Si avvia a conclusione la stagione balneare e ,per la Basilicata, c’è da tirare un sospiro di sollievo per come è andata. Non al top ovviamente, ma con un risultato generalmente superiore alle aspettative, così da far commentare ai più che quest’anno non è andato perso. Si va invece perdendo tempo sulla loro vertenza e lo si fa con mille espedienti burocratici, chi trasformandosi in difensore della legislazione europea, chi aspettando che arrivi il panierino da Roma o peggio il cucchiaino per imboccarlo su quello che deve fare. La vicenda ormai la conoscono anche le pietre. E’ uscita una legge che , in risposta alla direttiva Bolkestein che obbligava gli Stati membri a mettere a gara ogni tipo di concessione, prevedeva ( la 145, del 2018) di prorogare per quindici anni ( fino al 2033) le concessioni vigenti.
Questo, sia per non danneggiare chi aveva fatto investimenti e si ritrovava da un giorno all’altro espropriato di un diritto concessorio, sia per uniformare il comportamento con quello tenuto da altri Stati, la Spagna innanzitutto, che quella moratoria di quindici anni se l’era già data. Poiché l’applicazione della legge 145 aveva suscitato qualche perplessità interpretativa, il Governo ha pensato bene di fissare il diritto dei concessionari a fruire della stabilizzazione del titolo per quindici anni. E lo ha fatto con il decreto di Agosto che è stato convertito in legge. Sembrava tutto ok, ma per la Basilicata , dove ogni burocrate si crede un Padreterno, ci sono ancora cose che non vanno e non si muove foglia per il semplice fatto che il dirigente al Demanio non intende firmare la delibera di concessione. Ora, un fatto è il diritto di quelle persone a fruire di quella legge, e cioè a prendere la titolarità di una concessione a quindici anni, altra cosa sono i problemi legati alla regolamentazione di questa concessione , regolamentazione che da due anni doveva essere emanata e ancora non si vede all’orizzonte. La domanda ingenua è: se queste persone hanno diritto a vedersi consegnato un titolo, si può mettere in mora un dirigente che questo diritto non vuole riconoscerlo? Può la Giunta avocare a sé la decisione. Può un direttore generale della giunta assumersi la responsabilità di applicare una legge dello Stato? Ovvero, si può trasferire quell’Ufficio ad un Diverso Dipartimento, come negli anni passati, quando era ancorato al turismo?. In Commissione regionale sono arrivate critiche da tutte le parti al comportamento del Dirigente in questione: Ebbene , possono dei legislatori regionali normare in via provvisoria l’applicazione di quella legge, chiedendo che entro tre mesi venga definito il piano dei lidi e ancorando all’approvazione del piano la formale concessione pluriennale?. Oppure c’è da prestare attenzione alle dicerie secondo cui il vero fine di questa manfrina è arrivare alle aste, magari per favorire qualche pezzo grosso del settore? Se fosse così, sarebbe una scelta folle, per il semplice fatto che sarebbe come accendere una miccia sotto un barile di dinamite. Rocco Rosa
in copertina, lido si scanzano, foto sopra lido di Fiumicello maratea