
PATRIZIA BARRESE
Il selciato
neppure dalla fuliggine offuscato,
risuona squallido di tacchi e di fucili
mentre i corpi di Dio,
logori di fango e stenti,
trascinano il peso soffiato
di scarne ossa
sotto lo sguardo di un cielo
impedito ad urlare.

Nelle case vermiglie
la speranza annega nel costato,
neppure i brandelli di fiato
scaldano i rintocchi della luce,
le tavole, di sola polvere imbandita,
affollano corpi smunti
nutriti di addiaccio, lezzo e disperazione.

Ove i frustoli ammassi di vite
esalano l’ultimo strenuo respiro,
avvolti nel velenoso feto,
mai storia, occhi e ragione
possan lavar dalla memoria
questo calice di sangue versato.

Perchè mai Terra
non hai sprangato le fauci ardenti
divorando tale squarciante orrore…
e condannato alle fiamme vive,
non la sepoltura
di coloro privi di colpa,
ma “ di chi ha dato a patire
il calvario dell’Inferno
sulla pelle nuda! ”.

Di ogni lagrima che i volti han solcato
possano spuntar candidi fiori
e speranze di pace,
di ogni “numero” spirato
sian numerosi pensieri e preci,
neppure un Dio minore avrà pietà
di chi , con lucidità folle e insana,
ha arrecato al fratello stridore di denti.

Sui binari
logori di sofferenza,
ove lo sguardo si staglia
nel ricordo lontano,
in cui vita e morte eran stretti per mano,
nel silenzio urlante
giaccion fil di ferro, mattoni e macerie umane,
vibrano le anime ascose,
e le ali tarpate
volano alte dal dì al tramonto.
