CAIATA O IL GRUPPO SBM DI LAURO?

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rocco sabatella

Se si commissionasse in questo momento un sondaggio tra i tifosi e in generale tra gli sportivi di Potenza su chi preferirebbero alla guida del Potenza, se ancora il presidente Caiata o un gruppo extraregionale in generale o la società SBM in questo momento, il risultato sarebbe scontato: ossia una maggioranza bulgara a favore del protagonista degli ultimi quattro anni della storia calcistica del Potenza.  Questo ovviamente sul piano dei desideri di chi, appunto la maggioranza, ha apprezzato il lavoro di Caiata come patron del Potenza. Ma sul piano concreto la situazione in questo momento non si può risolvere solo con i desiderata. Perché sul tavolo ci sono argomenti molto più importanti e decisivi che possono far pendere la bilancia da un lato o dall’altro. E senza troppi giri di parole gli argomenti determinanti sono, come al solito, quelli esclusivamente economici. Lungi da noi fare dichiarazioni di preferenza verso chiunque voglia essere al timone della gloriosa società calcistica del capoluogo, come hanno fatto altri osservatori delle questioni rossoblù: e questo non perché non abbiamo apprezzato o non apprezziamo quello che il presidente Caiata ha fatto come presidente nei quattro campionati, uno di serie D e 3 di serie C. Sia sotto l’aspetto dell’oculata gestione economica del club e sia sulle scelte squisitamente tecniche fatte dal torneo di serie D stravinto ai tre di serie C con un quinto e un quarto posto e addirittura l’aver sfiorato la possibilità di avvinarsi alla serie B, possibilità sfumata, come tutti amaramente ricordano, a causa di un rigore fallito da Franca contro la Reggiana. Non è e non è stato mai nostro costume, da quando seguiamo le sorti del Potenza, fare i conti in tasca a nessuno. Ossia arrivare a pretendere più che augurarsi, giusto per fare un esempio calzante, che Caiata continui a fare sacrifici economici per rimanere a guidare il Potenza. Queste sono valutazioni che esulano dalla nostra competenza e che spettano solo a chi vuole impegnarsi nel guidare una società di calcio. Chi fa il tifo perché le società calcistiche siano possedute e guidate da soggetti imprenditoriali autoctoni sfonda una porta aperta. Ma purtroppo le cose, da un po’ di tempo a questa parte, vanno in maniera diversa. E sono tanti gli esempi. Milan, Fiorentina, Roma, Inter,  Parma, Spezia hanno proprietà straniere e il padrone della Sampdoria Ferrero non ci pare che sia nato a Genova. Ma anche tra serie B e serie C ci sono molte società che non hanno proprietà sorte nel proprio luogo di residenza. Questo per dire che le società sopra citate avrebbero incontrato notevoli problemi a sopravvivere se la loro intenzione fosse stata solo quella di cercare acquirenti di Milano, Firenze, Roma e cosi via. Sono discorsi idealisti che cozzano contro la dura realtà. Come nel caso del Potenza. Ossia che se Caiata e la cordata di imprenditori della nostra città che sembrano intenzionati a supportalo economicamente riusciranno a trovare la quadratura del cerchio per far rimanere il Potenza in mani autoctone, tanto di guadagnato e tutti contenti.  Ma se ciò non fosse possibile, che cosa si dovrebbe fare? Fare fallire il Potenza pur di non farlo finire in mani di gente che non è del capoluogo? E allora la stessa cosa sarebbe dovuta succedere quando il salernitano Donnarumma comprò il Potenza e più di recente prima  Notaristefani di Martina Franca e poi il duo di Cava dei Tirreni Vangone e Vertolomo hanno avuto la possibilità di diventare proprietari del Potenza. Senza che nessun tifoso, giustamente, si scandalizzasse o fosse più favorevole a far finire la storia del club solo perchè i citati personaggi non erano nati a Potenza. Chi la pensa in questo modo è davvero fuori dal mondo. E quello che sta succedendo a Potenza ne è la dimostrazione. Ossia che un gruppo imprenditoriale extraregionale potrebbe diventare il nuovo proprietario del club rossoblù. Come era ormai noto da diversi giorni nonostante le smentite del caso, lunedi scorso la Sbm ha presentato al Potenza calcio la sua proposta di acquisto e attende una risposta dal presidente Caiata e dai suoi soci entro una settimana. Ovviamente non si conoscono le cifre di questa operazione che il patron Caiata e i suoi soci dovranno studiare con molta attenzione non trascurando la possibilità di non accettare la proposta Sbm e di continuare il cammino alla guida del Potenza. Sono decisioni che, considerando i soldi che girano intorno alla trattativa sia nel caso di cessione e sia che il cambio di proprietà non avvenga, spettano esclusivamente a chi detiene in questo momento il controllo del pacchetto azionario della società rossoblù. L’unica notizia certa, non potendo prevedere quale sarà lo sbocco della trattativa iniziata lunedi scorso, riguarda il vice presidente Fontana che, come andiamo ripetendo da tempo, si appresta ufficialmente a uscire dal gruppo dei soci del Potenza. Perché non ha più intenzione di proseguire a fare il dirigente calcistico e anche perché molto convinto sia della bontà del progetto sportivo della Sbm per il Potenza che della proposta di acquisto formulata lunedi scorso. Tra l’altro la Sbm, oltre a voler diventare proprietaria al cento per cento del Potenza, ha iniziato da diverso tempo anche una interlocuzione con l’amministrazione comunale del capoluogo per verificare in primis la possibilità di poter costruire uno stadio nuovo su un’area che dovrà indicare il Comune e in subordine anche di partecipare al bando per la ristrutturazione del Viviani. E a proposito del comune, c’è da dire che sembra arrivata fuori tempo massimo la dichiarazione del sindaco Guarente di augurarsi che il presidente Caiata rimanga alla guida del Potenza. Nel senso che sicuramente il presidente Caiata avrebbe preferito che questo intento, unito ad un’azione più concreta ed efficace verso la Regione Basilicata per la questione Cip Zoo, si fosse appalesato un anno e mezzo fa quando Caiata aveva fatto preparare il progetto per il nuovo stadio e aveva trovato anche i finanziatori dell’opera. Allo scopo, non solo di dotare la città capoluogo di una struttura sportiva di primo piano, ma anche di essere pronto ad innalzare la competitività e le ambizioni del Potenza per portarlo più in alto di categoria. Fino al 26 giugno prossimo, quando bisognerà effettuare l’iscrizione al nuovo campionato di serie C , c’è tutto il tempo necessario per arrivare ad una conclusione definitiva della trattativa con la Sbm. O in un senso o nell’altro. Soprattutto se viene rispettato il termine dei sette giorni per la risposta di Caiata. Una cosa la dobbiamo dire con chiarezza ed estrema franchezza: non ci convince per nulla il fatto che la società Sbm che ha sede a Milano subordini l’acquisto della società sportiva Potenza Calcio alla certezza di avere dal Comune tutte le autorizzazioni necessarie per la ristrutturazione del Viviani. Con i tempi lenti della burocrazia per rilasciare le autorizzazioni, il rischio concreto è di andare oltre il 26 giugno senza avere la certezza di sapere chi tra la vecchia e l’eventuale nuova proprietà debba avere l’onere di procedere all’iscrizione del Potenza al campionato. Per noi l’aspetto sportivo della vicenda, ossia il desiderio di voler venire a fare calcio nella nostra città, deve essere prioritario ed esclusivo. Senza condizionamenti di nessun genere e non preoccupandosi di quando arriveranno le autorizzazioni per il Viviani. Un altro campo per giocare si trova sempre.  A patto che vi sia la passione per quello che succede sul rettangolo verde.

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