LA COSANGELES DI PARIDE LEPORACE: TRA NARRAZIONE, MITO, CINEMA E REALTÀ

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

 

A volte il Destino, anzi il Fato –  usiamo questo termine, perchè  il libro di cui parleremo è ambientato in una gran bella porzione di Italia che fu anche greco bizantina – ci mette lo zampino e può capitare  che si può giocare con luoghi e  nomi con assonanze similari,  quindi se l’America fu scoperta da un italiano ed ebbe il nome da un italiano – si può giocare come fa Paride Leporace mescolando Mediterraneo e Atlantico, Vecchio Continente e Nuovo Mondo e con le parole, crea una geografia immaginaria. Paride Leporace, sopraffina penna e creativa ci riesce benissimo: Cosangeles si trova in Calbriornia a trenta chilometri da San Francisco di Paola, che mi ricorda Francesco Guccini  che scherzosamente diceva nella presentazione della canzone  Statale 17 dell’album con i Nomadi che “gli americani ci fregano con la lingua”  e spiegava “No, che allora, per esempio, si c’erano dei libri che si chiamavano “Sulla strada di Kerouac”, che erano bellissimi e tutti a fare l’autostop… era molto bello letto in Italiano però con i nomi americani. Quella sera partimmo John, Dean e io sulla vecchia Pontiac del ’55 del babbo di Dean e facemmo tutta una tirata da Omaha a Tucson” ma  in realtà voleva dire  “quella sera partimmo sulla vecchia millecento del babbo di Giuseppe e facemmo tutta una tirata da Piumazzo a Sant’Anna Pelago” . Paride dell’enotrio  Cerisano, bel paese del Cosentino, già feudo di Valerio Telesio, fratello dell’immenso filosofo Bernardino con “Cosangeles” edito dalla Luigi Pellegrini editore, va oltre questo scherzoso slang americanizzato e fa comprendere quanto con l’italiano si può artisticamente giocare, in una amalgama senza confini di lemmi, in una giostra  modi di dire, giochi di parole assonanze senza confini. I racconti di Cosangeles, che spaziano da Cosenza a Roma, con un occhio fantasioso ma non troppo ai miti del Cinema a Stelle e strisce, è una prosa dalle tinte oniriche che descrivono con un pizzico di surrealismo una Calabria indefinita dei suoi confini. Soprattutto è un libro di racconti che si fa leggere, rileggere e Leporace da buona edipica Sfinge letteraria o Joker burlone dei primi telefilm di Batman fa indovinelli, gioca con metafore e lemmi, fa riferimenti che costringe divertendo il lettore a risolvere indovinelli, figure retoriche, riferimenti storici o anche mitologici di oggi e del passato. Di questo parliamo con lui. P.S. Per chi non conoscesse Paride Leporace oltre a scrittore e intellettuale, è anche giornalista di razza, attualmente responsabile dell’edizione digitale del Quotidiano del Sud   -tra le esperienze caporedattore centrale del Quotidiano della Calabria, fondatore e direttore di Calabria Ora e direttore del Quotidiano della Basilicata) ed è stato direttore e fondatore della Lucana Film Commission

Il tuo libro per me è stato un Giano Bifronte: agile nella sua leggerezza calviniana e allo stesso tempo un rebus con indovinelli, giochi di figure, analogie a cercare personaggi reali con le tue finzioni, periodi storici, anche quelli che ricordo come miei e la rivalutazione di personaggi come Nicola Misasi, che non conoscevo ma che ho scoperto.

«Mi gratifichi molto con la tua analisi. Assegnarmi il lato leggero di Calvino mi onora e mi fa capire di non essere stato troppo pesante. Osservo che Cosangeles piace e si legge in fretta, a volte di un fiato. Soddisfa gusti più raffinati e anche chi legge due libri l’anno. Poi far conoscere letterati oggi dimenticati come Nicola Misasi, ben valutato da Francesco De Sanctis per essere una sorta di Byron meridionale, mi restituisce l’orgoglio della divulgazione».

Topoi… Itaca e la Calabria osca dei Bruzii e poi greco-bizantina; Cosenza che guarda al Tirreno e Los Angeles che guarda al Pacifico. Poi la sintesi: Cosangels. Quanta fantasia in questa realtà?

«In esergo al libro ho citato il celebre distico filmico di Francesco Rosi adoperato per “Le mani sulla città”: “I fatti qui narrati sono immaginari. E’ autentica la realtà sociale e ambientale che li ha prodotti”. Cosangeles non è un opera civile di denuncia. Ma il metodo narrativo che ho scelto viene da quella riflessione estetica cinematografica».

 

 Cinema e ancora cinema.. Si parte già dal primo racconto con Jo Pinter e giochi con una miscellanea che va (dal sardo) con la morfologia di uno scandinavo Amedeo Nazzari a Paolo Villaggio e Ornella Muti. Dalla Hollywood di James Dean e Steve Mc Queen alla murgia di  Matera con The Passion di Mel Gibson. Domanda che sembra banale ma non lo è: quanto ha contato il cinema per te, anzi per il giovane Leporace.

«Il giovane Leporace, anzi il bambino Paride, ha iniziato subito ad andare al cinema vedendo “Per un pugno di dollari” e “Il dottor Zivago”. Per lunghi anni sono andato ogni giorno al cinema. Ho affrontato la vita come un film. E forse come ha scritto Roland Barthes, anch’io mi sono lasciato affascinare come se avessi due corpi nello stesso tempo. Il corpo narcisistico che guarda l’immagine insieme a quello che coltiva il feticismo per il buio della sala, la massa informe dei corpi davanti allo schermo, l’entrata, l’uscita, la persa nube del fumo delle sigarette, la maschera, il venditore di taralli e gassose».

Anni 80: festa punk a Cosenza

Il Capodanno del 2000 a Cosenza, con un immenso Battiato e frutto dell’idea dell’allora Giacomo Mancini, uno di quei grandi socialisti libertari. Un concerto che ricordi in una miscellanea di musica, riferimenti letterali e anche politica, il movimentismo dei tuoi anni con spruzzi di quella sinistra storica del Pci e Psi e perché no le contestazioni del 68, in una Roma un po’ felliniana, un po’ pasoliniana e un po’ fricchettona. La politica diventa mito nei tuoi racconti. Ci credi ancora?

Fred Scotti

«Turati disse che chi nasce incendiario muore pompiere. Non so se sia il mio caso, forse sì. Tra le mie poche certezze c’è che sono un socialista senza partito e un meridionalista senza chiesa di riferimento. Coltivo molto il dubbio e alcune profonde convinzioni della mia parte politica spesso mi lasciano perplesso. Mi sento come quel personaggio di Scola che dice: “Volevamo cambiare il mondo, il mondo ha cambiato noi»-

Fred Scotti, come nasce questo personaggio tra le Calabrie e il “Giro”? Non tutti amano scriverne in racconti…

«Un personaggio realmente esistito della mia città. Un antesignano dei neomelodici gomorristi ed epigono provinciale della guapperia musicale napoletana. Il destino tragico nella morte che arriva a vera notorietà internazionale a distanza di anni per gli strani effetti della globalizzazione. Un buon intreccio per la trama di un racconto utile ad analizzare anche le complessità della ‘ndrangheta nelle sue diverse articolazioni storiche e territoriali».

 

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