a cascata, determina la già rammentata contrazione degli investimenti dei Comuni del Sud).

La Basilicata, in questo quadro, accusa una dinamica persino peggiore rispetto a quella del resto del Sud: la spesa in conto capitale dei Comuni lucani diminuisce, in un anno, del 21%, a fronte del già evidenziato -6,5% meridionale, come effetto di un pesante taglio ai trasferimenti (-45,3%) motivato dallo stato di difficoltà finanziaria, se non di dissesto, di molte amministrazioni locali lucane. La Regione, inoltre, non ha esercitato alcun ruolo compensativo: anche la spesa in conto capitale regionale scende del 12,1% (mentre, come si ricorderà, essa è cresciuta del 9% per l’insieme delle Regioni meridionali) come effetto, purtroppo, di un tracollo degli investimenti pubblici transitanti per il bilancio regionale (-59,8% in un anno). La spesa per trasferimenti della Regione, dal canto suo, aumenta del 13%, anche in questo caso in controtendenza rispetto alla diminuzione portata da casa dagli altri governatori del Sud nel corso del 2018.

Il caso lucano, almeno stando ai dati dell’Agenzia della Coesione Territoriale, è quindi particolarmente critico: i Comuni, in stato di dissesto o semi-dissesto (e, nel caso dei comuni dell’area estrattiva, a causa del rallentamento dell’incasso delle royalties dovuto a ben noti fatti di cronaca che hanno coinvolto il Cova), tagliano a man bassa trasferimenti e partecipazioni azionarie nelle aziende municipalizzate, che in alcuni casi sono scatole vuote, ma in altri esercitano un servizio essenziale per le popolazioni. La Regione non riesce ad imprimere una dinamica favorevole alla spesa a valere sui Programmi operativi FESR, FSE e FEASR e sul Fondo Sviluppo e Coesione nazionale. Gli investimenti della Regione Basilicata diminuiscono, infatti, del 18% in un anno.  D’altro canto, in controtendenza rispetto ai risparmi ottenuti a livello nazionale, la spesa per trasferimenti, complice anche una certa lentezza nel processo di riordino degli enti ed aziende strumentali della Regione, aumenta.

Nel quadro di un Sud che fatica ad avviare un ciclo di spesa produttiva consistente, in grado di recuperare almeno una parte del gap di sviluppo con il Centro Nord (che, stanti i dati appena analizzati, non potrà che ampliarsi ulteriormente nel prossimo futuro) la Basilicata presenta un tessuto amministrativo e di governance pubblica territoriale particolarmente lacerato, improduttivo, caratterizzato da inerzia. Anche per questo motivo, c’è stato un epocale ribaltone alle elezioni regionali ed a quelle del capoluogo. La nuova guida politica di destra a via Verrastro ed a piazza Matteotti, prima di pensare ad una riduzione del carico fiscale, poco efficace in regioni povere, con basi imponibili modeste, come la Lucania, deve prioritariamente riattivare un ciclo di investimenti pubblici virtuosi, sbloccando l’inerzia o la paralisi degli strumenti programmatici a propria disposizione. Altrimenti il declino sarà inarrestabile.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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