Ditemi quello che volete, ma la costruzione del nuovo non ha spazio nel dibattito politico regionale. Nomi e solo nomi, si discute sul chi, non sul che cosa, quasi che il primo , arrivando a sedere a viale Verrastro, debba fare le magie e offrirci il giorno dopo il nuovo Eden. Eppure proprio l’esperienza nazionale di questi giorni dovrebbe indurre a lavorare sulle cose, per evitare che il nuovo, se arriva, non sia peggiore del vecchio. E dunque , chi ,come la stampa, ha il compito di dare voce alla opinione pubblica, dovrebbe mettere fieno in cascina dalla parte dell’interesse pubblico e pretendere chiarezza di impegno su problemi che sono vitali per questa regione. Così come qualche prova di esistenza in vita dovrebbero darla su questi temi i tanti intellettuali di questa terra, sempre fecondi a parlare di cose alte, e mai disposti ( salvo rare eccezioni) a sporcarsi le mani con la politica, intesa come servizio alla comunità e non come appartenenza ai partiti. Quale esercizio più nobile che quello di schierarsi dalla parte di chi combatte le discriminazione, gli abusi, le arroganze, la corruzione , il dispregio del bene pubblico. Invece silenzio aristocratico di chi non si affaccia a guardare dal balcone.
In un magistrale articolo pubblicato ieri su questo giornale, Riccardo Achilli, un economista, di cui la Giunta Pittella colpevolmente si è sbarazzato, parla di cambiare il modello produttivo, attraendo investimenti in settori innovativi ed avanzati, dove i salari sono più alti rispetto ai tradizionali settori di specializzazione produttiva del Meridione, con un vincolo specifico di assunzione di giovani laureati meridionali. Dice in sostanza che ci vuole una nuova politica industriale , al posto di quella che ha privilegiato nel Sud industrie senza futuro, scarti di lavorazione che avvengono al Nord o settori fortemente inquinanti, quali l’industria del vento e il ciclo dei rifiuti. Ebbene , vogliamo dire qualcosa su come arrivare a questo obiettivo? Vogliamo inventarci accordi di programma con le grandi partecipate per l’allocazione di veri e propri distretti industriali, mettendoci magari tutti i soldi della regione in un grande accordo nazionale. Siamo capaci di uscire da una logica di incentivazione che guarda più alle persone che lo fanno che a quello che debbono fare? E possiamo continuare a mantenere senza una missione specifica, due consorzi industriali e una Basilicata sviluppo che ancora una volta è partita da finanziaria e finisce il suo percorso in una funzione imprecisata?.
E che facciamo sul petrolio? I candidati Governatori , molti dei quali sono spariti dalla scena pubblica dopo una fugace passerella iniziale, vogliono esprimersi su come affrontare la questione delle nuove trivellazioni e su come rinegoziare i rapporti esistenti? Vogliono dirci se c’è posto per una trattativa sul ristoro ambientale che punti sul lavoro ai giovani, su nuove attività ecologicamente pulite, come pure l’Eni sta facendo in altre parti d’Italia, dimenticando clamorosamente che qui ci sono i suoi pozzi principali?
E che facciamo con la pubblica Amministrazione?: vogliono dirci come riorganizzare i Dipartimenti, come razionalizzare gli enti, come dare un impianto più produttivo alla miriade di attività, come e in quale maniera procedere ad una informatizzazione spinta della macchina amministrativa, ad una semplificazione di tutte le procedure, alla istituzione di nuclei ispettivi capaci di verificare il funzionamento dei servizi all’utenza e di proporne il miglioramento?
Insomma, possibile che la politica sia solo smontare e rimontare , in un ciclo perpetuo nel quale a pagare sono sempre e solo i cittadini? Possibile che non si possa essere chiamati a scegliere su un programma dettagliato di otto/ dieci punti che siano inquadrati perfettamente dal punto di vista dell’analisi e delle soluzioni. A scatola chiusa non vogliamo più giocare. Di sorprese ne abbiamo avute troppe. Rocco Rosa