
TERESA LETTIERI
Siamo il popolo del selfie. Nessuna scoperta di rilievo, è vero. Il selfie è diventato parte integrante della giornata e viene utilizzato più o meno intensamente, maldestramente, stupidamente, opportunamente e strategicamente da tutti o quasi. Il discrimine con la fotografia nata per immortalare un paesaggio, un piatto, un avvenimento (roba quasi anacronistica o da collezionisti ) consiste nell’autoriproduzione della propria immagine da smania compulsiva (rientra tra i disturbi diagnosticati). Ed è così impetuoso questo desiderio che le scenografie sono diventate davvero uniche e speciali. Toilettes, ad esempio, dall’autogrill alla salle de bain più prestigiosa, diventate sfondi di autoscatti praticati ormai a qualsiasi ora e davvero da chiunque. Gente comune o star di successo, almeno una volta, si è immortalata in una vasca da bagno, davanti lo specchio impreziosito dalla sagoma dello sciacquone riflesso e sulla tazza, alias pot de bain o bath pot. Insomma, la stanza di casa (o della dimora di passaggio) che meglio ci accoglie e ci sintetizza rimane il bagno, possibilmente mentre si svolgono le normali operazioni previste. Al diavolo la privacy che, si badi bene, diversamente va tutelata se ci scopriamo raffigurate in qualche servizio di Tele-Avvenire, di spalle leggermente rivolte verso la destra della telecamera che ha ripreso la punta del naso non perfettamente in asse con il rachide (sarebbe più facile risalire all’identità di una mummia egiziana), immaginando già un cospicuo risarcimento. Non meno significative le altre location, diciamocelo. Sulla pista da sci, in riva al mare, al ristorante, in ufficio, nel letto, in cucina, a teatro, in metro e durante lo shopping, qualsiasi posto è buono per fermare la nostra immagine con un click. Nei momenti di immensa generosità consentiamo al cane, al gatto, una o più amiche, fidanzate e mariti di dividere la scena cercando comunque di occupare il maggiore numero di pixels, tante volte il risultato finale non dovesse premiarci. Filtri e replay completano il quadro e da quel momento ciò che conta è solo il numero di likes. Certo, perché il bilancio di una giornata si decide con le unità, le decine e le centinaia ( le migliaia sono contese solo dalle star), come quando si scomponevano i numeri a scuola. In quel preciso momento si stabilisce se replicare il giorno dopo o lasciare l’autoscatto sperando di collezionare qualche cosettina in più dal ritardatario dell’ultima ora. Il commento al selfie porta con sé degli strascichi inevitabili. C’è chi osa con un commento gentile e affatto invasivo, chi si lancia in battute più che osservazioni e chi recita il Cantico delle Creature, tutto dipende anche da cosa effettivamente la foto restituisce (e spesso la taglia del reggiseno o il leggins dei principi azzurri, per non risultare sessista, innesca molto più di un aggettivo). L’apoteosi si sfiora quando, al supermercato o ad una presentazione letteraria, incontri quello/a con cui il contatto è limitato al social che, dinanzi a tutti, o elenca la successione numerica e geometrica dei selfie postati nelle ultime 48 ore, manco dovesse presentare una relazione al capoufficio, oppure dettaglia una delle apparizioni disquisendo sui particolari più inopportuni. Un dato tuttavia è evidente. Il popolo del selfie ha da ridire su quelli degli altri e spesso, così tanto da renderli virali. Chi ad esempio si è replicato in mutande, seduto sulla tazza o mentre poggia i piedi sul sedile del Frecciarossa ha da osservare ad esempio il selfie di Melania Trump che, per le festività natalizie e per la prima volta da first lady, si è “scattata” aggiungendo il cappellino natalizio, un’aureola di renne e qualche filtro che ne ha amplificato la bellezza (per essere bella è bella), adducendo l’inopportunità di una simile manifestazione. “Poco istituzionale” pare abbia tuonato il popolo del selfie politicamente corretto. Troppo distante dalla sobrietà della first precedente, poco consapevole del ruolo svolto per apparire così spiritosa in the world. Di certo le chiavi di lettura dell’autoscatto della modella ceca, che ha per marito l’attuale presidente degli Stati Uniti, sono diverse e assolutamente soggettive ma altrettanto discutibili, se non fosse per il fatto di assistere a scatti di personaggi altrettanto prestigiosi, ignari e nemmeno troppo, di apparire indecorosi e inadatti anche a piattaforme rupestri come i social attualmente in circolazione. Ve lo ricordate il fatto della trave e della pagliuzza? Ecco…occhio a dove e come vi selfate! E quando uscite come la regina delle nevi ricordatevi di Melania Trump! Salva almeno il …selfie!